Maltrattamenti bimbi chiusi in gattabuia. Carcere per la maestra

di redazione
ipsef

item-thumbnail

E’ finita in carcere la maestra accusata di maltrattamenti, fra cui la reclusione dei bambini in una stanza buia o al bagno per punizione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n.5205/2019, convalidando i verdetti emessi nei due precedenti gradi di giudizio.

Non si sarebbe trattato di un episodio estemporaneo; i giudici hanno ravvisato come reato di maltrattamento le “ripetute condotte violente“. Inutile, anche in considerazione dell’età dei bimbi, il tentativo della difesa di derubricare gli atti della maestra ad “abuso dei mezzi di correzione“.

La maestra aveva tentato di difendersi rivendicando l’applicazione del metodo Montessori. In buona sostanza aveva cercato di spiegare che mandare i piccoli nella “stanza del telefono” equivaleva a far sedere l’alunno su una sedia vicina all’insegnante per a farlo riflettere su alcune sue azioni. Peccato che la famigerata stanza fosse al buio, se non addirittura il bagno.

Inoltre, le intercettazioni avrebbero provato il ricorso ad atti violenti, come schiaffi, tirate d’orecchi e di capelli, utilizzo di espressioni denigratorie e di condotte violente consistenti nello strappare loro i disegni o togliergli l’acqua: atti che la maestra aveva tentato di far passare come “leggero schiaffetto di assoluta lieve entità”.

Il ricorso della maestra in Cassazione è stato respinto dalla corte Suprema che lo ha ritenuto infondato, perché presupporrebbe una valutazione ex novo dei fatti da parte della stessa maestra non consentiva in sede di legittimità.
Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione