Maltempo, assenze o ritardi dei lavoratori sono giustificati. Personale scolastico non è soggetto a recupero delle ore, si ha diritto alla retribuzione

L’alluvione che ha colpito alcune regioni dell’Emilia Romagna e delle Marche ha generato una situazione drammatica, mettendo a dura prova i territori e le persone coinvolte.
In questo contesto, è fondamentale fornire chiarezza riguardo ai diritti dei lavoratori, specialmente per quanto riguarda il ritardo o l’assenza dal servizio a causa di eventi eccezionali come l’emergenza attuale.
Come segnala la Flc Cgil in una scheda, In base alle disposizioni del Codice civile, è importante comprendere che tali situazioni sono assimilabili a casi di impossibilità oggettiva e non sono imputabili alla volontà del lavoratore.
Il diritto all’impossibilità di adempiere all’obbligazione lavorativa
L’articolo 1256 del Codice civile stabilisce che un’obbligazione si estingue quando, a causa di un evento non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Questo significa che il lavoratore che si trova impossibilitato a prendere servizio o ad adempiere alla propria mansione a causa di circostanze eccezionali, come un’alluvione, non è tenuto a recuperare le ore non prestate. L’articolo successivo, il 1258, sottolinea che la stessa disposizione si applica quando la prestazione richiesta riguarda una cosa specifica che è stata danneggiata o distrutta.
L’assenza dal servizio per tutela della pubblica incolumità
La chiusura delle scuole o la sospensione delle attività didattiche a causa di un’allerta meteo o di altre cause straordinarie è finalizzata alla tutela della pubblica incolumità e del patrimonio che supera l’interesse pubblico per lo svolgimento del servizio scolastico. Pertanto, tali situazioni rientrano chiaramente nella fattispecie regolata dal Codice civile, che garantisce la piena legittimità dell’assenza dal servizio.
Non responsabilità del lavoratore per il ritardo dell’adempimento
Anche se l’impossibilità di adempiere all’obbligazione lavorativa è temporanea, il lavoratore non è responsabile per il ritardo nell’adempimento fino a quando questa situazione persiste. Questo significa che il personale scolastico e gli altri lavoratori impossibilitati a prestare servizio a causa dell’alluvione non devono recuperare le ore non prestate e hanno comunque il diritto a ricevere la retribuzione prevista dal contratto di lavoro.
Differenza fra sospensione attività didattiche e chiusura degli istituti scolastici
La sospensione delle attività scolastiche può essere causata da eventi straordinari, simile alla sospensione delle attività durante le vacanze di Natale o Pasqua. In questo caso, solo il personale ATA (Ausiliario, Tecnico e Amministrativo) è tenuto a recarsi a scuola, mentre gli allievi e i docenti non sono obbligati ad esserci. Se i docenti devono svolgere attività previste dal piano annuale, come ad esempio collegi docenti o consigli di classe, possono farlo. In ogni caso, il Dirigente scolastico ha la facoltà di rimandare tali attività e di preavvisare i docenti coinvolti.
Se il personale ATA non può raggiungere la scuola, deve giustificare la propria assenza attraverso i permessi previsti dal contratto, come ferie retribuite.
In caso di chiusura della scuola a causa di eventi gravi, come nevicate o alluvioni, o per interventi di manutenzione straordinaria che impediscono l’accesso ai locali, la comunità scolastica viene interessata. Le assenze in questo caso sono legittimate e non richiedono giustificazioni o decurtazioni economiche.
Il rapporto di lavoro del personale della scuola è di natura civilistica e obbligatoria e l’articolo 1256 del Codice civile stabilisce che l’obbligazione cessa quando, per cause non imputabili al debitore, la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore non è responsabile del ritardo dell’adempimento.
I giorni di chiusura della scuola a causa di forza maggiore sono considerati servizio effettivamente prestato, poiché il dipendente non è in grado di prestare la propria attività a causa di cause esterne decise dai Sindaci o dai Prefetti. Questi giorni di chiusura sono utili a qualsiasi titolo, come ad esempio i 180 giorni per l’anno di prova o la proroga/conferma di una supplenza.
In generale, i giorni di lezione persi a causa di forza maggiore non vanno recuperati e l’anno scolastico è valido anche se non si raggiungono i 200 giorni di lezione.
Cosa succede, invece, se le attività didattiche non sono sospese, ma si svolgono regolarmente le lezioni? In questo caso il docente impossibilitato a raggiungere la sede di servizio dovrà fruire dei congedi previsti dal contratto collettivo nazionale: se è assunto a tempo indeterminato può fruire di 3 giorni di permesso retribuito per motivi personali e di 6 giorni di ferie alle stesse condizioni; se assunto a tempo determinato può fruire di 6 giorni di ferie e 6 di permesso non retribuito per motivi personali.