Malattie professionali, quando l’ignoranza della legge accomuna dirigente e docente

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A causa delle numerose lettere che mi pervengono, recanti quesiti su diritti e doveri nel ricorso all’Accertamento Medico d’Ufficio (AMU) presso il Collegio Medico di Verifica (CMV), mi vedo costretto a tornare sull’argomento.

A causa delle numerose lettere che mi pervengono, recanti quesiti su diritti e doveri nel ricorso all’Accertamento Medico d’Ufficio (AMU) presso il Collegio Medico di Verifica (CMV), mi vedo costretto a tornare sull’argomento.

Desidero chiarire una volta per tutte, a dirigenti e docenti, in cosa consiste questo istituto, appositamente voluto dal legislatore, per tutelare il lavoratore. Direi che la sottostante lettera di Mario, docente delle superiori, costituisce il giusto spunto per affrontare l’argomento: una preside arcigna, che evita di dialogare con i suoi docenti, pensa di risolvere qualsiasi controversia col pugno di ferro attraverso l’irrogazione di sanzioni e l’invio d’ufficio dei dipendenti all’AMU. Dall’altra parte vi sono i docenti che, oltre alla legittima richiesta di dialogo col capo d’istituto, rivendicano inesistenti diritti medico-legali (anch’essi figli dell’ignoranza in materia) sulla tutela della salute dei lavoratori.

Alla lettera di Mario segue come al solito la discussione sugli spunti forniti dalla vicenda.

Può certamente capitare di avere la strega cattiva come capo d’istituto, ma è decisamente inusuale che costei ricorra a strumenti innocui per infierire contro i propri sudditi “riottosi e insubordinati”. Mi si perdoni l’analogia, ma altro non mi sovviene per cercare di spiegare la duplice assurdità nel racconto di un docente. Questi si sente umiliato ed offeso perché spedito dalla preside, con tanto di minacce, all’Accertamento Medico d’Ufficio. Ma rimettiamoci al suo dettagliato racconto.

Gentile dottore, sono un docente di 41 anni che insegna Storia e Filosofia presso un Istituto d'Istruzione Superiore del Nord Italia. In seguito alla visita medico-legale dell’INPS mi è stata riconosciuta in giugno l'invalidità civile del 100% a seguito di una seria affezione neurologica permanente che ha però lasciato integre tutte le mie facoltà cognitive.

Non appena ho consegnato il verbale di invalidità civile in segreteria, la mia preside ha messo in dubbio quanto stabilito dalla competente commissione medica provinciale, sostenendo che il giudizio di "Invalido con totale e permanente inabilità lavorativa" (artt. 2 e 12 legge 118/71) mal si concilia con l’esercizio dell’insegnamento. Cosi mi ha invitato a chiedere, con urgenza, una seconda visita medico-legale collegiale presso la commissione medico legale INPS ai sensi della legge 68/99 per il collocamento obbligatorio dei disabili al lavoro, minacciando al contempo di sottopormi ad Accertamento Medico d’Ufficio (AMU) presso la competente CMV, qualora non avessi tempestivamente ottemperato alla sua richiesta. In settembre l'accertamento delle mie capacità lavorative ha ufficializzato nel verbale il seguente provvedimento: "Idoneo a mansioni di tipo impiegatizio". Nella scheda dettagliata socio-lavorativa sono inoltre riportati punteggi elevati relativi alla sfera cognitiva, relazionale, di capacità di veicolare informazioni a terzi, di rielaborazione del pensiero, nonché avanzate capacità informatiche.

Tanto per spiegarle che tipo è la nostra dirigente, le elencherò alcuni dei suoi singolari comportamenti:

  1. scrive richiami disciplinari al personale docente e ATA anche per futili motivi
  2. irroga sanzioni con trattenuta sullo stipendio a docenti e ATA se dissentono dal suo operato
  3. si circonda di un gruppo di adoratori e adoratrici pronti sempre al signorsì
  4. crea un clima infernale, con conseguente tensione nell'ambiente di lavoro
  5. manda con estrema facilità il dipendente ad AMU: basta un semplice alterco.

Alcuni collaboratori e collaboratrici hanno addirittura accusato malori, mentre altri sono stati in terapia intensiva per infarto e ictus. L'aria a scuola è veramente irrespirabile.

Nonostante tutto ciò, la mia DS, che scrive soltanto e non parla con i dipendenti, (basti vedere i procedimenti penali che la preside stessa ha accumulato a suo carico) mi ha fatto recapitare una lettera con la quale richiede un’AMU presso la Commissione Medica di Verifica del Tesoro. Sia la Dirigente Territoriale dell'INPS, sia il medico specialista, sia il legale di diritto del lavoro consultato, hanno affermato che la preside sta compiendo un atto di pignoleria e cattiveria nei miei confronti. Mi sento offeso nella mia dignità umana e professionale. Sono ormai 15 anni che insegno, ricevendo attestati di stima, riconoscenza, gratitudine da parte di alunni e genitori. La prego di aiutarmi. Ho letto nella normativa che solo in tre casi si può richiedere la visita d’ufficio in CMV:

  1. malattia prolungata
  2. gravi disturbi del comportamento psichico
  3. gravi infermità fisiche permanenti.

Non rientro in nessuna delle tre tipologie, pertanto, la richiesta appare assurda e pretestuosa. Grazie anticipatamente per la risposta.

Riflessioni

Diamo pure per scontato che la dirigente sia effettivamente acida e vessatoria nell’esercizio delle sue funzioni, tuttavia ella si trova davanti a un docente col 100% sul verbale di invalidità. Cosa fare in questo caso? Come gestire una siffatta situazione senza perdere tempo? Mentre non ha senso perdersi in considerazioni medico-legali che non competono né al docente, né tantomeno alla dirigente (come il contestare il provvedimento assunto da un qualsiasi collegio medico), diviene oltremodo utile, ancorché legittimo e opportuno, che il datore di lavoro si chieda se il docente sia nelle giuste condizioni di salute per svolgere la sua propria mansione. A chi tocca stabilire ciò? Al Collegio Medico di Verifica del capoluogo regionale. A chi compete richiedere l’accertamento medico? Senz’altro al datore di lavoro in base all’art. 5 dello Statuto dei Lavoratori. Non ha invece senso che il dirigente costringa il dipendente a presentare di persona la domanda di accertamento medico: tanto più che la commissione è solita esaminare con maggiore attenzione (e minor sospetto) proprio le pratiche d’ufficio rispetto a quelle a richiesta del lavoratore.

Comunque sia, la visita in CMV è sempre da considerarsi come una tutela del lavoratore e non una punizione a suo danno. Mario insiste stizzito nel sostenere la sua tesi richiamando quelli che, a suo dire, sono gli unici tre motivi per i quali la dirigente può richiedere l’AMU. In realtà la triplice esemplificazione, peraltro esplicita di recente nel DPR 171/11, sta a indicare le fattispecie in cui il datore di lavoro è obbligato ad agire evitando tentennamenti o pericolose scorciatoie (es. trasferimenti per incompatibilità ambientale). Il riferimento di legge principale per cui il datore di lavoro ha facoltà di richiedere l’accertamento medico d’ufficio nei confronti di un suo sottoposto rimane appunto l’art.5 della L 300/1970 (Statuto dei Lavoratori). Si tratta di uno strumento affidato al datore di lavoro per esercitare la principale incombenza medico-legale che consiste proprio nella tutela della salute dei lavoratori. Il dirigente infatti non essendo né medico, né avvocato, viene dunque attrezzato con un istituto idoneo alla bisogna, potendovi ricorrere anche contro la volontà dell’interessato. Pertanto possiamo concludere che i tre consulenti interpellati a diverso titolo da Mario, non risultano proprio ineccepibili nel tacciare la preside di “cattiveria e pignoleria”.

Tra le altre cose il DL 81/08 (forse tra il più negletto tra tutti i buoni provvedimenti normativi), non solo impone ai dirigenti scolastici di monitorare e prevenire lo Stress Lavoro Correlato all’art. 28 (e nella scuola di Mario parrebbe proprio esservene un gran bisogno), ma obbliga il datore di lavoro a informare i dipendenti circa i diritti/doveri in materia di tutela della salute all’art.37. Pertanto l’ignoranza mostrata dai due contendenti nella circostanza verrebbe rimossa semplicemente ovviando agli obblighi di legge cui il dirigente scolastico è tenuto a rispondere. Unico, ma non certo piccolo, alibi del capo d’istituto consiste nei mancati finanziamenti da parte dell’Istituzione che continua a mostrarsi convinta di non dover stanziare la benché minima risorsa per la prevenzione e la tutela della salute a scuola.

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