Maestra non gestisce più la classe: denuncia ai Carabinieri, telecamere nascoste … sarebbe meglio riconoscere il lavoro usurante

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In più riprese ho stigmatizzato l’italico vizio di fare le riforme previdenziali “al buio”, cioè senza alcuna considerazione della “variabile salute” del lavoratore che è inversamente proporzionale all’età anagrafica e all’anzianità di servizio.

Oggi valuteremo il caso, tutt’altro che infrequente, di una maestra della scuola dell’Infanzia che ha cominciato a dare segni di cedimento fisico e psichico oramai da qualche tempo (verosimilmente tre anni). I problemi che ne discendono sono soprattutto a carico della piccola utenza con grave agitazione dei genitori, quindi del dirigente scolastico, infine delle colleghe. Denunce all’Autorità Giudiziaria, minacce di ritiro dei bimbi dalla scuola, diffide al dirigente e, perché no, posizionamento di telecamere nascoste sembrano essere le uniche soluzioni. Vero? Non direi. Piuttosto sarebbe consigliabile innanzitutto riconoscere che il lavoro del docente è usurante perché chi raggiunge i 60 anni di età è oramai divenuto nonno di quella numerosa utenza (fino a 25 bimbi coi loro genitori) che pretende la piena forma fisica dalla propria maestra.

Leggiamo dunque il caso della maestra Sofia (nome di fantasia della docente che presta servizio nella Scuola dell’Infanzia in una classe di 24 bambini dai 3 ai 5 anni), così come ci è presentato dal dirigente scolastico, nella sua lunga e puntuale relazione. Questi chiede l’Accertamento Medico d’Ufficio contro il volere dell’insegnante medesima che soffre per giunta di una grave ipoacusia che la penalizza fortemente sul lavoro. Procederemo da ultimo col fare le debite considerazioni dopo aver individuato segni e sintomi rivelatori del disagio della docente.

Relazione del dirigente per il Collegio Medico di Verifica

I motivi per cui viene disposta la visita medica collegiale d’ufficio in CMV sono i seguenti: “disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l’esistenza dell’inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio”, secondo quanto previsto dall’art. 3, comma 3, lett. b) del D.P.R. n. 171/2011.

In qualità di Dirigente Scolastico dal 9 gennaio del corrente anno, appena arrivato, sono stato contattato dai genitori rappresentanti della sezione, che mi hanno riferito che già precedentemente avevano allertato la Dirigente precedente sui comportamenti della docente in oggetto. Hanno riferito che, in attesa dell’uscita dei bambini dalla sezione, udivano le urla della maestra e successivamente prelevavano i loro figli che venivano spintonati dalla maestra. Altrimenti, entrando in aula, prelevavano i figli senza che la docente se ne rendesse conto. Riferiscono inoltre che lo stato della classe era di caos e i bambini erano spaventati. Quotidianamente molti bambini tornavano a casa con ecchimosi e graffi e, alla domanda di spiegazioni, riferivano che la maestra non prestava loro attenzione. I genitori mi hanno riferito che era loro intenzione denunciare ai Carabinieri lo stato di pericolo dei loro bambini, non avendo ricevuto risposta dal capo di Istituto, ma hanno desistito in attesa di un provvedimento. Nel frattempo anche la docente coordinatrice della stessa scuola mi ha riferito che i bambini scorrazzavano liberi e senza sorveglianza nei corridoi, se non quella delle collaboratrici, cui spesso la docente demandava il compito di badare ai piccoli. La docente intanto urlava spaventando gli altri bambini. In altra circostanza, durante una attività in palestra, risulta che alcuni bambini si sono arrampicati sui pali facendo cadere il canestro del basket e mettendo a rischio l’incolumità di tutti. Inoltre le urla della maestra svegliano i bambini più piccoli durante il momento del riposo, con evidenti ripercussione sull’umore degli stessi. Durante tutto questo la maestra espone al rischio i bambini che sono liberi di uscire dall’aula e correre verso l’uscita. Solo le collaboratrici, se in quel momento non sono impegnate in altri compiti, tamponano la situazione…

La collega di sezione riferisce che durante la giornata i bambini salgono sugli armadi, rompendoli, lanciano in aria i giocattoli, facendo male ai compagni, salgono sulle finestre; riferisce inoltre che a volte la maestra lascia incustoditi due o tre bambini in classe a mettere ordine, mentre lei si reca in altri spazi distanti con altri bambini.

Sempre dallo stesso verbale emerge che i bambini escono continuamente dalla classe per recarsi in bagno senza sorveglianza, dove ogni volta riescono ad allagare i l locale e spargere anche il sapone, rendendo scivoloso il pavimento, con rischio conseguente per tutti…

Oltre a non garantire la sicurezza dei piccoli la maestra pretende dai bambini il raggiungimento di obiettivi non adeguati né previsti alla scuola dell’Infanzia, come scrivere o leggere, senza peraltro ascoltarli, limitandosi a sgridarli e a spintonarli.

Anche le offerte di collaborazione, con conseguente spostamento dei turni delle colleghe, sono state fermamente respinte dalla signora.

Io stesso mi sono immediatamente recato nel plesso che dista circa 1 km dal mio ufficio e ho trovato una situazione caotica, sia per il disordine e la confusione dei materiali sparsi in giro e sul pavimento, sia perché alcuni bambini correvano forsennatamente nella classe, altri si rotolavano sul pavimento, altri ancora erano rincantucciati negli angoli (compresi due bambini disabili), pochi erano seduti al tavolo con l’insegnante che era intenta a ritagliare figure noncurante della situazione. Altri bimbi correvano tenendo in mano e agitando pericolosamente delle forbici a punta che non avrebbero dovuto esserci.

Ho invitato la signora a giustificare la confusione ma lei ha cominciato a urlare, affermando che la causa di tutto era da imputare alla mancanza di materiali e alla maleducazione dei bambini e delle famiglie e alla mancata collaborazione delle colleghe.

Tutti genitori dei bambini della sezione, qualora non si dovessero prendere provvedimenti, sono intenzionati a tenere a casa i bambini che, come riferiscono, sono spaventati e piangono dicendo di non volere andare più a scuola. Una di loro aggiunge che la sua preoccupazione per lo stato emotivo della figlia deriva dall’aver osservato come la bambina gioca con le bambole. Infatti la signora riferisce che sua figlia dispone le bambole sulle sedie e, urlando, le rimprovera sempre “proprio come fa la maestra”. Inoltre alcuni genitori riferiscono che i loro bambini si svegliano di notte spaventati.

Riflessioni

  1. Come prima cosa ci diciamo che la norma ha di per sé una bella pretesa: quella secondo cui il dirigente (che medico non è) è tenuto a riconoscere, e inviare in CMV, i lavoratori per i quali “si sospettano disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l’esistenza dell’inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio”.
  2. La sintomatologia evidente di disagio psichico della maestra è ricca e varia: incapacità a vigilare la classe; estraneazione nella confusione; incapacità a prevenire incidenti e a garantire l’incolumità dei bimbi (forbici, basket, sapone…); reazioni di aggressività nei confronti delle colleghe; ricorso a urla, spintonamenti e strattonamenti; pretesa di raggiungimento di obiettivi non adeguati né previsti come leggere o scrivere per bimbi piccoli; caos e disordine perenne nella classe; rifiuto della collaborazione offerta dai colleghi (isolamento); incapacità a giustificarsi e addossare le responsabilità del caos alla mancanza di materiali, alla maleducazione delle famiglie e alle colleghe; atteggiamenti significativi dei bimbi che emulano la maestra, piangono o hanno incubi notturni.
  3. Se tutto quanto riportato rispondesse al vero (cosa di cui non dubito affatto trattandosi di una descrizione puntuale e significativa), il dirigente scolastico dovrebbe intervenire immediatamente senza aspettare le minacce dei genitori di rivolgersi ai Carabinieri ed il posizionamento di telecamere nascoste. Inoltre dovrebbe avviare il procedimento di sospensione cautelare fintanto che la CMV non adotti il giudizio medico-legale di inidoneità all’insegnamento. La maestra si trova infatti in malattia, ma è pronta a rientrare non appena scaduto il periodo di mutua.
  4. Tornando all’origine dei mali della scuola le istituzioni devono nell’ordine: a) riconoscere l’usura psicofisica della professione docente a tutti i livelli e non solamente per la scuola dell’Infanzia; b) ufficializzare le patologie psichiatriche come malattie professionali per gli insegnanti; c) informare i docenti dei loro rischi professionali per la loro salute e degli strumenti a loro disposizione per proteggersi; d) formare i dirigenti sulle loro incombenze medico-legali a partire della tutela della salute dei docenti e della protezione dell’incolumità degli utenti.
  5. Credere che una sola visita psicologica annuale per tutti gli insegnanti, come proposto da alcuni, possa fungere da panacea per la salute della scuola, non ha di per sé alcun senso se le azioni sopra indicate rimangono inascoltate come è stato finora. Chi ha orecchi per intendere…

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