Per le mancate assunzioni dei precari lo Stato italiano rischia 160mila ricorsi e il monito della Commissione UE

di redazione
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ANIEF – Per la Curia europea i lavoratori, della scuola, come della pubblica amministrazione, al pari di quelli privati, hanno pieno diritto a essere stabilizzati quando sono in possesso dei titoli di studio, delle abilitazioni utili a svolgere quel determinato ruolo e dei fatidici 36 mesi di servizio minimo svolti su posti vacanti.

ANIEF – Per la Curia europea i lavoratori, della scuola, come della pubblica amministrazione, al pari di quelli privati, hanno pieno diritto a essere stabilizzati quando sono in possesso dei titoli di studio, delle abilitazioni utili a svolgere quel determinato ruolo e dei fatidici 36 mesi di servizio minimo svolti su posti vacanti.

La mancata ottemperanza di tali indicazioni nel disegno di legge Buona Scuola produrrà effetti rilevanti. Perché il numero dei supplenti abilitati che rimarranno fuori dal piano assunzioni, pur avendone pieno diritto, è altissimo.

Marcello Pacifico (presidente Anief): il Governo era partito bene, parlando di fine del precariato, ma sta andando avanti come in passato. A settembre continueranno a essere chiamati oltre 100mila docenti supplenti. Per non parlare dei 40mila Ata precari, anch’essi lasciati al palo. Intanto, Bruxelles, che ha già aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia, potrebbe presto intervenire. Con lo Stato italiano che rischia di pagare iper-risarcimenti, ai precari non assunti, fino a 6 miliardi di euro.

Sulla mancata assunzione di tutti i precari della scuola il Governo stavolta rischia grosso: sebbene la storica sentenza del 26 novembre 2014 della Corte di Giustizia europea, che ha messo in chiaro come la stagione delle discriminazioni verso i precari sia giunta al capolinea, indicando ai Paesi membri l’obbligo di assumere il personale che ha svolto almeno 36 mesi di supplenza su posto vacante, anche non continuativi, nel sul disegno di legge 2994 di revisione del comparto Istruzione non c’è traccia di questa sentenza. L’unico riferimento è contenuto all’articolo 12, dove si specifica che “i contratti a tempo determinato stipulati con personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi”.

A quanto risulta dalle informazioni provenienti dalla Camera, l’unica variazione che la Commissione Cultura starebbe approvando su questo versante della riforma è quello di non applicare l'effetto retroattivo. Invece sull’assunzione dei tantissimi precari rimasti esclusi dal piano straordinario di assunzioni, già finanziato dalla Legge di Stabilità 2015, non c’è traccia: eppure si tratta di docenti risultati idonei ai concorsi pubblici, di abilitati presso le università dopo aver svolto prove selettive e pure di diplomati magistrali sui cui anche la Consulta si è espressa a favore per l’immissione in ruolo.

“A dispetto delle buone intenzioni dimostrate dal Governo in carica sulla scuola e sulla volta di abbattere il precariato – spiega Marcella Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – stiamo assistendo all’ennesima elusione della sentenza della Curia europea, a Lussemburgo, in merito all’abuso di precariato perpetrato in Italia da decenni. Eppure i giudici sovranazionali sono stati cristallini: i lavoratori, della scuola, come della pubblica amministrazione, al pari di quelli privati, hanno pieno diritto ad essere stabilizzati quando sono in possesso dei titoli di studio, delle abilitazioni utili a svolgere quel determinato ruolo e dei fatidici 36 mesi di servizio minimo svolti su posti vacanti”.

Perché la Corte di Giustizia europea ha rivolto il punto 11 della sentenza dello scorso 26 novembre proprio ai giudici nazionali degli stati membri, indicando loro le condizioni per la stabilizzazione del personale precario. Tra l’altro, per quanto riguarda l’Italia, la norma ‘sovrana’ da adottare già esiste ed è l’articolo 117, comma 1, della Costituzione (che si aggiunge agli articoli 1 e 4), che impone al legislatore nazionale e regionale di ottemperare agli obblighi comunitari. Sempre la Curia Ue, nel punto 14 della sentenza di fine novembre ha anche fatto riferimento anche ai pareri della Consulta e del Tribunale di Napoli, affermando l'applicazione del decreto legislativo n. 368/2001 anche alle pubbliche amministrazioni scolastiche, come normativa attuativa della direttiva 1999/70/CE.

La mancata ottemperanza di tali indicazioni nel ddl scuola produrrà effetti rilevanti. Perché il numero di precari della scuola che rimarranno fuori dal piano assunzioni, pur avendone diritto, è altissimo. A partire dai 50mila diplomati nella scuola magistrale, per i quali il sindacato ha riaperto la possibilità di presentare ricorso per l’accesso nelle GaE sino al prossimo venerdì, cui si sommano altri 30mila esclusi per l’incredibile decisione dell’Esecutivo di non procedere a nemmeno una delle 23mila immissioni in ruolo dei maestri d’infanzia già inseriti nelle GaE. Poi ci sono almeno altri 7mila esclusi abilitati nelle varie discipline, di cui molti alla primaria. A questi si aggiungono altri 80mila docenti inseriti nelle graduatorie d’Istituto: sono gli abilitati di Scienze della formazione primaria che hanno terminato il corso dopo il 2011, ma anche tutti coloro che hanno conseguito l’abilitazione attraverso i cosiddetti Tfa e Pas. Per tanti di loro, tutti quelli che hanno presentato ricorso per la mancata inclusione nelle GaE, sono ancora in corso le procedure legali che potrebbero portarli ad essere inseriti nelle graduatorie pre-ruolo.

“È sempre più evidente – conclude il presidente Anief-Confedir – che lo Stato italiano vuole eludere la normativa vigente sulle assunzioni del personale non di ruolo. Sovvertendo, tra l’altro, anche le intenzioni di abbattere il precariato italiano. Perché a settembre, anche attuando le 100mila assunzioni, continueranno ad essere chiamati oltre 100mila docenti supplenti. Per non parlare dei 40mila Ata precari, anch’essi lasciati al palo malgrado vi fossero almeno 10mila posti vacanti. Solo il Governo italiano non si è accorto dell’abuso cui sta andando incontro: noi, come Anief, abbiamo di nuovo denunciato il tutto alla Commissione europea proprio questa settimana. La quale ha già aperto una procedura d’infrazione e potrebbe quindi presto intervenire. Nel frattempo, perdurando questa situazione di stallo – conclude Pacifico – lo Stato italiano rischia di pagare iper-risarcimenti ai precari non assunti, fino a 6 miliardi di euro”.

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