Manovra, Bullismo e cyberbullismo: un milione per formare gli insegnanti

Manovra 2020: approvato all’unanimità in Commissione Bilancio un emendamento che stanzia i fondi per la formazione degli insegnanti in materia di bullismo, cyberbullismo e discriminazioni di genere. 

Perché tanto è stato fatto e tanto ancora deve essere fatto.

È un successo del Parlamento – afferma Licia Ronzulli presidente della Commissione per l’infanzia e l’adolescenza  e prima firmataria dell’emendamento dal momento che l’emendamento è stato sottoscritto da tutti i gruppi ed approvato all’unanimità in commissione bilancio, ma in particolare della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza che ha proposto la misura. Si tratta di un primo fondamentale tassello nell’ottica di un `welfare per l’infanzia´ a tutela dei diritti dei minori“.

Si tratta di un primo passo avanti che ci incoraggia a proseguire in questa battaglia quotidiana per la tutela dei minori, battaglia che il Moige conduce da anni nelle scuole e nelle piazze delle nostre città formando e sensibilizzando i nostri ragazzi a conoscere e prevenire i cyber-risk e all’uso consapevole delle nuove tecnologie“.  Dichiara Antonio Affinita, Direttore generale del Moige – Movimento Italiano Genitori.

Un fenomeno che nei prossimi anni sarà sempre più diffuso se consideriamo che – secondo i dati dell’indagine sul cyberbullismo e sull’utilizzo dei social, curata per il Moige dal Prof. Tonino Cantelmi dell’Università Europea di Roma – la generazione di ragazzi tra gli 8 e i 18 anni è super tecnologica e iperconnessa: l’81% afferma che tutti i dispositivi presenti a casa sono connessi ad internet e l’intero totale degli intervistati controlla i propri profili social online.

I ragazzi sono connessi su più social contemporaneamente, fino ad arrivare anche a 5, i più utilizzati sono: Instagram 77,4%, Youtube 62,3%, Snapchat 35,7% e, in netto declino rispetto agli anni precedenti, Facebook 33,9%.

Inoltre, circa il 21% del campione abitualmente gira video con il proprio smartphone e li diffonde tramite i social. E il 31% del campione ha dichiarato di essere stato un “cyberbullo”, facendo girare video imbarazzanti per prendere in giro i compagni, mentre 1 ragazzo su 2 condivide immagini personali. Un dato allarmante soprattutto se pensiamo al fenomeno del sexsting.

Emerge, infine, un basso controllo sulla vita online dei ragazzi: il 63% del campione esplora il web in solitudine, nella propria stanzetta o in giro per casa.

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