Malavasi (PD): “Merito usato in modo strumentale. Prima combattere le disuguaglianze”

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“Sono due giorni che rifletto sulla nuova denominazione del Ministero all’Istruzione e del merito. ‘Merito’ nel senso di premiare chi merita?”

Se lo chiede la deputata del Pd, Ilenia Malavasi, che su Facebook scrive a proposito della parola Merito aggiunta a Ministero dell’istruzione.

Io sono per la meritocrazia, certo. Ma tra le cose più importanti che ho appreso e sulle quali ho lavorato per dieci anni, confrontandomi quotidianamente con dirigenti, insegnanti, studenti e famiglie, c’è il fatto che tutti devono avere l’occasione di dimostrare il proprio merito, ma perché questo sia possibile servono pari condizioni di partenza, per dare a tutti la possibilità di emergere e valorizzare i propri talenti“, dice Malavasi.

Per questo – prosegue – penso che non sia giusto e non si possa accostare in questo modo la parola ‘merito’ a quella ‘istruzione’, perché rischiamo di cancellare anni di legislazione scolastica innovativa in tema di inclusione e non c’è nulla di più sbagliato del voler far parti uguali tra disuguali, come diceva Don Milani. Le eccellenze non vanno isolate, ma messe a frutto dell’intero gruppo classe perché dentro è la diversità che cresce la comunità. La scuola non deve essere competizione, ma formazione e crescita collettiva, dove anche gli ultimi, quelli con maggiore fragilità, devono trovare piena accoglienza e sostegno“.

Prima di dare nomi che rischiano di dare secondo me una idea sbagliata di scuola, dobbiamo forse riflettere su cosa sia la qualità scolastica, come si ottiene, come possiamo favorirla. Mi pare, invece, che dietro questa parola ci sia uno schema strumentale, opportunistico e populista, che nulla ha a che fare con la qualità complessiva del sistema e la reale volontà di migliorarlo“, aggiunge Malavasi.

E ancora: “La scuola è il luogo dove la Costituzione garantisce il diritto all’istruzione, consentendo ai capaci e ai meritevoli, anche privi di mezzi, di raggiungere i più alti gradi degli studi. La scuola deve accompagnare chi parte da condizioni di disuguaglianza, deve accogliere e includere senza ignorare che il rendimento scolastico degli studenti dipende significativamente dalle condizioni della famiglia di provenienza. Su questo la nostra Costituzione è già chiara, quando all’articolo 3 dice ‘è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana’“.

“La grande sfida è questa – conclude la deputata del – . La scuola che assolve al suo ruolo costituzionale è emancipazione e riscatto per il singolo e crescita e sviluppo per l’intera società“.

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