Maternità e insegnamento, a rischio. Lettera

di redazione
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Inviato da Marco Mazzucchi – Dopo la maternità a rischio, oggigiorno dovremmo ragionare forse anche in termini di insegnamento a rischio.

Leggiamo sempre più spesso di insegnanti malmenati, minacciati, a rischio addirittura di essere arsi vivi in classe. Si odono anche le chiacchiere che il tal docente non sa “tenere le classi”, che l’insegnante deve “saper tenere le classi” perché il mondo è cambiato e i ragazzi di oggi, non sono più come quelli di una volta, quindi bisogna “saperli tenere”.

Degno di nota è che il mondo intero è cambiato, non solo l’Italia ma “tenere le classi” è un ragionamento molto italiano. Nei paesi dell’Europa dell’est questo problema non è particolarmente sentito, né tantomeno in Spagna, Cina, Giappone. Sicuramente il mondo è cambiato, ma la domanda è: la scuola è cambiata e come?

La scuola, quanto ha preso concretamente atto del fatto che viviamo in un mondo diverso rispetto a quello di anni fa? Ha realizzato che per offrire il giusto servizio di istruzione ai ragazzi odierni, deve pensare anche al concetto di educare? La scuola steineriana e montessoriana lo fa e i ragazzi vanno a scuola felicemente. Educare vuol dire insegnare ai ragazzi come stare bene insieme, come muoversi e comunicare correttamente nello spazio-tempo, come rapportarsi adeguatamente con l’ambiente che li circonda, insegnare il rapporto diritti-doveri, libertà e rispetto della libertà altrui, aiutare i ragazzi a sviluppare la concentrazione persa a causa della modernità, aiutarli a riprendere possesso della calma interiore necessaria per ascoltare il docente che ragiona e guida sul percorso da compiere durante la lezione per imparare a saper fare le cose da soli, per non aspettare che il piatto venga servito ma per imparare a cucinarlo da sè. Questi sono obiettivi cruciali da porsi e poi realizzare concretamente, per alzare il livello di competenza degli odierni studenti.

Un ragazzo medio è perfettamente in grado di raggiungere il livello B1 nelle lingue alla fine della III media ma ciò non accade. Il livello raggiunto in terza media, non è nemmeno sempre l’A2. In Germania, molti laureati italiani in ingegneria lavano i piatti e i pochi che vengono ritenuti validi vengono sottoposti ad un ulteriore percorso di formazione.

Nelle Filippine il livello medio di competenza in inglese è decisamente più alto che in Italia. Il quesito spontaneo è: “come mai accade tutto ciò?” La risposta è complicata, troppo complicata da sviluppare in un articolo di giornale. Si può però asserire che a nulla serve scaricare colpe sugli uni o sugli altri, a nulla serve quando una persona manifesta buona volontà e comunica idee da condividere per risolvere il problema delle classi difficili, dire che non deve scrivere ma deve mettere in atto idonee strategie, anziché ringraziare per la buona volontà, per essere stata l’unica persona che ha dedicato del tempo per evidenziare misure idonee da porre in atto collegialmente al fine di risolvere i problemi.

Se all’interno del mondo scolastico viene a cessare l’alto tasso di precariato, se i consigli di classe intraprendono il cammino del lavoro unitario opportunamente coordinato e gestito per dare i corretti esiti educativi, se il mondo della pedagogia si sposta dalle aule universitarie ed entra nelle aule scolastiche, se la filosofia dell’insegnamento sviluppa l’ottica di pensiero del papà e della mamma che lavorano uniti nell’educare i figli, del papà che insegna ai figli a rispettare la mamma e viceversa, se le famiglie si prenderanno cura di stabilire un rapporto di collaborazione costruttiva casa-scuola, allora il livello di competenza degli studenti, si eleverà e molto probabilmente i sempre maggiori casi di eclatanti atteggiamenti negativi nei confronti degli insegnanti scompariranno, perché la società si sarà evoluta nel pensiero.

Per giungere a ciò è però necessario adottare la strategia del Presidente Roosvelt, il quale sulla sua scrivania aveva la scritta “The buck stops here” ovvero lo scarica barile termina qui.

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