Il male della scuola italiana: secondo ‘Il Giornale’ il sapere è in mano alle donne

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Dopo la riforma della scuola annunciata dal premier Matteo Renzi arriva la provocazione de “Il Giornale” secondo la quale il male oscuro della scuola sarebbe rappresentato dalle troppe donne in cattedra.

Dopo la riforma della scuola annunciata dal premier Matteo Renzi arriva la provocazione de “Il Giornale” secondo la quale il male oscuro della scuola sarebbe rappresentato dalle troppe donne in cattedra.

La polemica lanciata nasce dal fatto che l’85% del personale di ruolo nella scuola è rappresentato da donne  e va in risposta all’affermazione di Renzi secondo la quale deve essere garantita la qualità culturale della scuola. Ci si chiede, nell’articolo, se Renzi è al corrente di cosa comporta questa netta prevalenza di personale di sesso femminile nella scuola.




Secondo l’autrice dell’articolo questa percentuale rappresenta l’allontanamento degli uomini dall’educazione e dal sapere come se si trattasse di una specie di ribellione all’obbedienza imposta loro fin dalla nascita e fino alla fine degli studi superiori alle donne, mamma prima maestre e professoresse poi. Nell’articolo viene sottolineato che i bambini vengono lasciati fin dalla più tenera età sotto il predominio del personale femminile che impedisce ai maschietti di entrare in contatto con una figura di riferimento maschile con la quale identificarsi.

Secondo “Il Giornale” in una scuola prevalentemente femminile gli allievi, maschi e femmine che siano, non possono apprezzare il sapere poiché quello che le donne insegnano “non è stato né creato né scoperto da loro. Socrate era maschio, Virgilio era maschio, Omero era maschio, Galileo era maschio, Leonardo era maschio, Mozart era maschio, Einstein era maschio… Non si può insegnare nulla di ciò che non si è in grado di pensare, di creare.”

Oltre queste affermazioni, nell’articolo viene posta una questione ben più grave. Le ragazze sono più brave dei ragazzi a scuola. Secondo la penna che ha vergato l’articolo questo potrebbe essere spiegato dal fatto che l’insegnamento fornito è più adatto alle menti femminili che a quelle maschili poiché i due generi hanno modi diversi di porsi davanti ai problemi.

Qui l'articolo del "Il Giornale".

 

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