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Mastery Learning e shaping: la conoscenza in pillole e il modellaggio del discente

Il Mastery Learning è una tecnica tanto radicata nella scuola moderna quanto attuale, poiché i suoi princìpi ispiratori sono rimasti invariati fino ai giorni nostri, ma mutuati dall’e-learning e adattati per la didattica a distanza.

Si tratta infatti di una metodologia didattica che nasce all’inizio degli anni Ottanta, ad opera di uno psicologo e pedagogista americano (Benjamin Bloom), famoso per i suoi studi tassonomici in ambito didattico.

Definizione

Il Mastery Learning viene anche chiamato “apprendimento per padronanza”, in italiano, poiché il suo obiettivo è proprio quello di permettere a tutti gli studenti – ognuno coi suoi tempi – di padroneggiare conoscenze e competenze prefissate in classe.
Per far ciò, il Mastery Learning prevede uno “spezzettamento” della comunicazione didattica, che viene effettuata in piccole pillole, utili affinché lo studente più lento riesca ad elaborarli e ad assimilarli.

Pratica

Al fine di raggiungere l’obiettivo di avere una classe omogenea, dove non ci sia un accumulo di carenze cognitive da parte di qualcuno, il Mastery Learning prevede alcune best practise.

Esse, al giorno d’oggi sono comuni nella lezione frontale, ma non è scontato che siano sempre attuate quotidianamente.

Si tratta de:

  • la pratica ripetuta (ovvero l’esercizio in classe);
  • l’ esercizio individuale a casa (che prevede la ripetizione in forma scritta o orale di quanto appreso in classe);
  • l’ orientamento e la motivazione psicologica degli studenti, per “incuriosirli” sul nuovo compito da svolgere, mantenendo così la componente emotiva della didattica allo stesso livello di quella cognitiva.
  •  il rinforzo continuo, in negativo o in positivo (penalità o premio da parte del docente, in base alla performance).

Rinforzo e modellaggio

Il rinforzo è attuabile grazie a:

  • un controllo e monitoraggio continuo dell’insegnante,
  • che permette alcune condizioni favorevoli all’apprendimento,
  • tra cui un aumento di indipendenza del discente nel gestire i propri comportamenti, finalizzati al successo nell’apprendimento.

L’insegnante dunque, col rinforzo, attua un continuo modellaggio degli studenti.

Quest’ultimo – anche detto shaping – viene solitamente adottato in associazione con il prompting e il fading.

Il modellaggio prevede tre passaggi fondamentali:

  1. innanzitutto il docente deve individuare qual è l’abilità che vuole potenziare nel discente, e cerca di farla sviluppare partendo da una che già ha e che risulta vicina a quella “meta”;
  2. poi si fanno notare al discente tutti gli altri comportamenti o le abilità di cui già dispone, e che sono vicini a quella meta;
  3. infine, si predispongono programmi di rinforzo per far sì che il discente padroneggi sempre meglio le varie abilità che ha già e, nel contempo, impari quella nuova, in modo da raggiungere la meta.

Prompting, fading, shaping

Una volta terminate le fasi di cui sopra, si segue col promting e con il fading.

Il prompting è la sollecitazione: i rinforzatori che si attivano quando l’alunno presenta il comportamento atteso/corretto.
Tali sollecitazioni dovranno, via via, affievolirsi (fading),per permettere al modello di comportamento positivo di diventare automatico a prescindere dalla conseguenza.

Obiettivo sarà quindi raggiungere quello di finalizzare lo shaping, ovvero il modellaggio del comportamento e l’assimilazione della lezione, senza più nessun supporto esterno.

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