Maestra, laureata in Lettere classiche non può insegnare alle superiori per lo stop alle abilitazioni. “In Italia chi vuole migliorare viene bloccato”. INTERVISTA a Valentina Sanna

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Se i docenti vincolati hanno 3 anni di vincolo sulla sede nella quale sono stati assunti a tempo indeterminato, “noi invece siamo ingabbiati”, dice Valentina. “Siamo di ruolo – aggiunge – solo che abbiamo anche tanti altri titoli di studio e molti di noi vorrebbero in certi casi cambiare materia di insegnamento”.

La maestra Valentina Sanna ha 44 anni, è laureata in Lettere classiche, insegna alla scuola primaria però, lamenta lei, “a un certo punto vorrei passare su un altro ordine di scuola”. E visto che “sono laureata in Lettere classiche vorrei insegnare lettere e soprattutto storia alla secondaria. Un mio collega cartografo che insegna matematica alla secondaria in quanto laureato, vorrebbe insegnare geografia, che conosce meglio. Ne trarrebbero vantaggio anche gli alunni”.

Sono migliaia i docenti di ruolo in possesso del titolo d’accesso su altra classe di concorso, grado di istruzione o con specializzazione sul sostegno, che potrebbero ora aspirare a conseguire un’ulteriore abilitazione utile al fine di ottenere anche un passaggio di cattedra e di ruolo nella prossima mobilità. Per loro è prevista l’acquisizione di 30 Cfu/Cfa con un percorso che può svolgersi totalmente in modalità online sincrona, senza tirocinio diretto e i docenti da abilitare sono addirittura in soprannumero rispetto al fabbisogno calcolato dal ministero.

“Per tutti questi docenti, cosiddetti ‘ingabbiati’ – osserva Paolo Pizzo, Segretario nazionale Uil Scuola – considerando che i termini dei percorsi abilitanti potrebbero non coincidere con quelli relativi alla scadenza delle domande della prossima mobilità, è necessario prevedere la possibilità di presentare comunque domanda in attesa del conseguimento del titolo abilitante. I ritardi dell’amministrazione non possono infatti ricadere sulle legittime aspettative dei lavoratori che aspettano questi provvedimenti da troppo tempo. A distanza di due anni dall’annuncio dell’avvio dei corsi per il conseguimento dell’abilitazione per i docenti di I e II grado, attesi da più di un ventennio, siamo ancora in attesa di un decreto ministeriale che ne garantisca l’avvio in tempi rapidi. Ad oggi non si ha nessuna certezza su diverse questioni: ci saranno criteri di accesso? I percorsi saranno attivati per tutte le classi di concorso? Con quali scadenze?”

La maestra Valentina ha una specializzazione sul sostegno, due lauree, due master, un dottorato di ricerca e sta prendendo la seconda specializzazione sul sostegno.

Maestra Valentina Sanna, ci parli dunque di lei. Cosa dovrebbe fare per poter passare dalla primaria alla secondaria, visto che ha tantissimi titoli e tanta motivazione per farlo?

“Mi dovrei abilitare in un’altra classe di concorso A022 o A012, ma questa possibilità da parecchi anni viene negata a me e a tanti colleghi e colleghe. Prima si poteva fare. Venivano organizzati dei corsi tramite il Provveditorato. Si poteva prendere un’altra abilitazione. Poi finalmente la ex ministra Azzolina nel 2019 ha indetto un concorso solo abilitante che avrebbe dovuto colmare questa lacuna, solo che non è mai stato espletato. Abbiamo pagato la tassa però è stata una specie di beffa, infatti quello è definito da molti come concorso beffa. Abbiamo lottato tanto per essere ascoltati ma la cosa è stata disattesa. Sono stati espletati intanto vari concorsi come il concorso straordinario bis facilitato e noi non potevamo accedere perché il requisito era quello di possedere un anno di servizio in quell’altra classe di concorso ma noi non avevamo il requisito in quanto già di ruolo in un’altra classe di concorso. Non è possibile che una persona che può spostarsi verso una classe di concorso più adeguata alle proprie attitudini e conoscenze non lo possa fare. In tanti uffici c’è questa possibilità”

Avrebbe potuto però partecipare a un concorso ordinario.

“Sì, certo, però avremmo iniziato di nuovo la carriera, cioè da zero, come neoassunti. E chi ha tanti anni di servizio – io ne ho undici e ho colleghi ingabbiati molto anziani come servizio – vedrebbe tutti gli anni di ruolo valutati come pre-ruolo fino al riallineamento che avviene a fine carriera, con un danno economico ingente”.

Qual è l’obiettivo che s’intende perseguire passando in un’altra classe di insegnamento?

“Prima di tutto per una esigenza di soddisfazione personale. Io anni orsono accettai il ruolo alla primaria poiché erano anni in cui i concorsi non venivano banditi per la secondaria. Avendo il diploma magistrale e la laurea in Scienza della formazione allora mi feci assumere alla scuola primaria. Poi nel tempo una persona investe sulla formazione e comprende quale grado di istruzione sia più affine alle sue conoscenze e competenze. Attraverso il passaggio in altro grado di scuola ci si immagina di migliorare. In un docente che ha prestato servizio in tutti i gradi di scuola si vede la differenza, c’è una consapevolezza più ampia di tutti i meccanismi soprattutto nei riguardi della continuità didattica anche se, per carità, non è che negli altri colleghi non ci sia in assoluto”.

Lei che cosa insegna?

“Io sono anche specializzata sul sostegno primaria e vorrei passare alla secondaria, sempre sul sostegno, ma questa possibilità è preclusa nonostante la specializzazione su sostegno secondaria. L’esperienza pregressa negli altri ordini di scuola dovrebbe essere un merito da valorizzare, non da penalizzare. Crediamo nella voglia di crescere e non fossilizzarci e dunque continuiamo a formarci, crediamo nella lifelong learning, l’apprendimento continuativo, perché secondo noi specialmente a scuola continuare a studiare e aggiornarsi sia importante per fornire un’offerta formativa migliore ai nostri alunni”.

E invece?

“E invece ci bloccano. In Italia chi vuole migliorarsi viene bloccato con centinaia di pastoie burocratiche e non si comprende il motivo per il quale ci debbano ostacolare. Anche perché il passaggio non nuoce a nessuno”

I precari probabilmente dal loro punto di vista temono che potreste soffiare loro dei posti

“Spesso i precari ci dicono che vogliamo chissà che cosa ma se noi lasciamo la primaria per passare alle medie liberiamo un altro posto alla primaria e quindi nella realtà non incidiamo sui contingenti non essendo ubiqui. E passando dalle medie alle superiori libereremmo un posto alle medie”.

Spesso si ricorre all’art. 47 del contratto di lavoro, che offre ai docenti di ruolo la possibilità di svolgere una supplenza annuale su un’altra classe di concorso. E’ così?

“Con il contratto nuovo è stato modificato a nostro sfavore anche l’art. 36, divenuto ora art. 47, che rappresentava l’unica occasione per misurarci con i nostri desideri e acquisire punteggio specifico. Attualmente non possiamo nemmeno usufruire degli spezzoni orario ma solo di cattedra intera e questo per chi ha delle classi di concorso sature costituisce un grande problema. Alcuni colleghi pur di lavorare sulla propria materia accettavano di anche uno spezzone orario. Alcune classi di concorso come ad esempio per giurisprudenza la A046 difficilmente potranno maturare punteggio specifico e coronare il sogno di insegnare la loro materia, neppure perdendo in termini economici e di anzianità. Io ora usufruisco del citato ex art. 36. Si può fare per tre anni senza perdere la titolarità su sede ma alla fine si perde pure quella. Grazie all’opportunità fornita da questa norma del contratto, invece che alla primaria, a Roma, sto insegnando alla secondaria di primo grado. Ho preso uno spezzone su lettere e uno sul sostegno, purtroppo in scuole distanti. Ci rimettiamo pure economicamente perché ritorniamo precari siamo con contratto precario. Lo stipendio si ferma e ci sono problemi anche sulla progressione di carriera”.

Ne vale la pena?

“Ecco, questo è un quesito che ci poniamo tutti. L’unico motivo è che svolgendo l’anno sulla classe di concorso a cui si ambisce si guadagna in serenità, soddisfazione e gioia di insegnare e in più si accumula punteggio pieno per la mobilità, cioè 12 punti invece che 6”.

Qual è la posizione dei sindacati sulla questione?

“Noi, come Codir, Coordinamento docenti ingabbiati di ruolo, ne abbiamo incontrati tantissimi. Mi sono fatto l’idea che non sempre siamo una priorità per loro, perché in Italia si vive di emergenze come quella dei precari, mancando una seria programmazione. Dicono che noi almeno abbiamo il ruolo quasi che avere delle ambizioni non sia lecito, e quasi che facessimo del male a qualcuno o che togliessimo qualcosa agli altri. Non tutti hanno secondo me interesse a portare avanti la nostra istanza e lo stato parliamoci chiaro, vuole risparmiare”.

E il mondo politico?

“Il Codir si è rivolto alla politica. Ci siamo rivolti a tutti i partiti di tutti i colori politici, dal centro alla destra, alla sinistra. Grazie a Dio qualcuno ci ha ascoltati e ha presentato in Parlamento un’interrogazione sul nostro caso. E finalmente i riflettori si sono accesi anche grazie a Orizzonte Scuola, che ha parlato di noi. Noi avevamo iniziato a combattere sul serio dopo l’istituzione del nostro movimento e già le colleghe avevano fatto dei picchetti, ma non era successo niente”.

Cosa chiedete, oggi, nello specifico?

“Vogliamo che finalmente i percorsi formativi che ci spettano in base alla Riforma Bianchi vengano immediatamente attivati anche per noi: si parla dei 60 crediti formativi per chi non è di ruolo, e 30 per i triennalisti. Ecco, chiediamo che i crediti richiesti siano 30 anche per noi, che peraltro siamo stati inseriti nella riforma Bianchi, poi il governo è cambiato. Con il nuovo governo ci sono stati due Decreti PA bis con cui il governo ha stabilito che non potessimo frequentare i 30 CFU senza il tirocinio e frequentando le lezioni fino al cento per cento in sincrono online senza abbandonare le nostre classi e, ancora di più, senza creare disagio”.

E invece?

“Invece si parla dei 60 CFU per nuovi immessi, dei 30 CFU per i triennalisti ma ancora non si comprende se i 30 CFU valgano anche per noi. C’è stato in merito un quesito posto dagli atenei, per l’accreditamento in modo da poter erogare questi corsi. L’ANVUR ha risposto al Ministero dell’Università e della ricerca ma noi non conosciamo la risposta”.

Come si lavora in queste condizioni?

“Con una continua angoscia. Con una costante sensazione di sbagliare. Con una perenne analisi delle proprie motivazioni e delle proprie impostazioni di vita. Infine, con un continuo chiederci, come diceva lei: ne vale la pena? Devo rinunciare? Ma poi mi dico: se io so di avere i titoli e di dare il meglio di me in una determinata classe di concorso, perché mi devo porre questi quesiti?”

Quindi non è un vezzo quello di volere passare dalla primaria alla secondaria, come invece sostiene qualcuno?

“Assolutamente no. Abbiamo tra noi colleghe del secondo grado che vogliono passare al primo, ognuno ha delle motivazioni, ciascuno si trova meglio a lavorare con alunni di una certa età invece che di un’altra. Oltre che insegnanti siano persone e abbiamo attitudini, esperienze e competenze diverse. Questa diversità di attitudini dovrebbe essere valorizzata e non penalizzata. Molti di noi hanno parecchi titoli di studio. Io per esempio ho specializzazione sul sostegno, due lauree, due master, un dottorato di ricerca e sto prendendo la seconda specializzazione sul sostegno.

Abbiamo quasi tutti due lauree. Vorremmo insomma poter partecipare alle procedure di mobilità, non è che noi prendiamo il titolo e domani passiamo in un altro ruolo: ci sono delle procedure e delle quote da rispettare. Tra l’altro sono anche ridotte, esigue, e quindi non lo si fa per questo. Aspettiamo il nostro turno in base alla legge. Il fatto è che siamo stati ignorati per molto tempo. Siamo persone che vogliono migliorarsi, docenti che hanno diversi interessi.

Il mio collega, che insegna matematica alla secondaria di primo grado, vorrebbe insegnare geografia perché si sente più portato per questa materia e anche gli alunni ne trarrebbero giovamento. E’ chiaro che tutti noi facciamo quello che siamo chiamati a fare e lo facciamo al meglio, ma è altrettanto vero che insegnando discipline che conosciamo di più sarebbe meglio per tutti.

Io ad esempio ho un percorso di studi pregresso che mi fa preferire insegnare alla secondaria. Io sono dottoressa di ricerca in storia e la storia è la materia dove posso dare il meglio di me. E invece magari non riuscirò ad avere la cattedra ambita dove, insisto, darei il meglio di me a beneficio degli alunni. E tutto questo perché sono rimasta ingabbiata”.

Grazie  Dio qualcuno ci ha ascoltati e ha presentato in Parlamento un’interrogazione sul nostro caso. È doveroso per me ringraziare l’Onorevole Gimmi Cangiano ed il suo staff composto anche da insegnanti e la Vice Ministra Paola Frassinetti che hanno compreso e portato avanti attivamente e fattivamente la nostra causa.

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