Maltrattamenti a scuola, il dossier per garantire un ambiente scolastico sereno e protetto [INTERVISTA]

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Perché nasce un dossier sui PMS? Come mai viene principalmente indirizzato a istituzioni (Istruzione, Giustizia e Interni), politica e sindacati? Si tratta di un fenomeno esclusivamente italiano (prima anomalia) ? Ne parliamo con il Dottor Vittorio Lodolo D’Oria

Il fenomeno dei Presunti Maltrattamenti a Scuola (PMS) è esploso nella sola Italia, in questi ultimi anni, aumentando di ben 14 volte dal 2014 a oggi. Negli altri paesi europei pare non esserci tale fenomeno.

Dovrebbero bastare questi soli due dati a far comprendere a chiunque che qualcosa non torna. L’esplosione del fenomeno è coincisa con la discesa in campo dell’Autorità Giudiziaria che non conosce la scuola né le sue dinamiche. Gli inquirenti si sono occupati di indagini professionali a carico degli insegnanti pur non avendo alcuna nozione di pedagogia, educazione e insegnamento o attività di sostegno alla disabilità. La confusione estrema non poteva portare che a questo risultato, posto che inquirenti non-addetti-ai-lavori non sanno nemmeno distinguere le differenze che intercorrono tra un ambiente familiare come quello domestico e un ambiente parafamiliare come quello scolastico. Per quanto riguarda gli altri Paesi è bene precisare che il responsabile primo per arginare i PMS è il dirigente scolastico il quale possiede tutti gli strumenti necessari per rispondere adeguatamente al fenomeno. In Italia invece i genitori preferiscono cortocircuitare il preside rivolgendosi direttamente all’Autorità Giudiziaria con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Lei ha più volte sostenuto che l’installazione di telecamere e le modalità di indagine rischiano di far esplodere il fenomeno. Non le sembra una contraddizione? Quali sarebbero secondo lei le alternative?

Il ricorso a telecamere nascoste viola indiscutibilmente la privacy del lavoratore e lede il rapporto di fiducia tra genitori e insegnanti, tuttavia il danno maggiore è generato dalla modalità con cui vengono manipolate le immagini intercettate.

Manipolate, in che senso?

Queste subiscono processi di estrapolazione, decontestualizzazione, selezione avversa, infine vengono trascritte e drammatizzate da quegli stessi inquirenti non-addetti-ai-lavori che non possiedono formazione adeguata per valutare l’attività professionale di personale specializzato che ha superato rigorosi e specifici concorsi.

Anche sui procedimenti penali lei ha avuto qualcosa da ridire

Talvolta sono stati gli stessi magistrati a suggerire che “gli episodi contestati non integrano la soglia del penalmente rilevante ed esauriscono la loro censurabilità in un procedimento sanzionatorio”. In effetti non è stato finora rilevato un fatto grave o di sangue. Questi hanno invero luogo in ambito domestico e non a scuola. Ne discende che l’ambiente scolastico è veramente il luogo più sicuro che possa esistere per un bambino.

Questo dossier contiene una proposta specificamente indirizzata al Ministero della Giustizia, al Ministero dell’Istruzione e al Ministero dell’Interno: in cosa consiste?

Questo contributo è stato scritto dalla dr.ssa Elena Quarta, dall’avv.to Manuela Rinaldi e dal sottoscritto col preciso scopo di interessare i Ministeri competenti ad affrontare il fenomeno dei PMS per risolverlo definitivamente. I bimbi devono avere la garanzia di poter vivere sereni e protetti in ambiente scolastico. Laddove occorre un intervento adulto, questo deve essere tempestivo (mentre i tempi d’intervento della Autorità Giudiziaria sono inevitabilmente ed esageratamente lunghi), professionale (cioè di un dirigente scolastico e non di un poliziotto o carabiniere) e a costo zero (cioè operato da personale scolastico preposto e non da inquirenti esterni che ricorrono al noleggio di costose telecamere). Le risoluzioni proposte possono tranquillamente eliminare questa incomprensibile eccezione italiana anche perché tutti i capi d’istituto possiedono gli strumenti necessari per venire a capo di PMS.

Lei è medico, perché si è occupato dei PMS che non sembrano essere di sua competenza?

Cominciai a occuparmi dei PMS nel 2014 per semplice combinazione e, credendo di trovarmi di fronte a un fenomeno reale, ero convinto che si trattasse di maestre logorate psichicamente e oramai “scoppiate” senza più autocontrollo, in seguito al lavoro gravoso con una previdenza penalizzante. Nessuno ha mai realmente controllato lo stato di salute professionale degli insegnanti nonostante le prescrizioni di legge. Mi accorsi tuttavia che nessuna delle maestre da me seguite (a oggi più di 70) soffriva di esaurimento psicofisico. Tutte invece patiscono a causa delle accuse, due maestre sono decedute per neoplasie comparse dopo le denunce a loro carico e altrettante hanno tentato il suicidio per la gogna mediatica cui sono state esposte. Drammi e sofferenze inutili. Quando infine ho scoperto che l’unico Paese a presentare questo fenomeno è l’Italia, ho capito che non andava perso tempo. Da qui è nato il dossier che spero attivi istituzioni, politica e sindacati finora inspiegabilmente inerti.

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