04 Agosto 2020 - Aggiornato alle 07:31

Maturità 2020, 6 maturandi su 10 volevano il ritorno della vecchia tesina

Skuola.net – In arrivo l’ordinanza sull’esame di Stato 2020, di cui il MI ha anticipato i contenuti. Netta
spaccatura tra i maturandi: l’introduzione del maxi-orale e la conferma delle date convincono meno di 6 studenti su 10. La maggior parte boccia la maturità in presenza.

Giudizi discordanti anche sulla struttura del colloquio e sul punteggio. Neanche i ragazzi di terza media sono convinti dell’esame extra-light, ma per il 60% ok la modalità online.

Divisi in modo netto su quasi tutto: sulle date, sulla struttura, sullo svolgimento. Sono gli studenti che dovranno affrontare la Maturità 2020. Il ministero dell’Istruzione, negli scorsi giorni, ha anticipato i contenuti dell’ordinanza che a breve dovrebbe mettere fine ai tanti dubbi che si sono subito addensati su questo particolare esame di Stato, rivoluzionato per
sopperire ai ritardi nella preparazione dovuti al coronavirus. Skuola.net, dal suo osservatorio privilegiato sul mondo studentesco, ha voluto capire come li hanno digeriti i diretti interessati, facendosi aiutare da circa 5mila maturandi.

È come se tra i ragazzi si siano creati due partiti, con un peso molto simile. Già a partire dalla domanda delle domande: vista la situazione, era così necessario fare la Maturità? La maggior parte di loro (53%) ritiene di no e avrebbe preferito limitare la valutazione al rendimento scolastico dell’ultimo triennio. Per questo non sorprende il successo riscontrato
dalle iniziative studentesche che chiedono l’annullamento dell’esame, spesso organizzate attraverso pagine social e petizioni online. Quella che più ha preso piede, “No Maturità 2k20”, conta ad oggi ora quasi 30mila contatti su Instagram e più di 45mila firme su Change.org: secondo i dati raccolti dagli amministratori, il numero di contrari salirebbe al 76%. Ma, per un’ampia platea di scontenti, ce n’è una altrettanto grande (47%) che applaude la conferma dell’esame. Anzi, gran parte dei favorevoli, potendo, avrebbe addirittura evitato la soluzione d'emergenza: il 29% voleva sostenere la maturità completa (solo il 18% è contento fino in fondo della scelta del Ministero).

Spaccatura anche su altri aspetti formali legati alla Maturità. Così è sulla formula del maxi- orale, nata per rimediare alla mancanza delle prime due prove: il 58% è d’accordo, soprattutto perché così si evitano i temuti scritti; il 42% è contrario, più che altro perché in difficoltà con le verifiche orali. Così anche sulla decisione di mantenere in piedi il calendario iniziale, facendo partire gli esami il 17 giugno: il 59% si dice poco preoccupato,
avendo programmato da tempo lo studio per arrivare pronto a quella data, il 41% avrebbe però voluto qualche settimana in più per prepararsi al meglio. Così pure sulla ferma volontà della ministra Azzolina di far svolgere il colloquio nelle scuole: il 58% la approva ma non è da sottovalutare quel 42% che spera fino all'ultimo che si faccia online, da casa.

Unico passaggio che sembra mettere quasi tutti d’accordo è la commissione tutta interna (tranne il presidente): per il 71%, il fatto di essere valutato dai propri professori è indubbiamente un vantaggio; per il 18% non inciderà più di tanto sull’esito dell’esame; appena 1 su 10 avrebbe voluto anche un giudizio neutro da parte di sconosciuti. Maturandi dalla parte del MI anche per quel che riguarda il sistema di punteggio introdotto, con il curriculum dello studente che sarà prevalente rispetto al voto dato all’esame
(rispettivamente 60 e 40 punti), ribaltando quanto avviene di solito: per 1 studente su 2 è la giusta proporzione, per il 23% l’orale vale ancora troppo ma l’idea è giusta, il 17% li avrebbe messi sullo stesso piano, appena il 10% avrebbe dato più peso al colloquio.

Entrando nel vivo del maxi-orale, su alcuni elementi si prosegue sulla linea dell’equilibrio mentre su altri il fronte dei maturandi si ricompatta. Ad esempio, sull’ingresso dell’analisi del testo durante il colloquio (in sostituzione dello scritto d’Italiano) è un testa a testa: una metà è favorevole (visto che si baserà sul programma effettivamente svolto), l’altra metà è contraria (non trovandosi a proprio agio con questo esercizio). Un po’ a sorpresa, invece, non viene accolta con entusiasmo la possibilità di iniziare l’interrogazione con un elaborato – che il MI sottolinea come non si tratterà di una tesina – su un tema legato alle materie d’indirizzo e concordato con i docenti che le insegnano: solo il 27% lo vede come un buon
sostitutivo della seconda prova scritta, mentre la stragrande maggioranza (60%) avrebbe riproposto proprio la classica tesina. Evitabili le domande su Cittadinanza e Costituzione: il 62% si sarebbe concentrato sulle materie più importanti. Minore la preoccupazione per quelle sull’alternanza scuola-lavoro (ora PCTO): per il 53% possono rimanere, non incidendo più di tanto sul ripasso.

Qualche divisione, nonostante il diverso contesto, anche per gli altri studenti che dovranno affrontare un passaggio scolastico importante quest’anno: i ragazzi di terza media. Per loro l’esame vero e proprio non ci sarà ma si limiterà a una tesina illustrata – peraltro a distanza – al Consiglio di classe. Una formula extra-light che, ovviamente, piace alla
maggior parte dei 10mila licenziandi intervistati da Skuola.net. Ma i numeri sono più bassi del previsto: solo il 56% si dice contento di non affrontare l’esame tradizionale. Più convinta, ma non troppo, l’adesione alla modalità online: il 61% approva, specie perché andare a scuola solo per quello sarebbe stato inutile e troppo pericoloso. La cosa più apprezzata? Il fatto di discutere l’elaborato in un momento meno carico di tensione quale è
l’esame vero e proprio: per 7 su 10 è la vera buona notizia dopo mesi di incertezze.

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