Maturità 2022, gli studenti promuovono (con riserva) le modifiche all’esame. Ma 1 su 2 si dice sfiduciato

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Dopo la pubblicazione dell’ordinanza di Maturità dello scorso 14 marzo, Skuola.net ha raccolto le impressioni dei maturandi. Le scelte del Ministero sono state complessivamente “digerite”: 3 su 4 apprezzano la scelta di una prima prova a livello nazionale, ok per il 57% la seconda prova di istituto. Ma l’umore complessivo non è al massimo.

L’ordinanza sulla Maturità 2022 si è fatta attendere a lungo. Ma, alla fine, il tempo e i ripensamenti del Ministero sembrano aver raggiunto l’obiettivo: dopo le proteste di massa di qualche settimana fa, la formula d’esame definitiva riceve il “via libera” anche da buona parte dei ragazzi che la dovranno affrontare il prossimo giugno. Che, metabolizzata la riproposizione di una struttura molto simile a quella dell’epoca pre-pandemia, apprezzano gli sforzi per agevolare quanto più possibile il compito degli studenti. Va comunque sottolineato che si tratta di una promozione striminzita, visto che quelli che si dichiarano soddisfatti delle decisioni finali sono sì una maggioranza ma non assoluta.

E’ quanto segnala un sondaggio del portale Skuola.net, effettuato all’indomani dell’annuncio del MI, chiedendo il parere di 800 maturandi.

Le prove scritte

Uno dei passaggi più discussi dell’ordinanza è stato quello che vede il ritorno – dopo due anni di stop, causa Covid – delle prove scritte. In particolare la seconda, quella sulle materie d’indirizzo. Il Ministero, per stavolta, ha però stabilito che le tracce dello scritto di indirizzo vengano elaborate dai singoli istituti. Un fatto che trova l’approvazione del 57% dei maturandi. Anche se il 28% le avrebbe volute addirittura differenti per ogni classe, come prevedeva la prima stesura dell’ordinanza che regola l’esame. Il 15%, invece, le avrebbe fatte “nazionali”, uguali per tutti (circostanza peraltro mai considerata per l’esame di quest’anno).

Meno problemi, come prevedibile, con lo scritto d’Italiano. Sebbene qui le tracce (sette) saranno decise dal Ministero, quasi 3 maturandi su 4 sposano la scelta. Mentre il 27% anche in questo caso avrebbe lasciato la scrittura delle tracce ai propri docenti.

Colloquio

La conseguenza più immediata del ritorno degli scritti è il ripristino del colloquio orale tradizionale. Niente maxi-interrogazione, sparisce anche l’elaborato. Si trattava di una specie di tesina – ma guai a chiamarla così a detta dei ministri di turno – che negli esami 2020 e 2021 aveva surrogato la mancanza delle prove scritte, prevista per legge, e che i candidati dovevano preparare in anticipo e illustrare alla commissione il giorno dell’orale. Proprio su quest’ultimo punto c’è la spaccatura più forte tra i maturandi: oltre la metà (53%) avrebbe conservato l’elaborato anche quest’anno. Invece l’orale non potrà iniziare da un punto di partenza conosciuto, l’elaborato appunto, ma presenterà subito le sue incognite: i materiali preparati dai docenti come spunti per l’avvio del colloquio. Che, però, si confermano un po’ indigesti agli studenti: il 60% avrebbe approfittato della ristrutturazione dell’esame per togliere anche quelli.

Il punteggio

Maggior dibattito, ma senza particolari segni di malcontento, sul punteggio. Rispetto ai piani iniziali, che lo volevano ridimensionato, riprende quota il credito scolastico, ovvero la quota parte del voto finale (derivante dal rendimento dell’ultimo triennio delle superiori. Anziché riservargli al massimo 40 punti, come nella prima bozza di ordinanza e come previsto dalla legge, si potranno attribuire fino a 50 punti, praticamente metà voto di maturità: un parziale dietrofront applaudito dal 44% degli intervistati. Ma resta una fetta consistente di maturandi (42%) che è rimasta scontenta perché avrebbe voluto ancora più punti al curriculum scolastico; che era una delle richieste principali delle manifestazioni studentesche, che puntavano a ritornare ai 60 punti previsti nel 2020 e 2021. Appena il 14% avrebbe sbilanciato il voto sull’esame vero e proprio.

Stessa cosa per quanto riguarda gli altri passaggi “caldi” della Maturità 2022. Confrontando l’ordinanza ufficiale con le prime bozze circolate, si può osservare come il punteggio del secondo scritto scenda da massimo 15 a 10 punti. Se, infatti, per il 47% è stata una decisione saggia, il 43% avrebbe mantenuto la stessa valutazione per prima e seconda prova (per lo scritto d’Italiano restano 15 punti a disposizione delle commissioni). Qualche divisione, infine, anche sul punteggio dell’orale. Rispetto alle prime indicazioni, si sale da 20 a 25 punti, ma 1 maturando su 3 ne avrebbe voluti ancora di più.

Le sensazioni in vista dell’esame, ad ogni modo, non sono delle migliori. Le difficoltà del periodo si fanno sentire e, se il 22% si dice “sfiduciato” all’idea delle prove che lo attendono, un altro 23%, dopo le ultime news, sente di avere un atteggiamento meno positivo di prima. Complessivamente è circa la metà degli studenti a vivere la Maturità 2022 senza lo slancio che forse dovrebbe caratterizzare un momento tanto importante per il proprio percorso scolastico.

 

“L’ordinanza di Maturità è stata firmata nella sua forma definitiva proprio il giorno in cui cadevano i 100 giorni, il 14 marzo, data tradizionalmente fissata per l’inizio del countdown all’esame. Una sorta di “regalo” da parte del MI ai maturandi, che comunque aspettavano da tempo di avere informazioni definitive sullo svolgimento delle prove”, commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net. “Alcune notizie, tuttavia, erano già trapelate e l’effetto sorpresa, forse, già esaurito. Risale a più di un mese fa, infatti, l’annuncio del ritorno di un esame simile a quello pre-pandemia. Da allora a oggi sono stati fatti solo piccoli aggiustamenti. Ma la volontà di trovare un compromesso con le richieste degli studenti ha fatto sì che, complessivamente, la formula trovata da Bianchi sia stata sostanzialmente “digerita”, seppur rimanga qualche malumore. Infatti gli studenti non hanno ottenuto tutto quello che volevano quando sono scesi in piazza: se l’abolizione anche per quest’anno delle prove scritte era un bottino fin troppo ambizioso, almeno avrebbero voluto conservare il peso massimo garantito al curriculum scolastico nelle precedenti maturità in tempo di pandemia”.

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