Marotta (ANDIS): per infanzia e primaria no didattica a distanza, più docenti per didattica a piccoli gruppi

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Alle carenze di sistema che potrebbero mettere in forse l’avvio sereno e ottimale del nuovo anno scolastico si può sopperire con tempestività e spirito di iniziativa: ne è convinto il Presidente ANDIS Paolino Marotta che in questa intervista ci illustra alcune delle proposte per il breve e lungo periodo inviate al Ministero.

La sua Associazione si è detta scettica sulla didattica a distanza per i bambini compresi nella fascia d’età 3-11; non pensa che sia un tantino irrealistico immaginare che da settembre la maggioranza delle scuole primarie e dell’infanzia possa contare sugli spazi e sugli strumenti sufficienti a garantire la sicurezza di alunni e personale?

La didattica a distanza si è dimostrata debole, se non insignificante, nella costruzione di opportunità formative per i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria, che hanno bisogni educativi complessi che necessitano di cura costante e specifica. Sappiamo che per gli alunni di questa fascia d’età i processi di insegnamento/apprendimento vanno fondati sul gioco, sull’esplorazione, sulla socialità, sulla relazione calda, continua, incoraggiante.

Per questo sosteniamo che per gli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria la soluzione della didattica “mista” non sia assolutamente proponibile.

Considerata l’emergenza educativa che dovremo affrontare da settembre per questa fascia di scolarità, andrebbe reperito il numero di aule necessario a suddividere le sezioni e le classi in gruppi di alunni, in modo da poter rispettare le misure di sicurezza sanitaria.

Gli Enti locali dovrebbero mettere in campo, quanto prima, un piano straordinario di manutenzione dell’edilizia scolastica, in modo che le attività didattiche possano riprendere in presenza. Si tratta di sistemare il maggior numero possibile di locali all’interno degli edifici scolastici esistenti, anche trasformando con pareti mobili gli spazi più ampi in base alle esigenze della didattica (per piccoli gruppi, per laboratori). Non mi sembra un’impresa irrealistica, a condizione che il Governo proceda rapidamente a finanziare gli interventi e a snellire le procedure burocratiche.

I Comuni potrebbero anche stipulare accordi, convenzioni o contratti di locazione con soggetti pubblici e privati (enti, fondazioni, parrocchie, biblioteche, centri sportivi, ecc.) che abbiano la disponibilità di locali da utilizzare temporaneamente per la didattica. Si potrebbero ricercare ancora soluzioni alternative provvisorie (prefabbricati, tensostrutture, ecc…) da ubicare negli spazi attigui alle scuole.

In ogni caso l’organizzazione delle attività per gruppi dovrà essere lasciata all’autonoma decisione delle singole scuole.

Una volta riaperti gli istituti, immagina direttive univoche dal Ministero sulle misure da intraprendere nel caso di casi positivi a Covid tra gli alunni o il personale scolastico, oppure crede che ogni scuola potrà regolarsi in autonomia in base alla propria organizzazione interna? Da questo punto, quali idee metterete in campo come associazione rappresentativa di un numero cospicuo di dirigenti e docenti?

La sicurezza sanitaria è la questione che preoccupa di più i docenti e i dirigenti scolastici, che temono di essere lasciati soli a settembre sia nella interpretazione delle linee di indirizzo di ordine sanitario che nell’implementazione delle misure precauzionali.

Facendosi interprete dello stato di forte apprensione dei colleghi, l’ANDIS ha chiesto al Ministero della Salute di definire un protocollo unico per la scuola, che valga per gli alunni, il personale della scuola, i genitori, i c.d. lavoratori fragili, il personale delle ditte esterne appaltatrici di servizi.

L’ANDIS ha chiesto, inoltre, di emanare linee guida chiare, inequivocabili da osservare in alcuni casi particolari, come:

  • l’accertamento di uno stato febbrile del personale e/o degli alunni in orario scolastico;
  • la notizia di contagio di dipendenti e/o alunni;
  • il rapporto con gli alunni con disabilità, o con altre problematiche di comportamento (anche non certificate), per i quali risulti difficile adeguarsi alle restrizioni e alle misure di sicurezza generali;
  • l’organizzazione degli alloggi all’interno dei Convitti e degli Educandati;
  • le attività nei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti e nelle Sezioni carcerarie.

L’ANDIS auspica un rafforzamento degli organici dei docenti in modo da consentire l’attuazione di una didattica per gruppi più piccoli, questo vuol dire essere in dissenso con l’ipotesi metà a scuola e l’altra metà a casa in contatto streaming? Quali sono le proposte dell’ANDIS?

Per le ragioni già espresse non riteniamo adatta agli alunni della scuola dell’infanzia e della primaria la soluzione della didattica “mista”. Per questo proponiamo che i Comuni siano investiti e adeguatamente sostenuti nella straordinaria impresa di reperire e sistemare il maggior numero di locali da utilizzare per gli alunni dell’infanzia e della primaria.

Chiaramente non è sufficiente soltanto la disponibilità di locali, ma occorre anche un numero adeguato di docenti con i quali organizzare la didattica per gruppi. Proprio per questo nel documento che pochi giorni fa abbiamo illustrato al Comitato di esperti e inviato alla Ministra Azzolina chiediamo di potenziare gli organici dei docenti, prevedendo non solo la copertura dei posti vacanti, ma anche una dotazione aggiuntiva da assegnare a ciascuna istituzione scolastica per organizzare la didattica per gruppi ma anche per far fronte alla sostituzione dei docenti assenti.

Una parte del mondo associativo si dice molto favorevole a investimenti economici consistenti nella didattica online, quasi che in qualche modo l’emergenza sia stato un catalizzatore verso essa. Lei che idea si è fatto?

La didattica a distanza si è dimostrata nella scuola secondaria una modalità interessante per efficacia ed innovazione. Fermo restando che la didattica a distanza è cosa “altra” rispetto alla didattica in presenza, rispetto alla quale mai potrà porsi in forma sostitutiva, in questa fase di lockdown si è colta ancora di più l’importanza dei linguaggi digitali come strumento della quotidianità didattica.

E’ emerso, tuttavia, il problema della disparità in termini di dotazioni e di competenze digitali tra ordini di scuola, tra scuole di territori diversi e tra scuole dello stesso territorio, come pure si è reso evidente il divario digitale esistente tra i diversi contesti sociali e familiari di appartenenza.

Sui temi del digital divide, determinato da differenti condizioni economiche, livello d’istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, andrebbe avviata una tempestiva e profonda riflessione, che porti ad investire rilevanti risorse sulle dotazioni tecnologiche e sulle competenze digitali dei docenti.

Concorda con chi prefigura un’ingerenza molto forte dei protocolli di sicurezza nella didattica?

Si è molto discusso in questi mesi del ruolo preponderante assunto dalla comunità scientifica nel rapporto con le Istituzioni, anche riguardo all’attenuazione delle libertà costituzionali. Credo che nella fase di emergenza globale che stiamo attraversando l’attenzione di tutti sia stata prioritariamente rivolta al tema della salute, della sopravvivenza. Ovviamente in futuro sarà possibile ritornare alla situazione ex ante.

Riguardo alla frequenza delle attività didattiche nel prossimo anno scolastico, che si preannuncia non facile per un possibile ritorno dell’epidemia, penso che in questo particolare momento agli alunni, alle famiglie e al personale della scuola interessi soprattutto abbattere il rischio di contagio e di malattia.

Ho avuto modo di cogliere tra la popolazione un diffuso atteggiamento di prudenza forse anche di paura, per cui credo che con la ripresa delle attività scolastiche a settembre saremo tutti convinti di dover rispettare le prescrizioni delle autorità sanitarie.

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