Maria Falcone a Trento: “La mafia sarà uccisa da un esercito di insegnanti!”

di Lalla
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Ufficio Stampa Provincia TN – È stato un incontro molto affollato, quello della professoressa Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia vent’anni fa a Capaci (Palermo), che ha riempito in ogni ordine di posti a sedere e in piedi la Sala della Cooperazione di Via Segantini a Trento. Ma è stato anche un incontro profondo e affettuoso, a tratti commovente e sempre intenso: la Falcone è venuta a Trento chiamata dalla Consulta provinciale degli studenti per quella che si è trasformata in una vera e propria "lezione sulla legalità".

Ufficio Stampa Provincia TN – È stato un incontro molto affollato, quello della professoressa Maria Falcone, sorella del giudice ucciso dalla mafia vent’anni fa a Capaci (Palermo), che ha riempito in ogni ordine di posti a sedere e in piedi la Sala della Cooperazione di Via Segantini a Trento. Ma è stato anche un incontro profondo e affettuoso, a tratti commovente e sempre intenso: la Falcone è venuta a Trento chiamata dalla Consulta provinciale degli studenti per quella che si è trasformata in una vera e propria "lezione sulla legalità".

Accolta da Alberto Conci, che ha portati i saluti del presidente Lorenzo Dellai e dell’assessore Marta Dalmaso, impossibilitati a essere presenti, Maria Falcone col suo intervento è andata immediatamente al nocciolo: "Io credo nell’educazione, credo nella scuola e nella formazione delle giovani coscienze. Un giorno qualcuno disse che la mafia sarà debellata da uno sterminato esercito di maestri elementari. È l’immagine giusta per descrivere l’importanza che hanno i vostri insegnanti, le ricerche e i dibattiti che fate a scuola e nel doposcuola, i vostri temi in classe, ma soprattutto quel che vi nasce in fondo al cuore: l’amore per la giustizia e per il nostro Paese, che dev’essere testimoniato nel grande o nel piccolo da ognuno di noi. È questo, in definitiva, l’eredità che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche i moltissimi servitori dello Stato caduti in questi decenni sotto i colpi delle organizzazioni criminali".

Come si diceva, la Sala della Cooperazione, malgrado il maltempo, s’è riempita di giovani studenti delle scuole trentine che hanno accolto volentieri l’invito rivolto dalla Consulta provinciale degli studenti di incontrarsi con Maria Falcone, presidente della Fondazione "Giovanni e Francesca Falcone". In sala anche Diego Schelfi e Carlo Dellasega, rispettivamente presidente e direttore della Federazione Trentina della Cooperazione: "Don Guetti, fondatore della cooperazione trentina – ha detto Schelfi nel suo indirizzo di saluto, – definiva galantuomini tutti coloro che erano assetati e affamati di giustizia. La vera rivoluzione, ragazzi, è che ognuno di noi, a partire da me, faccia la propria parte per sentirsi veramente galantuomo!".

Sul tavolo dei relatori, accanto a Maria Falcone e ad Alberto Faustini nelle vesti di giornalista-coordinatore del dibattito, era seduta Gaia Pedron, presidente della Consulta provinciale degli studenti ("Noi giovani possiamo dare il nostro contributo per creare una società migliore. Falcone e Borsellino erano persone normali, che amavano la vita proprio come ognuno di noi. Erano però dotati di un fortissimo senso dello Stato, erano malati di Stato. Ricordiamoci quello che disse un giorno Giovanni Falcone, e cioè che il peggior nemico della mafia è la scuola!").

Ma c’erano anche Valentina Veronig e Carlo Endrizzi in rappresentanza della ex quinta C dell’Istituto Martini di Mezzolombardo, che con il filmato "Dialogo sulla legalità – Gli uomini passano, le idee restano" si sono aggiudicati il prestigioso primo premio nella categoria Scuole superiori di secondo grado al concorso nazionale "Capaci 20 anni dopo. Etica, Ruolo e Valore della Memoria", indetto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dalla Fondazione "Giovanni e Francesca Falcone".

Quale occasione migliore di quella d’oggi, per Maria Falcone, per premiare i ragazzi di Mezzolombardo proprio nell’ambito dell’incontro alla Sala della Cooperazione?. Valentina e Carlo hanno brevemente presentato il filmato da loro realizzato, che ha visibilmente commosso la signora Maria e che s’è guadagnato un riconoscimento così ambito: "Ricordiamo benissimo quel che disse un giorno Paolo Borsellino – hanno detto i due studenti: – quando la gioventù le negherà il consenso, per la mafia sarà giunta l’ora della fine! Abbiamo lavorato con entusiasmo attorno ai temi della legalità, della libertà, dell’indifferenza ma anche della speranza e del coraggio dei piccoli gesti. Don Puglisi disse che se ognuno si mettesse in gioco, tutto sarebbe diverso. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di farlo".

L’atteso intervento di Maria Falcone, giunta a Verona nella giornata di ieri dopo un lungo e avventuroso viaggio in aereo e che nella serata di venerdì ha voluto visitare presso il Tribunale di Trento la sala dedicata proprio a Falcone e a Borsellino ("Vedete, ragazzi? Non è bello scoprire – ha detto la signora Falcone, – che a Trento ci si ricorda non solo del sacrificio, ma anche del lavoro svolto da due grandi uomini delle istituzioni?") non ha deluso le aspettative degli organizzatori, delle ragazze e dei ragazzi intervenuti, nonché dei loro insegnanti.

"Perché sono qua, davanti e in mezzo a voi? – s’è chiesta la Falcone. – Vedete: stamattina in albergo mi sono svegliata bene, forse perché per noi siciliani lo spettacolo della neve è qualcosa di stupefacente. Appena fuori dal letto ho acceso il mio iPad e ho letto una notizia fantastica. Ho letto che il nuovo presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, da poco rieletta, ha chiuso il suo discorso di insediamento con una dedica particolare ai giudici, a quei giganti sulle cui spalle noi siciliani siamo seduti. E ha ricordato anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che hanno pagato con la vita la devozione per la loro terra, per il loro Stato aggiungo mio. Ecco: se dopo vent’anni il presidente dell’assemblea legislativa siciliana dice queste cose, significa che anche il lavoro della Fondazione intitolata a mio fratello e a sua moglie ha avuto un senso, significa che la mia presenza qui tra di voi, in Trentino, è una delle mille tappe che ho percorso in questi anni incontrandomi con centinaia e centinaia di scolaresche per parlare di legalità e per far capire che tutti, dal più grande al più piccolo, possono dare il loro contributo".

"Dopo la tragedia di Capaci ebbi un attimo di scoramento – ha proseguito Maria Falcone pescando nei suoi ricordi. – Non preoccuparti, mi disse Paolo Borsellino, ci penserò io a proseguire il lavoro di Giovanni. Due mesi dopo la mafia uccise anche Paolo e la sua scorta e io mi sentii persa. Di lì a qualche giorno, però, ci fu la svolta: fu una mia amica a portarmi un biglietto trovato ai piedi dell’albero piantato a Palermo in ricordo di mio fratello. Era stato scritto da un abitante del quartiere palermitano di Ballarò, una zona povera e degradata: Non siete morti invano, c’era scritto, il vostro sangue sarà per noi concime per far crescere la rivolta civile!" Ecco, se i siciliani più poveri ed emarginati la pensavano così, voleva dire che qualcosa s’era spezzato nell’indifferenza e nell’omertà della mia isola, significava che le cose potevano cambiare. E da lì sono partita, da lì siamo partiti".

È stata una mattinata ricca di "frasi", quella della Sala della Cooperazione: parole semplici che lette assieme, però, rispecchiano valori profondi. "Gli uomini passano, le idee restano". "Li avete uccisi, ma le loro idee camminano sulle nostre gambe". "Si può spezzare un fiore, non si può impedire la primavera!" "Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, costi quel che costi. In ciò sta il senso profondo della dignità umana" era la frase di John Fitzgerald Kennedy preferita da Giovanni Falcone, "ed è la frase – ha sottolineato la sorella Maria – che ci fa capire quel che deve fare oggi la scuola. Deve educare alla legalità, alla socialità, alla collaborazione e alla cooperazione. Perché se la mafia vive grazie all’indifferenza, la si può combattere con l’attenzione: è per questo che ho cominciato il mio lavoro coi giovani di tutta Italia".

È poi toccato a un filmato di RAI Educational accompagnare una struggente musica composta da Nicola Piovani per i due giudici uccisi con immagini di repertorio di Falcone e Borsellino e con la celebre intervista rilasciata dal primo alla RAI. "Vent’anni fa voi non eravate ancora nati – ha ancora detto Maria Falcone in chiusura di intervento, – ma queste immagini vi fanno capire che quello fu un periodo difficile e che voi non dovete dimenticare! Era un’Italia in ginocchio, quella in cui vissero e morirono Giovanni e Paolo: dopo le due stragi di Palermo, altri attentati di terrorismo mafioso colpirono Firenze, Milano, due chiese di Roma, il noto giornalista Maurizio Costanzo, per capire allo Stato che la mafia intendeva colpire i luoghi simbolo dell’arte, i primi processi milanesi di Mani Pulite, la Chiesa che con le parole di papa Wojtyla aveva quasi scomunicato i mafiosi, quell’informazione che aveva già realizzato alcune trasmissioni per indagare e approfondire i fenomeni mafiosi. Per fortuna le intimidazioni mafiose non hanno avuto successo: oggi la mafia non è debellata, è però decimata, anche se le leve del potere criminale si sono spostate in Calabria e, da lì, l’ndrangheta si sta ramificando in tutta Italia e anche al Nord. C’è ancora molto da fare, insomma, per tutti. Io non amo definire mio fratello Giovanni un eroe, però lasciate che oggi, qui a Trento, faccia un’eccezione: i giovani di oggi hanno bisogno non di eroi, bensì di modelli. Giovanni e il suo amico Paolo furono eroi proprio per questo: per aver testimoniato coerenza, impegno, amore per il proprio Paese. Furono eroi perché con il loro amore sono riusciti a smuovere le coscienze!"

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