A Malala arriva una lettera di scuse da un leader talebano

di Giulia Boffa
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Red – L’emittente televisiva britannica Channel4 News insieme con altri media ha diffuso il contenuto di una lettera scritta da Adnan Rashid, uno dei leader dei talebani pakistani, indirizzata a Malala Yousafzai, la giovane pakistana colpita alla testa e al collo da un colpo di pistola sparato da un talebano il 9 ottobre del 2012, mentre stava tornando a casa da scuola a Mingora, nella valle di Swat.

Red – L’emittente televisiva britannica Channel4 News insieme con altri media ha diffuso il contenuto di una lettera scritta da Adnan Rashid, uno dei leader dei talebani pakistani, indirizzata a Malala Yousafzai, la giovane pakistana colpita alla testa e al collo da un colpo di pistola sparato da un talebano il 9 ottobre del 2012, mentre stava tornando a casa da scuola a Mingora, nella valle di Swat.

La lettera è datata 15 luglio e inizialmente è stata pubblicata online da un forum in lingua urdu: Rashid non si scusa direttamente con Malala, ma dice comunque che vorrebbe che l’attacco non fosse mai avvenuto. Inoltre nella sua lettera di quattro pagine, Rashid dice di scrivere a titolo personale e non a nome del movimento di cui fa parte.

Adnan Rashid è infatti un ex ufficiale dell’aeronautica militare pakistana, accusato di essere coinvolto nell’organizzazione di un attentato contro l’allora presidente del Pakistan, Pervez Musharraf. Incarcerato, fu liberato lo scorso anno da un gruppo di talebani insieme con altri detenuti.

Rashid inizia la sua lettera spiegando a Malala di avere sentito per la prima volta notizie su di lei mentre si trovava in carcere, grazie al servizio di news BBC Urdu, quindi circa tre anni prima della sparatoria in cui rimase ferita. Avrebbe avrebbe voluto già scriverle all’epoca, per metterla in guardia su quanto potesse essere pericoloso condurre “attività anti-talebane”: Malala appartiene alla sua stessa tribù pashtun, quella degli Yousufzai, da qui il desiderio di proteggere la ragazza.

La lettera però parla di un “incidente” e non di un attacco contro Malala; Rashid spiega che i “talebani non ti hanno attaccata perché avevi deciso di frequentare una scuola o perché ti piace l’istruzione” e ricorda a Malala che “i talebani non sono contro l’educazione degli uomini o delle donne o delle ragazzine. I talebani sono convinti che tu stessi intenzionalmente scrivendo cose contro di loro, conducendo una campagna strisciante che screditava i loro sforzi per creare un sistema islamista”.
Secondo Rashid, i testi di Malala erano chiaramente “provocatorî” e la sua battaglia per l’istruzione è vista come una copertura per imporre usi e costumi occidentali nel Pakistan.

Rasheed si spinge ancora oltre chiedendo a Malala, che ha già ricevuto la solidarietà dell’ONU nel suo accorato discorso alle Nazioni Unite, di ritornare in Pakistan per mettere le sue capacità a servizio dell’Islam.

Secondo diversi osservatori, la lettera di Rashid è stata scritta per cercare di ridimensionare l’effetto mediatico del discorso di Malala presso le Nazioni Unite.

 

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