Maturità 2020, sarebbe meglio online. Potrebbero esserci molti docenti assenti, a sostituirli i precari, quelli che salvano sempre la scuola

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di Franco Buccino, articolo pubblicato da Repubblica di oggi con il titolo: Esami, meglio farli on line.

Da preside, in pensione ormai da anni, devo dar ragione ai miei colleghi in servizio. La ripresa della vita scolastica, sia pure riferita agli esami finali che coinvolgono solo una parte di studenti, docenti e personale, è molto problematica. E rischiano loro di addossarsi una enorme responsabilità. Di cui non riesce a rendersi minimamente conto la ministra Azzolina, troppo fresca di nomina: e come ministro, e come preside.

Per un anno scolastico sballato da tanto tempo, non ci può essere una conclusione “regolare”. Esami di terza media e di maturità, io li farei online. E comincia ad essere tardi per prepararsi tecnologicamente.
È una posizione che non è né superficiale, né di sottovalutazione dell’importanza della scadenza: ma una posizione che tiene conto della situazione che stiamo vivendo.

Nel corso delle settimane si sono fatte esperienze interessanti di videolezioni, di formazione a distanza, che hanno visto impegnati tanti docenti e tanti alunni. Certo, molti di meno di quelli che frequentano la scuola. E questo è un altro discorso, che diventa fondamentale e preliminare per la ripresa di settembre. Ma più assidui e presenti sono quegli studenti che hanno, appunto, gli esami finali.

Ho motivo di credere che la maggioranza degli studenti sarebbe presente a un esame online. Qualche problema per la terza media, quasi niente per la maturità. Si potrebbe rimediare in tanti modi. Per esempio invitando a scuola studenti che faranno online l’esame in un locale predisposto e idoneo per la videoconferenza.

Un po’ di docenti si daranno ammalati. È normale, si capisce. Per fortuna ci saranno i docenti precari a salvare, come al solito, la situazione. Ricordiamocelo quando, con anni di servizio, chiedono di essere stabilizzati.

Nei colloqui online, che si potrebbero registrare, avremmo grandi esempi ed esperienze di maturità, riflessioni profonde e disincantate. Oltre la possibilità di valutare livelli di competenze e conoscenze acquisite.

Non credo che la “commissione” avrebbe particolari problemi a valutare gli studenti, che pure conosce da anni; neppure a dargli votazioni finali, graduate e adeguate. Sono sicuro che staremmo nelle percentuali di promossi degli anni precedenti.

È probabile che avremo lo stesso numero di “cento” e “cento e lode”; e magari i “ cento e lode” saranno di più al Nord: in Lombardia, Veneto e Piemonte. E così si capirà un poco meglio come si distribuiscono le “lodi”.
Se dipendesse da me, sposterei l’attenzione dagli esami finali all’avvio del nuovo anno scolastico.

Quello sì che merita riflessioni, assunzioni di responsabilità, scelte politiche, decreti e circolari, formazione dei docenti e di tutto il personale, tutte le risorse necessarie. Il rischio che si correrà sarà di “perdere” intere generazioni.

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