Mancano docenti di sostegno in Italia, ma cosa si fa per assumere quelli preparati? Lettera

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inviata da Elena Conti –  Gent.ma Dott.ssa Azzolina, Scrivo per mostrarle uno spaccato di vita reale di un’aspirante docente di sostegno.

Ho 27 anni, mi sono laureata nel 2018 con 110 e lode presso la facoltà di Scienze Pedagogiche, con una tesi nell’ambito della Pedagogia Speciale, nata da un tirocinio in Sudafrica in cui ho dato vita ad uno spazio di avvio all’alfabetizzazione per persone gravemente disabili.

Durante i miei studi ho sempre lavorato come assistente educatrice in ogni ordine scolastico (tramite cooperative sociali con contratti nazionali incivili che meriterebbero un approfondimento a parte).

Subito dopo la laurea mi sono iscritta ad un master (in presenza…e non online) relativo i DSA.

Subito dopo il master è stato pubblicato il bando per partecipare al corso di specializzazione per insegnanti di sostegno: ho partecipato, sono arrivata sesta e lo sto per terminare presso l’Università degli Studi di Bergamo.

Mancano insegnanti di sostegno…eppure io quest’anno non ho potuto lavorare come tale: troppo giovane per potermi iscrivere in una terza fascia chiusa da ormai tre anni, il sistema di reclutamento tramite graduatorie incociate ha reso impossibile la chiamata mediante MAD.

Il risultato? Ho visto nominare gente a novembre sui posti di sostegno che in tasca aveva solo una laurea in materie poco affini solo perché 3 anni fa ha avuto l’idea di iscriversi in terza fascia. Architettura, matematica: nulla
da togliere a tali nobili lauree…ma siamo sicuri che questi docenti siano stati più preparati di me nel ruolo di insegnanti di sostegno?

Ora siamo in attesa dei bandi del concorso: l’unica cosa che pare certa è che io non potrò partecipare al concorso straordinario, riservato non a chi ha meriti, ma a chi ha tre anni di servizio. Sì, in Italia funziona così: non importa come e con quali competenze tu abbia lavorato (e mi dispiace ma senza conoscenze e competenze sul sostegno, magari in buona fede, si lavora male), che conta è accumulare titoli on-line e anni di presenza al lavoro…la qualità non è cosa necessaria in Italia.

Parteciperò all’ordinario, con un altro rischio: magari mi si chiederanno le materie della classe d’insegnamento “A18” per diventare insegnante di sostegno… magari mi si chiederà la filosofia antica… che purtroppo ho abbandonato molto tempo fa negli studi …non perché non mi sia data da
fare…ma semplicemente perché mi sono dedicata ad ambiti affini alla disabilità.

Io non lo so come finirà… vorrei che qualcuno valorizzasse quello che ho sempre studiato e quello che ho sempre fatto.

Credo di essere preparata per svolgere la professione di insegnante di sostegno…è forse l’unico mestiere per il quale ritengo di essere finalmente pronta (anche se la formazione so bene che dovrà essere continua).

Ora mi consente la rabbia quando sento annunci del tipo “mancano insegnanti di sostegno”: io ci sono, sono pronta, ho lavorato sodo, ma il vostro sistema non mi vuole.

In tutto questo ho 27 anni e un compagno: potrei essere parte di un Italia giovane che studia poi si sposa e fa figli, ma non posso. Le mie condizioni lavorative, nonostante gli studi, non mi consentono di fare questo passo.

Questa è la realtà, questo è il nostro Paese, questa è la scuola, questo è ciò che si pensa per i nostri alunni con disabilità, questo è il grande futuro che state offrendo a noi giovani.

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