Mamma finlandese critica il sistema scolastico italiano. C’è chi dice no: “Parole arroganti e atteggiamento da saccente”

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Ha destato enorme scalpore la decisione di una famiglia finlandese di lasciare la Sicilia e l’Italia per via del “sistema scolastico italiano povero”. Tanti i commenti su Facebook in merito alla lettera della mamma finnica che denuncia i limiti della nostra istruzione.

C’è Francesco che, in una lettera alla nostra redazione, scrive: “Trovo che il tono della “mamma finlandese” esprima un’arroganza incredibile, peraltro diffusa anche presso diversi genitori italiani. Posso anche capire che sia stata sfortunata a trovare un istituto scolastico a Siracusa, che fosse poco dotato di strutture.
Però, con quale coraggio afferma che “il sistema scolastico (tutto il sistema scolastico italiano) è così povero…”! Ed ecco partire una lunga lezione della genitrice saccente che dispensa consigli ai docenti e governanti italiani su come deve essere organizzata la scuola!. Sono completamente d’accordo che la signora e suo marito tornino in Finlandia e che ci restino: se adorano tanto la loro scuola, anche io apprezzo molto quella italiana. È anche ora di finirla con l’esaltare altri sistemi scolastici, tra cui quello finlandese: la ragione del loro progresso tecnologico è dovuta principalmente dalla capacità di attrarre investimenti esteri, specialmente nel settore delle TLC”.

C’è poi Alessandra che scrive: “In Italia ci sono molte regioni ed ognuna di queste ha una propria realtà con spazi differenti, concetto di educazione e preparazione differenti. Purtroppo in alcune parti d’Italia troveremo una diversità enorme rispetto ad altre, quindi vorrei chiarire questo punto prima di generalizzare come sta facendo la signora in questione forse senza conoscere altre realtà. Vivendo in Spagna posso pure aiutarla a capire che solo nelle scuole internazionali quindi private, si impara a parlare inglese perfettamente ma non nelle pubbliche o nelle concertate. Le pubbliche inoltre hanno la maggior parte delle ore in lingua valenciana, catalana, gallega ecc. a seconda della comunità quindi la lingua inglese è considerata come l’ora di ginnastica”.

Sull’Huffington Post interviene Mila Spicola: “Parlano di qualcosa che per loro è normale e per noi lunare, facendoci intuire che la retorica dell’importanza della scuola, vantata da ciascuno di noi, di fatto si scontra con la noncuranza, con l’insipienza ma, soprattutto con un paradigma di base, quel che loro hanno compreso e invece noi no: la priorità del benessere delle persone, soprattutto dei bambini e la necessità di costruire tutto, scuola, società, organizzazione del lavoro, intorno a quel benessere”.

E ancora: “La scuola è motrice ed esito dell’idea di società. La lettera di questi genitori non è scritta da marziani, da esseri geneticamente modificati, è scritta da persone, che lavorano, che hanno studiato con profitto, che hanno competenze, che sono bravi ed educati cittadini, che credono nell’impegno, ma che, tutto questo, lo perseguono profondamente convinti della necessità di star bene e di far star bene, se, i propri figli, le persone immediatamente vicine, sia perché si vive meglio, sia perché conduce effetti positivi e risultati migliori in ogni ambito. Il sistema scolastico non è povero solo di risorse, è povero di missioni assegnate che vadano oltre la notifica sul voto medio in millesimi”.

C’è, invece, chi difende la mamma, come Giacomo: “La cosa che più mi ha stupito, e nella quale mi sono in parte immedesimato, è stato il giudizio del figlio nei riguardi della propria docente di inglese che, spero, non sia una docente di ruolo. Anche nell’esperienza di uno dei miei figli ho avuto a che fare con un episodio altrettanto spiacevole con una docente – per fortuna precaria, seppur in età avanzata – (e già questo la dice lunga sulla preparazione) totalmente inadatta a svolgere il delicato mestiere di docente (pronuncia terribile, che ho avuto l’orrore di sentire durante la dad, come anche le conoscenze della materia in sé). Pertanto torno a ribadire l’importanza della selezione rigorosa dei docenti che, almeno in Finlandia, si suppone sia presente vista l’indignazione della signora finlandese. In Italia, invece, assistiamo fin troppo spesso a delle vere e proprie “infornate” o “sanatorie” di precari del tutto incompetenti e inidonei a svolgere il proprio ruolo. Di questo avevo già parlato in una mia lettera in cui criticavo la follia di far entrare in ruolo docenti che avevano preso 0 all’ultimo concorso (per immensa sfortuna di mio figlio, proprio uno di quei “docenti” è capitato nella sua classe e ho prontamente segnalato l’assurdità a chi di dovere che, si spera, interverrà con gli strumenti a propria disposizione). Oltre a ciò, bisognerebbe investire senz’altro nelle attrezzature e nelle dotazioni tecnologiche, ma al contempo bisognerebbe assumere soltanto docenti in grado di saperle utilizzare. Per concludere, torno a ribadire che la cosa fondamentale che proprio non va nella nostra scuola è il corpo docente: troppo spesso anziano, svogliato e inadatto perché assunto in maniera non consona. Ci vorrebbero molti più docenti giovani e preparati, che spero il nuovo ministro assumerà (sempre, ovviamente, dopo una rigorosa selezione)”.

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