Mastrocola: “Invece di lagnarci della Dad perché non guardiamo gli aspetti positivi?”

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La scrittrice Paola Mastrocola invita a riflettere sulle potenziaità della Dad e di essere propositivi in attesa che torni la didattica in presenza

La lezione in presenza è un’altra cosa. La Dad non è scuola. Basta con le videolezioni che non servono niente. Sono alcune delle frasi ricorrenti dallo scorso marzo, quando con l’emergenza coronavirus ci si è dovuti “spostare” alla didattica a distanza. E si, indubbiamente la lezione digitale non potrà mai sostituire quella in presenza. Però oggi la situazione lo richiede. Ed è per questo che molti, anche personaggi della cultura, invitano a riflettere sulle possibilità della didattica a distanza.

Anche la scrittrice Paola Mastrocola prova a riflettere sulla questione: in una articolo su La Stampa, Mastrocola, pur condividendo i limiti del digitale, si spinge ad analizzare la situazione per quello che è: “non ci resta che la Dad. Didattica a distanza. Tutti barricati in casa e collegati in rete. Irretiti. Tenuti al guinzaglio da uno schermo: scuola virtuale. Non piace a nessuno (e vorrei vedere!). Tutti scendono in piazza a protestare. Tutti No-Dad. Vogliono le scuole aperte e le lezioni in presenza. Poco originale, ma sacrosanto“.

Ecco perchè, secondo la scrittrice, “visto che i cantieri non li abbiamo costruiti e il virus non l’abbiamo debellato, perché non proviamo a ribaltare la frittata?

L’esortazione di Mastrocola si fa più forte, tanto da invitare tutti, se stessa compresa, a provare a “cambiare il mondo. Invece di lagnarti. A me pare un po’ sterile tutta questa lamentela sulle lezioni a distanza e conseguenti panegirici (talmente ovvi) sulla lezione in presenza. Proviamo ad approfittare degli aspetti positivi della faccenda. Far buon viso a cattiva sorte. Si dice così, no? Certo meglio andarci, a scuola, non c’è dubbio. Meglio la presenza che l’assenza. La scuola è teatro, e il teatro si fa dal vivo. Ma detto ciò, proviamo a vedere il possibile buono nella scuola a distanza (limitatamente ai momenti di crisi, proprio solo quando la galleria è franata!)“.

La videolezione, ad esempio è “registrabile e replicabile: se ti distrai te la rivedi. E la blocchi quando ti pare: per far altro, o prenderti una pausa, o meditare su quel che hai appena ascoltato senza ingolfarti. E poi, può esser fatta meglio di una lezione in presenza, spesso estemporanea e imprecisa. Per far bene una videolezione, un prof ci può mettere anche una settimana. E a quel punto può essere davvero una grande lezione“.

La solitudine degli studenti? Niente paura, secondo la scrittrice, “potremmo insegnar loro il lato buono della solitudine. Serve tantissimo a concentrarsi, a andar giù nel profondo delle cose, a studiare. Ecco, potremmo insegnare ai nostri figli e allievi a studiare!“.

E poi si potrebbe innescare un grado di libertà, paradossalmente: “Stare soli e sganciati aumenta il grado di libertà (sempre che gli insegnanti non esagerino con i compiti a casa …!). il lockdown potrebbe essere un tempo libero dalle “occupazioni” imposte dall’esterno, un tempo vuoto da riempire seguendo le proprie più intime inclinazioni“.

Insomma, il consiglio di Paola Mastrocola è quello di guardare il bicchiere mezzo pieno per quanto riguarda la Dad, in attesa di tempi migliori in cui la lezione in presenza tornerà a prendere il sopravvento.

 

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