Maturità 2022, il pedagogista Corsini: “Si è fatto un passo indietro. Gli si attribuisce troppa importanza. Ma l’esame non è un esempio di valutazione educativa” [INTERVISTA]

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Il Ministero ha deciso: l’esame di stato 2022 sarà composto da due prove scritte, una di italiano e una di indirizzo, e il colloquio. La decisione arriva al termine di un dibattito che dura da mesi che ha visto la spaccatura fra i fautori del ritorno agli scritti e chi invece, anche in considerazione della pandemia, avrebbe preferito evitare, anche in prospettiva di un restyling della maturità o addirittura la sua abolizione.

Ne abbiamo parlato con Cristiano Corsini, pedagogista dell’Università UniRoma3, che ad Orizzonte Scuola racconta il suo punto di vista sulle novità per la maturità 2022.

Cosa ne pensa della formula pensata dal Ministero per la maturità 2022?

Mi sembra che il Ministero abbia fatto delle scelte comprensibili, marcando un tentativo di ripristinare la normalità. Lo stesso Ministro Bianchi ha detto ‘torniamo alla normalità’. D’altra parte, però, molte delle critiche sono condivisibili.

In che senso?

Si torna un po’ indietro rispetto ad un’idea diversa di scuola. Non condivido le critiche sugli ultimi due anni, di chi dice che gli studenti non hanno appreso nulla a causa della pandemia. In realtà hanno appreso tantissimo. E per questo le scuole devono cercare di rappresentare queste esperienze. Sono scelte legittime, ma io penso che si faccia un passo indietro.

Perchè?

Si carica l’esame di stato di eccessive aspettative rispetto al modello di scuola. C’è una stagionalità della riflessione attorno all’esame di Stato. Ma bisogna capire che l’esame di Stato non deve essere usata come clava per cambiare la scuola. Non è un esempio di valutazione educativa ma tira le somme. Non è granché formativa. Non si diventa maturi in quel momento. E poi c’è questa idea che si debba insegnare per l’esame. Ed è questo che si riscontra nella stagionalità della polemiche.

Dunque, l’esame, dopo la pandemia deve essere rivisto o addirittura abolito?

No, l’esame di Stato va difeso, ma non può essere considerato il perché e il fine. Nella scuola ci si è convinti che si apprende e si insegna per l’esame. Ma è un errore. Gli si attribuisce troppa importanza e ha conseguenze negative.

Sul curriculum dello studente? In fondo è un tentativo di modernizzare l’esame

L’idea non è sbagliata. Il rischio è però di concepire il tutto in termini sbagliati. Io faccio queste esperienze così pesano sull’esame di Stato. Senza contare poi che ci sono le differenze fra le esperienze di apprendimento fra ragazzi, che crea iniquità. Quindi penso che il rischio è quello di burocratizzare delle esperienze che magari in partenza erano veramente formative. Ed è un peccato. La forma è importante ma non è solo questo che bisogna guardare. Anche qui, credo che stiamo chiedendo troppe cose a quest’esame.

Però la formula 2022 ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai fautori della prova scritta come imprescindibile

Anche qui, il tema si inserisce nel dibattito sulla stagionalità delle polemiche. Indubbiamente saper scrivere è fondamentale e quindi non c’è problema con il ritorno dello scritto, anzi. Ma non si può dire che non si sa scrivere perchè non c’è lo scritto all’esame. O non si può valutare. L’apprendimento della scrittura viene prima, l’esame è solo un momento. La scuola deve cambiare a prescindere e non puntando solo sull’esame di stato.

Maturità 2022, scarica BOZZA DI ORDINANZA: torna la prova scritta di italiano e la seconda di indirizzo. Poi il colloquio. Si parte il 22 giugno

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