Maturità 2020, una settimana al via: ancora incertezze sul nuovo maxi orale

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Skuola.net – Dal 17 giugno inizierà l’esame di maturità più tormentato degli ultimi anni o, forse, decenni.
I maturandi sono pronti a sedersi davanti alle commissioni?

Sembra di sì, ma rimane qualche “lacuna” sul funzionamento del colloquio, unica prova rimasta: il 10% pensa ancora di trovare le famose “buste”, ormai abolite; la stessa percentuale non sa che la commissione sarà interna, eccetto il presidente; il 16% ignora come sia composto il voto.
Della Maturità 2020 se n’è parlato così tanto negli ultimi due mesi che, ormai, anche il più minimo dettaglio sull’inedito maxi-orale dovrebbe essere chiaro a chi ne sarà coinvolto. In particolare agli studenti. Eppure le cose non stanno propriamente così. Secondo un sondaggio effettuato da Skuola.net tra 5mila maturandi, una quota che oscilla (a seconda delle domande) tra il 10% e il 20% degli intervistati dimostra di non aver compreso fino in fondo cosa lo aspetterà tra pochi giorni. Un problema, visto che manca solo una settimana al via. E già su questo iniziano i primi guai: qualcuno (per fortuna pochi, il 5%) non sa che le prove inizieranno il 17 giugno ma è convinto che ogni scuola possa decidere in autonomia quando partire. Se può rassicurare, non è colpa della congiuntura storica
attuale: nel 2019 sempre Skuola.net rilevava che ad una settimana dall’inizio dell’esame, con una struttura però più articolata, era 1 studente su 5 a non saper indicare con precisione la data di inizio dell’esame.

Ma è sui contenuti del colloquio che la confusione, in parecchie teste, regna sovrana. Più di 1 su 6, ad esempio, non sa che l’orale partirà per tutti dall’elaborato sulle materie d’indirizzo, su un tema assegnato proprio dai professori di quelle discipline (in sostituzione della seconda prova). Inoltre, quasi 1 su 10, non ha capito veramente di che cosa si tratti: qualcuno pensa che debba essere un lavoro multidisciplinare, in stile tesina, qualcun altro
che andrà discussa a braccio, senza preparare nulla a casa. Cosa quest’ultima che, va detto, sulla carta non è del tutto impossibile: non è infatti prevista l’esclusione dall’esame o una “pena” per chi non invia l’elaborato alla commissione entro il 13 giugno (data ultima di consegna). Anche se il ministero dell’Istruzione specifica, ovviamente, che “se ne terrà
conto in sede di valutazione”.

Un altro passaggio su cui i maturandi appaiono molto disorientati sono i materiali predisposti dalla commissione; quelli che l’anno scorso erano inseriti nelle famigerate buste a sorteggio, ora eliminate. Peccato che il 10% crede che le buste ci saranno anche stavolta, a cui va aggiunto un 8% secondo cui i commissari non prepareranno nessuno spunto per verificare le capacità dello studente di collegare le varie materie tra loro.

E allora non deve stupire che il 15% era già pronto a presentarsi di fronte ai professori senza aver ripassato nulla del programma scolastico di quinta superiore, pensando che il colloquio non possa comprendere anche “classiche” domande sulle materie studiate. Non solo: una volta compreso che dovrà darsi da fare per recuperare il tempo perso, 3 su 4 non saprebbero circoscrivere gli argomenti da studiare (il 5% si limiterebbe alle materie
d’indirizzo, il 7% aggiungerebbe solo l’Italiano, il 13% andrebbe alla deriva tornando indietro fino al programma di terzo superiore).

Solamente sugli aspetti più dibattuti sin dall’annuncio dei cambiamenti apportati quest’anno alla Maturità le cose sembrano migliorare. Il 90% dei diplomandi è consapevole che, ad esempio, lo scritto d'Italiano (cancellato per ovvie ragioni) verrà rimpiazzato da un’analisi di un testo di letteratura – tra quelli affrontati dai docenti – da fare oralmente. Ancora più ampia la platea di quelli che sono al corrente che dovranno rispondere anche a domande su ‘Cittadinanza e Costituzione’ e illustrare una relazione
sulla propria esperienza di ‘Alternanza scuola lavoro’ (gli attuali PCTO, Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento): lo sa il 96%, praticamente tutti.

Anche sulle questioni formali, però, per una percentuale non trascurabile di maturandi sarebbe consigliabile un veloce sguardo alle ordinanze. Per circa 1 su 10, la commissione non sarà composta da tutti membri interni (tranne il presidente): una metà di questi pensa che la composizione sarà identica a quella degli altri anni (mista, metà esterni e metà interni), l’altra metà è tranquilla del fatto che pure il presidente sarà un docente interno.
Così come il 16% non ha idea di quale sia il punteggio d’esame: per il 13% l’orale attribuisce fino a 60 punti (quando, invece, sono 40), per il 3% avrà lo stesso peso del curriculum scolastico (50 punti per entrambi).

Deve essere stata una brutta sorpresa scoprirlo così. Ma, in fondo, loro stessi avevano ammesso le proprie lacune: più di 1 su 2, ancor prima di cimentarsi con le domande, riconosceva di ignorare molti passaggi del maxi-orale e circa 1 su 4 di averci capito davvero poco. Tutto sommato, quindi, ne sanno di più di quello che pensavano.

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