Maltrattamenti bambini e “infanzia negata”: tutelare chi denuncia. Ci vuole un nucleo di pedagogisti che valutino corpo docente

di Tiziana Coppola
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Le violenze e i maltrattamenti di cui sono spesso vittime i bambini nelle scuole materne, primarie, asili nido, gettano ombre inquietanti sulla cultura di una cittadinanza attiva, sui percorsi di una storia educativa ed affettiva, sulla fiducia incondizionata in cui la scuola deve abilmente porsi come luogo propulsore di sicurezza e felicità per i bambini, spazio in cui si esercita il diritto di essere felici.

La scuola oggi, è sempre più simile al vento di maestrale, in cui la lunga scia di violenza non troverà certamente rimedio nella legge sulla videosorveglianza obbligatoria in tutte le scuole.

Nella stragrande maggioranza dei casi a denunciarne gli episodi di maltrattamenti, sono stati i genitori, ignari prima, consapevoli dopo, dell’incapacità di educatori ed insegnanti, a rendere i propri bambini autori del proprio benessere. Se da un lato lo Stato Italiano, lentamente comincia a puntare i riflettori sui misfatti portati alla luce dalle cronache giudiziarie a partire dal 2009, resta purtroppo nota, a pochi, l’esistenza di una circolare ministeriale n°72 del 2006 nella quale si dispone in relazione a procedimenti e sanzioni disciplinari nel comparto scuola.

Resta da dire che la scuola non può però trasformarsi in un contesto del terrore, né si può imputare la colpa di quanto accade allo stress psico – fisico di un lavoro usurante sia pur non ancora riconosciuto come tale. Educare, non fa rima con stressare, partiamo da questa principio. Probabilmente andremo avanti negli anni, perseverando sugli stessi comportamenti scorretti, una telecamera molto probabilmente potrà non registrare tutto, verrà oscurata, potranno le insegnanti sfuggire ad esse e compiere le loro malefatte lontano da quell’occhio da “Grande Fratello”, senza contare che le scuole non hanno denaro a sufficienza per finanziare l’installazione di attrezzature contro l’aggirarsi di avvoltoi.

Resta certo che in Italia manca un provvedimento legislativo o se esiste non viene in alcun modo considerato, in cui i dirigenti scolastici, possano tutelare chi denuncia l’altro, all’interno della stessa scuola, a prescindere dai ruoli, se collaboratore scolastico o se insegnante. Esiste poi un’altra pecca, un altro vuoto di cui occorre premurarsi di risolverlo, ossia la creazione di un nucleo di pedagogisti tra clinici e giuridici che possano fungere da nucleo di valutazione dello stesso corpo docente e ausiliario, mediante un protocollo di osservazione e di interventi mirati, atti a rimuovere nel breve e lungo termine eventuali trasgressioni educativo – comportamentali, salvaguardando il clima organizzativo nel contesto di lavoro, permettendo di percepire una maggiore incidenza dello stress, della conflittualità intrapersonale e restituendo fiducia tra le componenti del gruppo lavoro. L’atmosfera psicologica non è solo empirica ma si può raccontare…educando.

SEGRETARIA PROVINCIALE CISAL SCUOLA LECCE – PEDAGOGISTA GIURIDICA
Dott. Prof.  Tiziana Coppola

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