Marotta: se docente curriculare rifiuta passaggio a potenziamento non si può costringere, il problema è culturale. Sindacati conservatori

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Pariteticità assoluta tra potenziatori e non potenziatori: secondo il Presidente Andis Paolino Marotta la nota del 5 settembre non dà più adito a dubbi. Pertanto è legittimo ricorrere a scambi di ore e orari di cattedra misti, non si deve gridare allo scandalo.

Professor Marotta, per prima cosa un commento alla nota del 5 settembre sul punto in cui si chiarisce che di fatto i docenti potenziatori potranno essere utilizzati per le ore curricolari, dal momento che sappiamo di interpretazioni contrastanti…

“In questi giorni abbiamo assistito alle censure di Unicobas su questo punto, ma io vorrei sottolineare in fatto che se in una scuola l’organo collegiale competente ha ratificato la pariteticità tra potenziatori e non potenziatori, non è certo uno scandalo che ci si accordi per scambi di ore e per orari di cattedra misti. Ricordo che si tratta di un accordo assunto con piena disponibilità dei soggetti interessati, dove chi dirige non fa il padrone della fabbrica, ma piuttosto il facilitatore che cerca di governare situazioni spesso di emergenza, ben conscio, per esempio, dei diversi vuoti che si determineranno con le assegnazioni provvisorie”.

E che cosa succede se un docente non è d’accordo?

“Se un insegnante rifiuta di lasciare le sue ore di cattedra per assumersi dei progetti, non lo si può certo costringere, è evidente, ma se c’è la piena disponibilità di tutti, non vedo perché no, la nota del 5 settembre chiarisce che i docenti sono tutti sullo stesso livello. Appartengono, cioè, a categorie separate in ingresso, ma nel momento in cui diventano risorse della scuola, si trovano in una condizione di assoluta pariteticità. Non sarà il ministero o il giudice a dire come queste risorse dovranno essere utilizzate, mentre toccherà si dirigenti scolastici promuovere un assetto non statico, innovativo, mettendo tutti alla pari”.

Lei parla di pariteticità e di categorie separate solo in ingresso, purtroppo le testimonianze di molti docenti dicono il contrario, lamentando un trattamento più che differenziato. Inoltre, la disposizione di legge sembra in realtà fare una distinzione: (l’organico dell’autonomia è) “costituito dai posti comuni, per il sostegno e per il potenziamento dell’offerta formativa” (L. 107/2015, comma 63).

Il comma 63 della legge afferma che “le istituzioni scolastiche perseguono le finalità di cui ai commi da 1 a 4 e l’attuazione di funzioni organizzative e di coordinamento attraverso l’organico dell’autonomia costituito dai posti comuni, per il sostegno e per il potenziamento dell’offerta formativa”. La Nota MIUR del 5 settembre scorso relativa all’organico dell’autonomia ha ulteriormente chiarito che “non esiste distinzione contrattuale tra docenti curricolari e docenti di potenziamento….. I docenti assegnati alle scuole entrano tutti a far parte di un’unica comunità di pratiche che, guidata dal dirigente scolastico nel pieno esercizio delle competenze previste dal D.Lgs 165/01 e nel pieno rispetto delle attribuzioni degli Organi Collegiali riconosciute dalla vigente normativa, progetta e realizza le attività, ottimizzando le risorse professionali disponibili”. Credo che sia tutto fin troppo chiaro: sono riaffermate le prerogative degli organi collegiali nella progettazione delle attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione e di coordinamento; sono altresì richiamate le competenze e le responsabilità dei dirigenti scolastici nell’utilizzo del personale e nell’ottimizzazione delle risorse. Non capisco perché in alcune istituzioni scolastiche ci si voglia complicare la vita a tutti i costi, mi riferisco soprattutto a certe soluzioni adottate da alcuni colleghi nell’utilizzo dei posti dell’organico di potenziamento, la cui pubblicazione sui social o sugli organi di stampa spesso ha finito per ridicolizzare il ruolo del dirigente scolastico. Non capisco nemmeno perché importanti sindacalisti gridino allo scandalo o minaccino il ricorso al giudice contro soluzioni coerenti con lo spirito della legge e che invece vengono avversate come “lo spezzatino delle cattedre”: si tratta di forme di flessibilità adottate legittimamente in sede di utilizzo dell’organico dell’autonomia con il parere favorevole del collegio docenti ed il pieno consenso dei diretti interessati. Se ciò accade forse è perché non è stato ancora superato quel clima di contrapposizione che ha accompagnato l’iter di approvazione della 107 ed il suo primo anno di attuazione. Dobbiamo constatare purtroppo che tra il personale della scuola persistono ancora molte resistenze, anche di tipo ideologico, nei riguardi di alcuni strumenti introdotti dalla riforma. E’ pur vero che sulle potenzialità innovative della legge 107 non sono state realizzate azioni organiche di riflessione o di formazione specifica, che su alcune questioni si va a tentoni, a volte per i silenzi dell’amministrazione a volte per indicazioni contraddittorie degli uffici regionali”.

Una parte di docenti, quindi, non è pronta a questa svolta culturale.

“La 107 è un cambiamento culturale arduo, ma ricordo che per anni abbiamo invocato un cambio di passo. Eravamo tutti consapevoli del fatto che la scuola non funzionasse bene, non producesse risorse per lo sviluppo e per l’autonomia e questa nuova legge è un tentativo per migliorare i risultati in uscita dei nostri giovani, non uno strumento che utilizza il governo per creare consensi. Bisognerebbe dismettere le interpretazioni ideologiche e apprezzare le novità, al di là dei sindacati che alimentano contrapposizioni”.

Sta facendo un’accusa molto dura ai sindacati dei docenti.

“È sotto gli occhi di tutti come i sindacati in questo momento rappresentino una forza conservatrice. Sparando a zero sulle novità si alimenta necessariamente un ritorno al passato, mentre avrebbero potuto cogliere questa occasione per partecipare a pieno titolo al cambiamento, visto che per la prima volta dopo tanti anni lo stato è stato pronto a investire risorse anziché a tagliarle. Lo strappo sulla chiamata diretta ha fatto sì che ora il governo vada porti avanti un’idea non condivisa, e che cos’è questa se non un’occasione persa? Come Andis abbiamo provato a capire cosa di buono ci fosse nella Buona Scuola e non abbiamo paura di dire ciò che non va. Proprio in questi giorni abbiamo pubblicato un documento molto duro per censurare alcune criticità che l’amministrazione ha creato ai dirigenti scolastici, per i quali continua purtroppo a prefigurarsi un percorso sempre più irto di ostacoli. Dico questo semplicemente per sottolineare che non siamo teneri e non applaudiamo a tutto, ma che secondo noi la legge 107 è un’occasione storica che non andrebbe sprecata né forse sacrificata a ritmi troppo frenetici di attuazione”.

Un’ultima domanda tecnica: è stato chiarito che dall’organico potenziato si dovranno attingere i supplenti dei vicari, nel caso ovviamente coincidano le abilitazioni e le classi di insegnamento, senza poter più ricorrere a esoneri e a semiesoneri. L’anno scorso, se non sbaglio, avete fatto di tutto pur di ottenerli.

“Già la legge di stabilità dello scorso anno considerava aboliti esoneri e semiesoneri per i vicari, ma in considerazione del fatto che l’organico potenziato venne attribuito a novembre, ci sembrò legittimo chiedere una deroga. In realtà un’ulteriore deroga è stata richiesta al Miur anche quest’anno, visto che in molti casi le risorse in più messe a disposizione nell’organico potenziato non sempre sono coincise con le richieste redatte dalle scuole sulla base del Ptof. Ma questo, lo sappiamo, dipende dalla consistenza delle GAE e dai titoli posseduti in ingresso dai docenti”.

Che cosa succede in questi casi?

“Si mettono in campo soluzioni creative, facendo per esempio orari flessibili che diano la possibilità di assolvere alle diverse funzioni”.

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