Maturità 2019, Colloquio: materiale “non noto” nelle buste. I dubbi degli insegnanti

di redazione
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Riceviamo, da parte di un numeroso gruppo di docenti, una ampia riflessione sul nuovo Esame di Stato, dalla quale estrapoliamo la parte relativo alle modalità del Colloquio, alla luce delle indicazioni fornite nei seminari di formazione  e nella nota Miur del 6 maggio. 

“[…] Anche in considerazione della “buona volontà” dimostrata dagli insegnanti nell’adeguarsi ad un’emergenza che, a ben vedere, si sarebbe potuta evitare attraverso una tempistica meglio ponderata, non possiamo esimerci dal manifestare tutto il nostro disappunto per le “Osservazioni e considerazioni sul colloquio, a cura della struttura tecnica dell’esame di Stato” diramate nei giorni scorsi dal MIUR e che di fatto  nella conferenza di servizio del 12 aprile u.s..

A proposito della prima parte del colloquio, che in base al testo del DM, poi confermato dall’OM, mira a “verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi delle singole discipline, nonché la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di metterle in relazione per argomentare in maniera critica e personale, utilizzando anche la lingua straniera”, le ultime precisazioni da parte del MIUR e dell’USR concordano (anche se con alcune varianti, come si vedrà in seguito) nell’affermare che il materiale da inserire nelle buste, con cui si darà inizio al colloquio, dovrà avere le seguenti caratteristiche:

1) dovrà trattarsi di materiale “non noto”, cioè non corrispondente a nessuno dei materiali indicati dal consiglio di classe nel Documento del 15 maggio (questa l’indicazione offerta dall’ispettrice, laddove nelle note del MIUR si parla piuttosto di “situazione non nota”);

2) non dovrà “contenere riferimenti a discipline” (ma al tempo stesso “stimolare collegamenti con le discipline”, come si dice nelle “Osservazioni”).

Già in occasione della conferenza di servizio, di cui sopra, forti dubbi furono sollevati riguardo alla coerenza di tali interpretazioni con il testo del DM e dell’OM, a cui necessariamente dovranno attenersi i presidenti delle commissioni al fine di assicurare la regolarità delle operazioni d’esame.

A distanza di alcuni giorni queste perplessità, anziché dissolversi, acquistano maggiore sostanza grazie ad un’attenta rilettura della fonte normativa: dal passaggio dell’OM citato in precedenza (e da noi evidenziato in grassetto) era legittimo, infatti, presumere che il materiale proposto dalla commissione avesse un carattere disciplinare e che fosse poi compito dello studente “mettere in relazione” le diverse conoscenze, dimostrando in tal modo di aver acquisito quelle competenze trasversali su cui ha insistito l’innovazione didattica di questi ultimi anni.

A questo punto, di fronte al tardivo chiarimento fatto dal MIUR, siamo costretti a rilevare che, ancora una volta, si vanifica il lavoro compiuto dagli insegnanti a partire dal mese di gennaio e che era in stretta continuità con la revisione dei curricola sollecitata dal RAV; proprio perché in quel modello si fa riferimento ai diversi “assi culturali” e, quindi, a discipline che meglio dialogano fra di loro, ci era parso assolutamente legittimo considerare che nel colloquio si chiedesse allo studente di partire da un materiale disciplinare, per poi apprezzare la capacità del candidato di stabilire collegamenti con altre materie, in riferimento alla propria esperienza di studio e di formazione oppure a specifici percorsi interdisciplinari seguiti dall’intera classe.

Va da sé che una simile interpretazione, da parte nostra, oltre a fondarsi su esperienze didattiche concrete, trovava la sua legittimazione ancora una volta nel testo dell’OM, dove si parla della necessità per la commissione esaminatrice di attenersi al documento del 15 maggio, che in tal modo dovrebbe assicurare la continuità fra il lavoro effettivamente svolto nelle singole classi, con particolare riferimento ai progetti di carattere trasversale e agli snodi interdisciplinari, e le richieste avanzate dai commissari al fine di accertare, attraverso il colloquio, il conseguimento del “profilo educativo, culturale e professionale della studentessa o dello studente” che evidentemente dovrebbe prevedere un giusto equilibrio fra competenze disciplinari, trasversali e di cittadinanza. Dispiace adesso notare che, attraverso la proposta di “materiale non noto”, nel senso di non trattato durante l’anno, si finisca per ridurre l’importanza del documento del 15 maggio, quasi a voler dare credito a quanti vedevano nella scelta di iniziare l’esame con delle buste dal contenuto segreto un atteggiamento di profonda sfiducia nei confronti del lavoro svolto nella scuola e, di conseguenza, gravemente offensivo per chi cerca di svolgere la sua professione con la massima onestà possibile.

Al di là delle dichiarazioni di rito, è inoltre evidente che proporre un materiale “non noto” rischia di mettere in forte agitazione lo studente, chiamato in poco tempo ad imbastire un discorso possibilmente interdisciplinare, a meno che non si tratti di un materiale assolutamente e indistintamente banale, inadatto allora a testare le effettive competenze del candidato; molto meglio sarebbe selezionare fra i materiali effettivamente utilizzati in classe quelli che, a discrezione dei commissari, favoriscono un discorso trasversale e, in tal modo, consentono di valorizzare quegli studenti che hanno piena consapevolezza degli stimoli che il consiglio di classe e, più in generale, l’istituto di appartenenza hanno voluto fornire attraverso un’offerta formativa che negli anni si è fatta sempre più ricca e articolata, ma della quale in sede d’esame sarebbe opportuno verificare l’effettiva ricaduta sul percorso di formazione del singolo allievo.

A questo punto, accenniamo brevemente ai dubbi sulla effettiva praticabilità della linea indicata dal ministero riguardo allo svolgimento del colloquio: a proposito della predisposizione dei materiali, si parla, ad esempio, di “ricerca di omogeneità tra le tipologie e il livello di difficoltà dei materiali”, ma a noi sembra che, già in fase di preparazione del colloquio, al di là di simili dichiarazioni programmatiche sia elevato il rischio di scelte arbitrarie che andrebbero ad accrescere la disomogeneità nel modo di procedere delle diverse commissioni, così come i margini di discrezionalità nella valutazione degli studenti di una stessa classe. Ci preme, infine, notare che le ultime indicazioni ministeriali con l’interpretazione, a nostro avviso, peggiorativa del testo dell’OM, approfondiscono la frattura fra la realtà scolastica, qual è vissuta concretamente, giorno per giorno, dagli insegnanti, dagli studenti e dalle loro famiglie, e un modello di scuola che tende a ridurre una nozione complessa e nobile come quella di competenza ad un guscio vuoto che, prescindendo da specifiche e solide conoscenze, si presta a valorizzare la capacità di improvvisazione di un allievo o, ci dispiace dirlo, della commissione stessa, piuttosto che stimolare un confronto critico sui percorsi effettivamente svolti dalla classe e dal singolo allievo.

Va da sé che un simile modo di intendere il colloquio andrebbe a discapito proprio di quel profilo culturale dello studente in uscita che le varie scuole hanno cercato di precisare in questi anni e che adesso avrebbe bisogno di trovare nell’esame di Stato un valido e stabile termine di confronto.”

Maturità 2019: tutto su documento 15 maggio, prove, colloquio, commissioni e compensi. Lo speciale

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