Marotta (ANDIS): dirigenti tirocinanti 400 euro mese, pochi. Ok a Invalsi fuori da esame, rivedere riforma sostegno

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Nella speranza che le loro indicazioni vengano almeno in parte recepite dal Governo, numerose associazioni hanno commentato in questi giorni gli otto decreti applicativi della Legge 107 approvati lo scorso 14 gennaio. Paolino Marotta ci porta a conoscenza dei rilievi fatti dall’ANDIS.

Professore, anche l’Associazione Nazionale dei Dirigenti Scolastici di cui lei è presidente ha espresso dubbi sull’aspetto retributivo che regolerà il triennio di ingresso nei ruoli della scuola pubblica. Come correggereste il tiro se poteste avere voce in capitolo?

“In sede di audizione presso le Commissioni Istruzione di Camera e Senato ho espresso fondate perplessità circa la consistenza delle risorse finanziarie previste nello schema di decreLe to n. 377 per la retribuzione dei vincitori di concorso ammessi a frequentare il triennio di tirocinio e di formazione. In particolare, ho chiesto di fare chiarezza sull’ipotesi circolata nelle ultime settimane, secondo la quale si andrebbe a riconoscere ai contrattisti impegnati nel primo anno di tirocinio una somma pari a 400€ mensili e solo per 10 mesi. Ho chiesto anche di definire con certezza la retribuzione da riconoscere ai contrattisti nel secondo anno, il cui ammontare non può dipendere (come prevede lo schema di decreto) dai risparmi di spesa corrispondenti alle supplenze brevi effettivamente svolte dai tirocinanti.

Questa nostra preoccupazione circa l’adeguatezza dei riconoscimenti economici deriva dalla considerazione che il triennio di formazione, conseguente al superamento delle prove di concorso, si configura oggettivamente come un percorso lungo e particolarmente impegnativo. Se si fanno venir meno anche gli incentivi economici, si corre il rischio di scoraggiare la partecipazione al concorso dei giovani laureati, i quali potrebbero decidere di ricercare in altri settori soluzioni occupazionali più immediate, e magari all’estero”.

Sa forse che sul decreto 378 è in atto una ampia mobilitazione di docenti di sostegno e famiglie, che in particolare contestano la sostituzione dei Glh con i Git. Lei di questo aspetto specifico cosa pensa?

“Comprendo le ragioni e le preoccupazioni di famiglie e docenti per il fatto che le competenze svolte in passato dai GLH passerebbero ai c.d. Gruppi Territoriali Inclusione, che avrebbero il compito di proporre agli USR la determinazione delle ore di sostegno da assegnare a ciascuna scuola. Si tratta di procedure da implementare ex novo, ma non per questo possiamo considerarle peggiorative. Certamente mi sembrano procedure lunghe e complesse, motivo per cui pavento il rischio che i soggetti con disabilità possano non vedersi riconosciuti tempestivamente le prestazioni e i servizi a cui hanno diritto, per il fatto che le competenze sono assegnate a molteplici livelli di governance. Proprio per questo ho proposto che in sede di decretazione attuativa si prevedano modalità e tempistiche stringenti e inderogabili per Enti Locali, INPS, ASL, Conferenza Stato-Regioni e Amministrazione scolastica”.

Sulla valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo le perplessità riguardano soprattutto l’incoerenza tra voti decimali e la certificazione delle competenze espresse in livelli. Pensa che su questo potranno esserci modifiche?

“Nel decreto n. 384 si coglie effettivamente l’incoerenza tra una valutazione degli apprendimenti espressa in numeri e la certificazione delle competenze espressa in livelli di acquisizione. Nella memoria presentata alle Commissioni parlamentari abbiamo chiesto che, almeno nella scuola primaria, si sostituisca la scala numerica decimale con un accertamento delle competenze basato su indicatori e rubriche di valutazione di tipo descrittivo”.

Esprime parere favorevole, invece, sullo scorporamento delle prove Invalsi dagli Esami di Terza media, che però confluiranno nella certificazione delle competenze. Non la sorprende un po’ questo passo in avanti dell’Istituto, che assume una funzione per certi aspetti concorrenziale alla scuola?

“L’ANDIS accoglie con favore che le rilevazioni INVALSI in classe terza si svolgano nel mese di aprile e che i risultati non vadano ad incidere sul voto finale. Come pure concorda che, in chiave formativa per ciascun studente, il risultato conseguito nelle prove sia oggetto di informazione esplicita e che la partecipazione alle rilevazioni INVALSI sia elemento imprescindibile per l’ammissione agli esami di compimento del 1° ciclo. Va sottolineata in ogni caso l’importanza che le prove standardizzate conservino la loro funzione di rilevazione dei livelli generali e specifici di apprendimento.

Riguardo alla seconda questione, ritengo che l’INVALSI svolga esattamente le funzioni assegnate dalle diverse norme che a più riprese ne hanno disegnato compiti e mission: produrre dati validi e attendibili utili ai decisori politico-istituzionali per orientare le politiche scolastiche e alle scuole per l’autovalutazione ed il miglioramento. Non credo che l’INVALSI svolga una “funzione per certi versi concorrenziale alla scuola”, in quanto si limita a mettere a disposizione delle Istituzioni Scolastiche elementi di conoscenza affidabili sui risultati degli apprendimenti, aggregati a livello di classe e disaggregati domanda per domanda, utili a stimolare all’interno dei consigli di classe e del collegio dei docenti la riflessione e il confronto con i livelli regionale e nazionale e a sviluppare azioni di miglioramento. Come afferma spesso Dino Cristanini “l’apprendimento è un diritto sia della singola persona sia della società, e il diritto dell’una rappresenta un dovere per l’altra”.

Una vostra proposta riguarda l’istituzione di corsi di formazione per i Presidenti delle Commissioni agli Esami di Stato, ruolo che potrebbero ricoprire anche i dirigenti del primo ciclo. Quali sarebbero i benefici per il sistema relativamente a questo ultimo punto?

“Abbiamo proposto un percorso di formazione obbligatoria per i Presidenti al fine di garantire su tutto il territorio nazionale sia il rispetto delle norme e l’uniformità delle procedure, sia una efficace gestione delle relazioni all’interno delle singole commissioni.

Abbiamo chiesto, inoltre, che possano accedere alla funzione di Presidente di Commissione per gli Esami di Stato del 2° ciclo anche i Dirigenti delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo.

Sembra davvero discriminante che ad essi non venga consentita tale funzione, per il semplice fatto che non sono in possesso di un’abilitazione per l’insegnamento nelle superiori.

La funzione di presidente di Commissione degli Esami di Stato conclusivi del 2° ciclo (e non più come in passato, di Esami di Maturità) comporta principalmente l’esercizio di competenze amministrative, organizzative e burocratiche connesse al regolare svolgimento delle procedure e alla guida del lavoro dei commissari, competenze che un dirigente del 1° ciclo esercita quotidianamente”.

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