Maltrattamenti a scuola: Istruzione e Giustizia agiscano d’intesa

di Vittorio Lodolo D'Oria
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Nonostante aumentino a dismisura i casi di presunti maltrattamenti ai danni della giovane utenza, continuiamo ad assistere a un imbarazzante silenzio da parte delle istituzioni direttamente coinvolte. L’opinione pubblica si incattivisce e il discredito affligge l’intera categoria professionale delle maestre.

Ho voluto pertanto calarmi nei panni del ministro dell’Istruzione per scrivere una lettera al collega del dicastero di Grazia e Giustizia. Nella missiva analizzo le possibili cause del fenomeno, quindi considero l’inadeguatezza dell’intervento della Giustizia, infine presento una proposta operativa.

Al Ministro di Grazia e Giustizia

Esimio collega,

come a te ben noto, ci troviamo alle prese col crescente fenomeno dei presunti maltrattamenti a scuola e urge dare una risposta concertata e tempestiva. Non ti nascondo che il dicastero da me guidato è rimasto del tutto inerte in tutte le sue articolazioni e, quanto fatto finora, presenta limiti di analisi. Appaiono discutibili anche gli interventi operati dalla Giustizia perché è fisiologicamente a digiuno della realtà scolastica e delle sue complesse dinamiche. Riporterò pertanto di seguito sinteticamente e nell’ordine: analisi del fenomeno, inadempienze del MIUR cui porre rimedio, limiti dell’operato del MGG, proposta d’intervento concordato.

Analisi critica del fenomeno

  • Il 90% delle maestre indagate ha un’età superiore ai 50 anni e anzianità di servizio superiore ai 30. Il dato lascerebbe supporre che non si tratti di maestre dalla “indole perversa”, ma di professioniste stremate che, semmai, hanno verosimilmente perso il controllo degli impulsi per l’esaurimento psicofisico.
  • Le riforme previdenziali (di cui la Monti-Fornero è solo l’ultima) sono state fatte “al buio” perché hanno deliberatamente ignorato l’età anagrafica media della categoria (superiore ai 50 anni di età) nonché l’anzianità di servizio e le malattie professionali.
  • Dai pochi studi a disposizione sulle helping profession, le inidoneità all’insegnamento dei docenti sono dovute a malattie professionali che risultano essere nell’80% dei casi ascrivibili a diagnosi psichiatriche. Purtroppo l’Ufficio III del Ministero Economia e Finanze non elabora i dati nazionali sulle inidoneità di cui dispone e non ha finora consentito l’accesso agli stessi anche a chi ne ha fatto richiesta.
  • Nonostante il Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori (DL 81) preveda all’art. 28 attività di monitoraggio e prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (con particolare riguardo al sesso che nella scuola è femminile nell’83% del corpo docente), non è stato allocato alcun finanziamento per attuare quanto disposto dal legislatore. A seguito di ciò il dicastero da me guidato non ha ritenuto opportuno nemmeno verificare se, e come, le scuole hanno adempiuto ai suddetti obblighi di legge. Ciascun dirigente procede pertanto in ordine sparso e come meglio crede, senza un metodo condiviso e soprattutto scientificamente riconosciuto.
  • I dirigenti scolastici non hanno saputo gestire il fenomeno (vuoi per inerzia, vuoi per incapacità) favorendo di fatto l’intervento dell’Autorità Giudiziaria che si è affacciata per la prima volta nel mondo della scuola di cui è all’oscuro. Anche in questa circostanza il MIUR non è esente da colpe in quanto non forma in alcun modo i presidi (nemmeno in fase di concorso) in materia di incombenze medico-legali loro spettanti. Toccherebbe infatti ai capi d’istituto gestire problemi come quelli riguardanti i presunti maltrattamenti degli alunni. Tra i loro compiti rientrano di diritto anche la tutela della salute dei lavoratori e dell’incolumità dell’utenza. Si noti tra l’altro che il DM 382/98, rimasto del tutto inapplicato, prevedeva un apposito intervento formativo.
  • I punti di cui sopra hanno costituito l’humus per la crescita tumultuosa di un fenomeno che solo pochi anni fa appariva come residuale. Ha certamente influito anche la rottura dell’alleanza scuola-famiglia che si è tradotta in uno scontro genitori-docenti. I genitori hanno quindi manifestato la loro legittima sfiducia nell’istituzione scolastica by-passando il dirigente e le articolazioni territoriali e regionali (UST e USR), rivolgendosi direttamente all’Autorità Giudiziaria che però possiede lunghi tempi d’intervento e scarsa dimestichezza col mondo scolastico. E’ stata cosa buona? Vediamone i limiti.

Limiti delle indagini a opera dell’Autorità Giudiziaria

  • I tempi di intervento della giustizia sono lunghi (molti mesi), decisamente più lunghi rispetto a quelli di una procedura interna all’amministrazione scolastica, vuoi disciplinare, vuoi di accertamento medico d’ufficio. Uno o più bimbi sottoposti a maltrattamenti non possono attendere mesi d’indagini. Le telecamere, erroneamente ritenute dall’opinione pubblica come la panacea di tutti i mali, non sono altro che una dispendiosa forma di prevenzione secondaria e non assolutamente primaria.
  • Le indagini con telecamere nascoste non prevedono tempi contingentati, consentendo così la “pesca a strascico” da parte degli inquirenti. Di ore e ore di registrazione vengono poi estratti piccoli trailer che non sono rappresentativi della realtà. A parlare chiaro in proposito è il principio di diritto della Suprema Corte che recita: “In tema di maltrattamenti il giudice non è chiamato a valutare i singoli episodi in modo parcellizzato ed avulso dal contesto, ma deve valutare se le condotte nel loro insieme realizzino un metodo educativo fondato sulla intimidazione e la violenza… attuata consapevolmente anche per finalità educative astrattamente accettabili” (Cass. Sez. 6 n. 8314 del 25.06.96).
  • La trascrizione delle videoregistrazioni viene paradossalmente e inopinatamente effettuata da personale “non addetto ai lavori” (agenti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza) che interpreta liberamente, e secondo criteri squisitamente soggettivi, l’operato di professionisti che possiedono (secondo l’art. 27 CCNL comparto scuola) “competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica”. Ancora più inadeguata, per evidenti motivi, è poi la valutazione effettuata a carico del docente appartenente all’area del Sostegno: il rapporto fisico col disabile viene spesso equivocato come violenza o maltrattamento anziché letto come semplice contenimento della persona per evitare danni alla di lui/lei o altrui salute.
  • Il concetto di “abitualità” di un comportamento adottato dai giudici è del tutto empirico e discrezionale. Per asserire che un maltrattamento si ripete abitualmente nel tempo deve essere stabilito un criterio uguale per tutti.
  • L’intervento dell’Autorità Giudiziaria si porta dietro tutto il circo mediatico che spettacolarizza le indagini ponendo alla gogna gli inquisiti con le loro famiglie, per tutta la durata del processo e oltre. Si pensi inoltre al danno d’immagine che ne discende per l’intera categoria professionale delle maestre della scuola pubblica e per l’istituzione scolastica medesima.
  • Se, come sono propenso a credere dai dati riportati in premessa, i maltrattamenti sono per lo più imputabili a un logoramento psicofisico professionale piuttosto che a un’indole violenta, l’intervento della Giustizia appare ancor meno appropriato, mentre urge l’attività di prevenzione dello Stress Lavoro Correlato da parte del MIUR (art. 28 DL 81/08).
  • Che la Giustizia non conosca la scuola e le sue dinamiche è un dato di fatto. Il disorientamento che ne consegue è davanti agli occhi di tutti e ben rappresentato dal recente caso milanese andato a sentenza dove il GIP è contro il PM, il Tribunale del Riesame contro il GIP, il giudice di primo grado viene appellato dal PM e dal Procuratore Generale. Gli stessi avvocati difensori, proiettati nel mondo della scuola per la prima volta, stentano a trovare il bandolo della matassa.

Proposta operativa

Dopo questa meditata autocritica sul comportamento del MIUR e a fronte dei limiti oggettivi dello sforzo, pur lodevole, operato dal MMG per arginare il fenomeno dei presunti maltrattamenti a scuola, ritengo doveroso proporti un’azione congiunta che si basi su un accordo di massima. Considera questa mia proposta come volontà di restituire a ciascun dicastero il proprio compito e le rispettive competenze, ben sapendo che il MGG è impegnato su altri fronti (malavita organizzata, corruzione dilagante, spaccio etc) decisamente più propri di questo che è invero mio dovere prevenire fin dal suo nascere, ovviando innanzitutto alle suelencate mancanze del mio dicastero. Non possiamo peraltro limitarci ad assistere alle pretese ingerenze di associazioni o rappresentanti istituzionali (quali ad esempio il MOIGE o il garante per l’infanzia) che, pur animate da buone intenzioni, nulla sanno e conoscono a loro volta di scuola.

  1. D’ora in poi i genitori degli alunni dovranno rapportarsi direttamente con i docenti e col loro dirigente scolastico per segnalare eventuali comportamenti impropri degli insegnanti. Il preside a sua volta dovrà tenere memoria scritta delle sollecitazioni ricevute, segnalare le stesse all’USR e rendere conto delle contromisure assunte con i relativi risultati perseguiti. Stessa procedura dovrà essere seguita in caso di analoghe segnalazioni da parte di colleghi insegnanti o dal personale ATA.
  2. L’Autorità Giudiziaria che dovesse ricevere una segnalazione diretta da parte di genitori della piccola utenza, ovvero da colleghi insegnanti, oppure da personale ATA, inviterà gli interessati a rivolgersi in prima battuta al dirigente scolastico informandolo delle circostanze e invitandolo ad adottare le opportune contromisure. In caso di urgenza l’Autorità Giudiziaria convocherà il dirigente per allertarlo immediatamente.
  3. L’USR e il dirigente scolastico informeranno tempestivamente l’Autorità Giudiziaria circa le contromisure adottate dall’istituzione scolastica fino alla piena risoluzione del caso denunciato.
  4. Qualora le procedure sopra descritte non servissero a risolvere tempestivamente le problematiche segnalate, l’Autorità Giudiziaria si riserva di intervenire. Analoga azione potrà essere attuata ogniqualvolta vi saranno circostanze di particolare gravità e urgenza.

La suddetta procedura possiede l’incommensurabile vantaggio di abbreviare sensibilmente i tempi d’intervento a beneficio della piccola utenza, evitandone l’esposizione prolungata a eventuali maltrattamenti o abusi di mezzi di correzione.

Resto sempre più convinto che la scuola è addirittura più sicura della famiglia (la cronaca ce lo rivela frequentemente), ma l’incolumità dell’utenza (piccola e non) passa attraverso il benessere e la salute dei nostri docenti. Su questo punto siamo terribilmente inadempienti e in ritardo ma è mio preciso intendimento recuperare il terreno perduto.

In attesa di un tuo sollecito e cortese riscontro resto a disposizione.

Il titolare del MIUR

Sapranno far tesoro di questi consigli i titolari dei due dicasteri? Ci auguriamo di sì, nella speranza che la loro risposta non sia più il silenzio.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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