Mamme lavoratrici, su di loro anche il peso della didattica a distanza

di redazione

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La didattica a distanza e il successivo rientro a scuola a probabili turni alterni si ripercuote soprattutto sulle mamme.

In occasione della festa a loro dedicata, la Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha pubblicato una ricerca sui dati occupazionali delle donne.

Dallo studio risulta che su quasi 10 milioni di donne lavoratrici poco più della metà sono mamme. In questi due mesi di sospensioni e lockdown, le donne con figli hanno lavorato più dei papà. Un fattore collegabile al differente livello di occupazione tra uomini e donne nei settori industriali e nei servizi essenziali, laddove la presenza femminile risulta più bassa nei primi e più alta nei secondi.

La ricerca ha distinto le mamme per fascia di età dei figli e ha distinto anche le varie tipologia di lavoro in base alla qualifica. Su 100 occupate con almeno un figlio con meno di 15 anni, 74 hanno lavorato ininterrottamente (contro
66 uomini nella stessa condizione), il 12,5% ha ripreso il lavoro dallo scorso 4 maggio, mentre il 13,5% dovrebbe ritornare alla propria attività entro la fine del mese. Ma non è detto perché potrebbero non riuscire a gestire la conciliazione tra lavoro e impegni familiari.

Lo smart working “riscoperto” in questo periodo potrebbe sicuramente essere di aiuto, ma anche qui emerge un paradosso: le figure professionali che hanno più facilmente accesso al lavoro agile sono quelle più qualificate e più retribuite, ovvero coloro che potrebbero permettersi supporti e aiuti. Mentre quelle meno qualificate dovrebbero necessariamente recarsi in sede per lavorare e parallelamente accudire in prima persona i figli con meno di 15 anni: si tratta di 1mln 426 mila lavoratrici (il 48,9% delle mamme lavoratrici), di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro.

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