Maturità 2022, più di 1 su 2 non ha concluso il ‘900 a scuola. Attualità? Si naviga in alto mare

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esame di stato maturità

A meno di un mese dall’inizio dell’esame di Stato 2022 gli studenti devono ancora fare i conti con dubbi e incertezze. Infatti, arrivati ormai alla vigilia della fine dell’anno scolastico, c’è chi ancora deve terminare i programmi di studio delle principali materie, con i professori intenzionati a far lezione fino all’ultimo giorno utile per recuperare terreno sugli argomenti in sospeso.

Una problematica che rischia di creare non pochi grattacapi ai maturandi, e che si ripercuote direttamente sul loro stato d’animo in vista dell’esame. Questo è quanto emerge da un recente sondaggio condotto dal portale Skuola.net che ha visto l’adesione di 1.500 studenti prossimi alla Maturità. Che, in alcuni casi, sono costretti a sopperire alle mancanze degli insegnanti, andando ad approfondire per conto proprio ciò che non è stato affrontato in classe: ad affermarlo sono 4 su 10.

Un aspetto di non poco conto, visto che il 2022 è l’anno che vedrà il ritorno degli scritti. Se la seconda prova, redatta dai docenti di ogni istituto, terrà conto di eventuali ritardi e lacune, la prima prova potrebbe non essere altrettanto indulgente: le tracce di italiano sono preparate a livello centrale dal Ministero dell’Istruzione e quindi poco “personalizzabili” su quanto affrontato effettivamente con i propri docenti. Storia e italiano sono le materie che, su tutte, danno la dimensione del fenomeno. Anche perché comuni a tutti i percorsi di studi. E’ vero che il panorama di argomenti di queste materie è molto vasto, ma è altrettanto vero che in ogni ciclo di studi si riparte sempre dall’origine.

Questo vuol dire che, alla resa dei conti, la storia e la letteratura dalla Seconda Guerra Mondiale in poi rischiano di restare ignorati: solo il 26% dei rispondenti, ormai agli sgoccioli dell’anno scolastico, dichiara di aver concluso il programma di storia e di essere addirittura in fase di ripasso. Altri, almeno a parole, si definiscono a buon punto (22%). Ma per più della metà dei maturandi, la seconda metà del Novecento probabilmente non sarà trattata, se non a volo d’uccello. A fine maggio, chi è in procinto di terminare il capitolo della Seconda Guerra Mondiale è il 22%, a cui si aggiunge anche un 25% che dichiara di navigare ancora in alto mare, trovandosi nel periodo di intervallo tra le due Guerre Mondiali. Un 5%, addirittura, non ha ancora neanche studiato la Grande Guerra.

Va un po’ meglio con la letteratura italiana, dove circa 1 studente su 3 ha terminato il programma previsto dai docenti e ha già iniziato con il ripasso in classe, e un buon 26%, alle prese con la letteratura del secondo ‘900, è ormai prossimo al raggiungimento dell’obiettivo. Ma anche qui non mancano le perplessità: quasi la metà ha perso la speranza di riuscire ad affrontare tutti gli argomenti in aula. Tra loro, quasi un terzo (31%) è ancora fermo agli autori della prima metà del ’900, mentre il 10% rivela di aver appena iniziato a studiare il secolo scorso.

Per quanto riguarda le altre materie coinvolte nell’esame, gli studenti si dicono più tranquilli se si parla delle discipline caratterizzanti l’indirizzo di studio. Alcune di queste saranno infatti oggetto della seconda prova, motivo per cui i docenti devono aver premuto sull’acceleratore per preparare al meglio gli alunni. Il 39% dei partecipanti al sondaggio afferma, infatti, di aver concluso il programma e di essere già in fase di ripasso. Così come un altro 33% dichiara di aver “quasi finito il programma”. Chi se non la passa bene è quel 22% che dice di essere più o meno a metà del programma ipotizzato dai docenti: difficile che riesca a terminarlo in appena due settimane di attività. Sull’orlo del baratro il 6%, che definisce “pessimo” lo stato di avanzamento nelle materie principali del suo corso di studi.

Nonostante figuri tra le discipline del colloquio orale, anche l’Educazione Civica paga ancora il prezzo di una scarsa considerazione. Solo 1 studente su 3 rivela infatti di aver affrontato l’insegnamento come si deve, cioè spaziando tra le numerose tematiche. Mentre, invece, più della metà degli intervistati (54%) giudica “discreta” la propria preparazione, ma solo su quei pochi argomenti trattati. Infine, c’è un 15% che, complice forse il poco tempo e i continui disagi dovuti alla pandemia, non ne ha proprio parlato in classe.

Stando così le cose, è lecito ipotizzare che, nello svolgimento della prima prova, la maggioranza dei maturandi opterà per il tema d’attualità. D’altronde, la pandemia prima e lo scoppio della guerra poi, sono stati argomenti che hanno paralizzato il dibattito pubblico. Sarà stato lo stesso nel “microcosmo scolastico”? Non del tutto. Solo il 35% ha svelato di discutere spesso di argomenti di attualità, mentre il 49% afferma di averlo fatto, sì, ma raramente. Tuttavia, focalizzandoci sui principali fatti degli ultimi tempi, oltre la metà degli studenti (54%) ha affrontato spesso il tema della guerra in Ucraina, con una buona parte che in alcuni casi ne ha comunque discusso (37%), seppur con meno frequenza .

Una situazione simile si riscontra anche per l’altro grande caso di questi ultimi due anni: la pandemia da Covid19. Più che normale, vista anche la portata dell’impatto del virus sulla nostra società che, tra le altre cose, ha danneggiato fortemente proprio il sistema scolastico. Non stupisce, quindi, che il 51% degli studenti ne abbia parlato spesso in classe con i propri insegnanti. Ma c’è anche chi, pur parlandone, non ha affrontato il tema sotto ogni aspetto, rivelando di averne discusso di rado: è stato così per il 36%. Poco male, considerando che c’è anche chi non è stato così fortunato: il 13% dei partecipanti al sondaggio non ha mai dibattuto della pandemia tra le mura scolastiche.

In generale, dunque, a tre settimane circa dall’esame, lo stato d’animo con cui gli studenti si apprestano a concludere l’esperienza scolastica non può essere dei migliori. Anche alla luce di quanto emerso finora, il 40% dei maturandi è infatti “abbastanza o molto” sfiduciato in vista delle prove, in preda alla paura di non farcela. Di contro, c’è un timido 12% che con positività guarda all’obiettivo finale, ammettendo di sentirsi molto fiducioso circa l’imminente performance e un 48% che si mostra più cauto, ma comunque abbastanza fiducioso circa la riuscita dell’esame.

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