Maria Luisa D’Onofrio a 31 anni la dirigente più giovane d’Italia, I social si scatenano contro di lei [INTERVISTA]

di Vincenzo Brancatisano
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Poco prima della nostra intervista lei stava rientrando da un incontro in ospedale. L’istruzione domiciliare e ospedaliera per gli alunni ammalati e ricoverati è una realtà importante in Emilia Romagna.

E Maria Luisa D’Onofrio, 31 anni, la dirigente scolastica più giovane d’Italia, appena assunta a Sassuolo, in provincia di Modena, ci riceve in presidenza presso la scuola primaria Collodi. Nel pomeriggio è attesa dal secondo collegio dei docenti dell’anno, che sta preparando in tutta scioltezza. Intanto fuori dall’istituto è una giornata più estiva che autunnale. I bambini e la scuola.

Sono oltre mille quelli dell’Istituto Comprensivo 2 Nord di Sassuolo che è lei è stata chiamata a dirigere e che comprende anche due scuole dell’infanzia e una scuola media e un’altra primaria. A dispetto di quanto si possa immaginare pensando ad altre realtà del Nord, alle prese in queste settimane con la carenza di docenti, la preside D’Onofrio si dice invece soddisfatta: “Abbiamo assunto tutti i supplenti, anche sul sostegno con le Mad, le messe a disposizione – assicura – e sono tutti laureati in Scienza della formazione primaria”.

Scienza della formazione primaria, la stessa laurea della neo dirigente, conseguita otto anni orsono a Napoli, poco prima di iniziare la sua carriera da docente, sette anni trascorsi sempre sul sostegno, l’ultimo svolto lo scorso anno a Grottaminarda, in provincia di Avellino, undici chilometri da Gesualdo, sua cittadina di origine. Poi il superamento del difficile concorso a dirigente scolastico, con le prove svolte su base nazionale ma presso sedi regionali diverse, scelte a random per evitare i favoritismi denunciati nel passato.

Una procedura finita tuttavia nell’occhio del ciclone, per presunte irregolarità formali riscontrate dal Tar del Lazio e conclusa con un’ordinanza estiva del Consiglio di Stato che ha consentito di portare a termine il concorso. L’udienza sul merito ci sarà tra qualche mese, “ma i sindacati – assicura lei – ci hanno detto di stare tranquilli.

Non credo che dopo tutta questa fatica ci manderanno via”. Il Miur ha potuto così procedere quasi in extremis all’assegnazione delle sedi. A lei è toccata quella di Sassuolo, la patria delle piastrelle e del lambrusco sempre più apprezzato, piccola città ma con una squadra di calco in serie A, situata a due passi dalle piste di Fiorano, sulle quali quest’anno i piloti della Ferrari, con sede a due passi – e siamo a Maranello – devono essersi allenati sul serio, almeno stando ai primi traguardi.

A proposito di traguardi. Professoressa Maria Luisa D’Onofrio, come nasce in una giovane insegnante l’idea di intraprendere la carriera di dirigente, alla quale in genere si accede alla fine della carriera?

Nasce dal desiderio di dare un contributo alla scuola. A un certo punto della mia carriera di insegnante ho avvertito l’esigenza di progredire sul piano professionale rendendomi conto che avrei potuto apportare un contributo agli studenti e alla scuola occupandomi di aspetti nuovi, più amministrativi che didattici. E mi sto rendendo conto che gestire la scuola da un altro punto di vista rispetto a quello dell’insegnante significa riuscire a prendere decisioni dall’alto e avere un quadro d’insieme dei bisogni formativi degli studenti”.

In altri Paesi si diventa dirigenti anche molto prima dei suoi 31 anni senza che questo induca scalpore. In Italia se la meta viene raggiunta da giovani si viene guardati con sospetto, specie quando i protagonisti sono donne. Che cosa risponde alle tante parole poco lusinghiere e spesso offensive che sono state rivolte a lei sui social da tanti docenti che alludono a raccomandazioni e chissà a che cos’altro?

Ce lo aspettavamo (sorride). La mia risposta è che è davvero brutto dover constatare che nel nostro Paese la prima riflessione che si fa di fronte a un avanzamento di carriera da parte di un giovane sia una riflessione negativa. Io spero invece di essere un esempio per tanti giovani che vogliono dare un contributo nei vari settori lavorativi del nostro paese, come la scuola, la sanità e tanti altri”.

Non si sente offesa?

Ripeto: me lo aspettavo. Seguendo vicende passate avevo già letto questi giudizi analoghi riferiti ad altre persone. Non mi sento offesa ma certo non mi faccio condizionare . So io quali sono stati i sacrifici che ho fatto per raggiungere questo traguardo studiando davvero tanto. Ho assunto questo impegno con grande dedizione e soprattutto con tanta serietà”.

Alcuni fanno un po’ di conti con la sua età e sostengono che questi conti non tornano: troppo pochi gli anni per poterci mettere dentro diploma, laurea, abilitazione, sette anni di insegnamento, concorso. Da dove parte la sua carriera?

Ho frequentato il Liceo classico Aeclanum a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino. Nel 2011 mi sono laureata in Scienze della formazione primaria all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli”.

Con una tesi su…?

Con una tesi sulla formazione dei docenti. Durante gli anni dell’università ho fatto tirocinio presso alcune scuole primarie. Dopo la laurea ho iniziato subito a lavorare in una scuola e ho continuato per quattro anni”

E siamo al 2015.

Quell’anno è arrivata l’immissione in ruolo da Graduatoria a esaurimento nella scuola primaria e ho insegnato fino a quest’anno nella mia provincia dopo aver fatto un passaggio di ruolo nella scuola dell’infanzia”.

Come mai ha cambiato grado di scuola?

Volevo vivere un’altra esperienza, desideravo arricchire la mia professionalità. Alla fine sono riuscita a cogliere le peculiarità di ognuno dei gradi di scuola”.

Infine, l’ultimo salto.

A un certo punto ho deciso di progredire. Mi son detta che quello era il momento migliore per farlo. È vero che la mia giovane età avrebbe potuto destare perplessità e che sarebbe stato un fattore limitante, però la giovane età mi ha sicuramente favorito nell’approccio a uno studio così complesso, che da più anziani sarebbe stato più impegnativo, non solo per i carichi maggiori, ma anche sul piano della concentrazione mentale”.

I ragazzini sono rimasti colpiti positivamente dalla sua giovane età. Ha in mente qualcosa in particolare che vada al di là del ruolo sempre più burocratico imposto ai presidi?

In questi giorni sto cercando di ritagliarmi del tempo da dedicare ai bambini e ai ragazzi. Entro in classe in tutti gli ordini che dirigo, l’infanzia, la primaria, la scuola media. Cerco il confronto con i vari responsabili di plesso e quando incontro i bambini chiedo sempre come stanno, li saluto, cerco il contatto umano. I docenti mi hanno riferito che i ragazzi sono rimasti sorpresi per la mia giovane età e ho ricevuto tanti apprezzamenti da alcune studentesse che appena mi hanno vista mi hanno fatto i complimenti”.

Perché proprio qui, in Emilia, a Sassuolo?

La sede mi è stata assegnata, con ordine di preferenza. Ho scelto le province e quando ho saputo di Sassuolo, sede assegnatami dal Direttore regionale, sono rimasta molto contenta perché avevo sentito di quanto fosse bella e ricca questa realtà, sia sul piano produttivo, sia su quello culturale”.

Ricca”, un termine significativo se si pensa alla realtà non solo scolastica che ha lasciato in Campania. Le differenze, le famose disuguaglianze, alla fine hanno ricadute sull’offerta formativa e sui ragazzi.

E’ vero, arrivano molti contributi alla scuola. A scuola media ho un grosso contributo da parte di Confindustria Emilia che consente ai ragazzi di rimanere a scuola fino alle cinque del pomeriggio. E’ un ottimo progetto, si chiama SeT, Scuola e territorio, utilissimo peraltro per combattere la dispersione scolastica, e prevede la mensa e alcune attività didattiche che si basano soprattutto sulla tecnologia e la robotica. Qui i Comuni sono molto ricchi e contribuiscono alla vita della scuola, lo vedo ogni giorno un po’ su tutto, nei progetti, nell’ampliamento della offerta formativa. Le aziende spesso qui intervengono per ristrutturare gli ambienti scolastici. A mano a mano che mi sarò radicata nel territorio prenderò contatti con loro”.

Si è parlato tanto di regionalizzazione della scuola e di aumento degli stipendi dei prof da parte di alcune Regioni del Nord, tra cui questa, la ricca Emilia Romagna.

Stando così le cose, occorrerebbe invece riallineare la situazione e ampliare le risorse e l’offerta formativa al Sud. Quanto agli stipendi, io credo che i docenti vadano valorizzati, il loro carico di lavoro è grande. Da ex insegnante sento di dire che il loro contributo andrebbe molto valorizzato”.

Un ricordo della scuola che ha lasciato

Negli ultimi due anni sono stata nella stessa sede, l’Istituto comprensivo di Grottaminarda. Seguivo un alunno, ora lui è in prima alla primaria. Sono contenta di avere concluso il percorso con lui e di averlo accompagnato nel passaggio alla scuola successiva”.

Non può quindi dire che non le manchi l’insegnamento

L’insegnamento mi manca. Però sto cercando di ritagliarmi degli spazi per mantenere il contatto con loro e loro apprezzano la presenza vera del dirigente. Ho avuto modo di verificarlo una volta entrata nelle aule”.

Alcuni scrivono sui social che il suo valore lo dimostrerà al primo collegio. Più tardi dirigerà il collegio numero due. Ma com’è stato il suo primo collegio dei docenti della sua vita da preside?

E’ stato molto emozionante trovarmi dall’altra parte e in un altro ruolo. Avevo le mie preoccupazioni ma devo dire che ho un corpo docente molto valido e collaboratori che mi hanno sostenuto in tutti i passaggi”.

Se avesse potuto, avrebbe scelto di rimanere nella sua terra?

Sì, naturalmente. Ora però cercherò di raccogliere un bagaglio di esperienze che userò prima o poi nella mia regione di provenienza. Non ha importanza quando, so che succederà. Per ora sono qui, ci sto con piacere. Ho assunto con impegno la direzione di questa scuola e darò il mio meglio”.

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