Malattie professionali degli insegnanti e neoplasie

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Nel noto studio comparativo pubblicato sul n. 5/2004 de La medicina del Lavoro si osserva che le patologie psichiatriche risultano la maggiore causa di “inidoneità all’insegnamento” sancite dai collegi medici di verifica (CMV). Tali diagnosi risultano assai superiori ai tre gruppi di controllo costituiti da personale sanitario, colletti blu e colletti bianchi.

Analoghi risultati si avevano nel gruppo degli insegnanti – seppure con incidenza minore rispetto ai disturbi psichiatrici – per quanto concerneva le affezioni neoplasie. Per spiegare il meccanismo fisiopatogenetico di quest’ultima evidenza, gli autori sostenevano che i disturbi ansioso-depressivi, generati da una situazione di stress cronico prolungata, producessero un’alta increzione di cortisolo che, a sua volta, determinava un protratto stato di immunodepressione. Un secondo studio retrospettivo su 133.000 insegnanti veniva condotto dalricercatore Bernstein nel 2002 in California e confermava l’alta incidenza di tumori negli insegnanti, con prevalenza di carcinomi mammari poiché la popolazione docente è soprattutto femminile.

Sorprendentemente – come spesso capita ai temi sulla salute degli insegnanti – la questione non ha avuto il riscontro che meriterebbe. Pochi o nessuno tra i dirigenti scolastici ha accolto l’invito a inserire nel Documento di Valutazione del Rischio un richiamo periodico ai docenti per effettuare gli screening oncologici disponibili. Desidero pertanto risollevare la questione per sensibilizzare chi di dovere (istituzioni, politica, sindacati, associazioni di categoria) attraverso le testimonianze delle insegnanti che mi hanno scritto di recente le loro storie, invitando chiunque abbia avuto simili problemi di salute a condividere la propria esperienza sulla mia pagina www.facebook.com/vittoriolodolo o a scrivere direttamente alla mia email [email protected].

Le docenti che hanno raccontato la loro odissea hanno presentato tumori all’utero (2 casi) e all’intestino (2 casi) e provengono dalla scuola dell’infanzia (3) e dalle superiori di secondo grado (1). Presentano tutte una sorta di esaurimento psicofisico professionale che determina la condizione immunodepressiva attraverso il succitato meccanismo patogenetico mediato dal cortisolo. Nella quarta storia, a differenza delle precedenti, non si tratta di usura professionale ma di “evento professionale avverso maggiore” (professional life-event) che ha indotto uno shock psichico maggiore e può determinare i medesimi effetti in tempi assai più ristretti.

I testimonianza

Il lavoro di noi docenti richiede, verso l’utenza e le loro famiglie, accoglienza incondizionata, empatia, creatività, competenza, serenità e qualità. Compito arduo perché abbiamo quotidianamente sulle spalle un carico di almeno cento persone da gestire tra alunni, genitori, personale Ata, colleghi, dirigenti. Le malattie da stress correlato purtroppo le viviamo e le gestiamo in solitudine. Insegno alla scuola dell’infanzia da oltre 30 anni e non ce la faccio più. Negli anni ho maturato per varie patologie un’invalidità del 75%: tumore all’utero e a seguire altre patologie collegate. Ora soffro anche di incontinenza urinaria a seguito dell’intervento. Vorrei chiedere il passaggio ad altra mansione e avviare. Sto acquisendo informazioni anche tramite sindacato e chiedo a lei se può darmi delle dritte in materia.

II testimonianza

Mi chiamo Anna, sono docente delle superiori di secondo grado ed ho 59 anni. Ero già stremata quando mi hanno diagnosticato un tumore al colon. Mi sono operata a fine giugno, doveva essere una cosa di un mesetto, ma purtroppo l’operazione ha avuto molte gravi complicanze…peritonite, setticemia… ed infine ho avuto una ferita chirurgica che ha impiegato sette mesi per cicatrizzarsi. Dimessa dall’ospedale a maggio si scopre una recidiva dopo nove mesi. In estate la chemio e la radio, che non avevo potuto fare l’anno precedente stante la situazione setticemica. Finiti tutti i cicli ad ottobre, adesso a gennaio mi dovranno operare di nuovo, per rimuovere la massa tumorale. Non ce la faccio più. In tutto questo bailamme, ho fatto richiesta per l’inabilità permanente al servizio. 

A settembre ho passato la visita medica collegiale che ha decretato una temporanea inidoneità all’insegnamento per 5 anni, così mi sono decisa a fare domanda di pensione. Nonostante quello che ho passato, nonostante l’invalidità che mi rimarrà, nonostante la paura che ancora mi attanaglia di notte…di morire…io non riesco a fare altro che pensare che per fortuna non devo andare più a scuola. Che bello, sono in pensione. E mi sento in colpa verso me stessa per pensare questa cosa. E mi chiedo, che scuola è questa che ci fa giungere a questa follia? Tra i tanti insegnanti che conosco, solo uno su cento rimpiange la scuola.

III testimonianza

Gentile dottore, sono una docente di scuola dell’infanzia dal 1998 collocata fuori ruolo dal 2018 per problemi post-operatori per un cancro all’utero (depressione, tachicardia, attacchi di panico e tanti altri disturbi dovuti alla menopausa chirurgica). Per legge avrei dovuto essere collocata in biblioteca e supporto alla didattica invece per una cattiva interpretazione da parte dell’amministrazione della normativa sui docenti inidonei sono stata collocata in segreteria, dove ho subito uno stress psicofisico perché non avevo svolto mai servizi amministrativi. Purtroppo, mi hanno lasciato in segreteria senza alcuna mansione e completamente ignorata. Questa situazione mi sta causando molti disturbi, paura di andare al lavoro, attacchi di panico senso di inadeguatezza e disistima. Cosa mi consiglia lei. Ho tanto bisogno della mia serenità.

IV testimonianza (racconto di una collega)

La maestra Giovanna, mia collega alla scuola dell’infanzia, era una docente precaria perché nella scuola ha iniziato a dare la sua disponibilità sei/sette anni fa quando ha perso il lavoro di segretaria in un’azienda multinazionale di Roma. È arrivata nel nostro paese a 700 km di distanza con una valigia e nulla più nel mese di ottobre 2015, accettando un incarico di supplenza che inizialmente doveva durare un mese che poi si è protratto per l’intero anno scolastico. A luglio 2016 è rientrata nella capitale e, a metà ottobre 2016, le hanno notificato l’avviso di garanzia per presunti maltrattamenti a scuola. La mia collega era sconvolta, da Roma si è precipitata qui a fine ottobre per rispondere al GIP. Dopo poche settimane, a fine dicembre 2016, ha iniziato ad accusare problemi all’intestino.

I medici di Roma hanno da subito detto che si trattava di un disagio fortemente legato ad un sistema nervoso ed emotivo fortemente provato e scosso. Infatti, lei non si è mai data pace per tutta la vicenda che stava subendo. Ha subito un primo intervento nel gennaio 2017 durante il quale le hanno asportato un tratto di colon. È seguito un ciclo di chemioterapia, sembrava andare tutto bene, ma Giovanna non era mai tranquilla e i medici glielo sottolineavano ad ogni controllo. Lei non si dava pace, non capiva perché tanta cattiveria dopo il grande sacrificio che lei aveva fatto per aiutare, con impegno, bambini e famiglie fortemente disagiati. L’ho rivista nel Natale 2017 quando sono andata a Roma a trovarla. Aveva ripreso ad insegnare accettando un incarico nel sostegno a orario part-time. Infine la terribile botta: il tumore era progredito fino a costringerla a un nuovo ricovero nel dicembre 2018. Giovanna è mancata nel maggio 2019, a 58 anni, dopo numerosi interventi e la sua vicenda giudiziaria si è interrotta senza neanche poter avere giustizia, poiché “la morte dell’imputato estingue il reato”.

Commenti

La casistica riportata non possiede alcun valore statistico, tuttavia tende a confermare quanto riportato negli studi clinici citati che dimostrano un’elevata usura psicofisica negli insegnanti di ogni ordine e grado. Questa comporterebbe la manifestazione di patologie psichiatriche (trattasi – come ben sappiamo – di lavoro di relazione con particolare tipologia di rapporto con l’utenza) che si accompagnano a immunodepressione e conseguente comparsa di fenomeni neoplastici di ogni ordine e tipo (con prevalenza dei tumori mammari secondo le pubblicazioni scientifiche).

Nonostante l’importanza del tema nessuno ha posto la debita attenzione sullo stesso e il Ministero Economia e Finanze (Ufficio III) ha addirittura ostinatamente negato negli anni i dati sulle inidoneità all’insegnamento ai sindacati della scuola che ne hanno fatto richiesta(tra l’altro oggetto di recente interrogazione parlamentare). Questo atteggiamento sconsiderato impedisce di definire una volta per tutte le malattie professionali degli insegnanti e la conseguente attività di prevenzione. Si continua così ad alimentare gli improvvidi stereotipi sugli insegnanti e a penalizzare gravemente l’intera categoria professionale (costituita – tra l’altro – da donne per l’83%). Non può andare lontano una società che trascura la salute degli insegnanti, non li remunera adeguatamente, li manda in pensione stremati infine li umilia attraverso insulsi stereotipi. Una categoria professionale rassegnata e ancora senza futuro per incapacità di reagire.

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