Maestra lamenta complotti e sculaccia bimbi. Cosa fare? Dirigente resta solo quando USR e associazione sprofondano nell’ignoranza

di Vittorio Lodolo D'Oria
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Il caso che mi accingo a raccontare è uno di quelli che fa male, perché è figlio dell’ignoranza imperante a tutti i livelli circa i doveri e le competenze medico-legali dei dirigenti scolastici e dei loro diretti responsabili. Per ovvie ragioni di riservatezza si eviterà di rendere noti tutti gli attori invitando ciascun dirigente scolastico, istituzione e associazione di categoria a riflettere sul proprio comportamento in simili circostanze.

La vicenda tratta di una maestra della scuola dell’infanzia appena trasferitasi in una nuova scuola. A detta dei genitori degli alunni la docente, che lamenta “complotti” delle famiglie nei suoi confronti, assumerebbe in classe atteggiamenti violenti ed aggressivi quali urla, strattonamenti e sculaccioni.

Il dirigente, incerto sul da farsi, mi descrive la vicenda nei particolari per avere un suggerimento circa l’atteggiamento da tenere.

Lettera del dirigente scolastico

Gentile dottore,
sono un dirigente scolastico e le scrivo per un consiglio su un caso che ho nella scuola dell’infanzia. La maestra MR è arrivata quest’anno da altra scuola e il dirigente della scuola precedente mi ha subito telefonato per dirmi che la docente aveva subito una profonda crisi depressiva dopo una separazione ed era in cura da un’analista. I genitori si erano lamentati più volte dei suoi atteggiamenti a lezione e riferivano che l’insegnante aveva frequenti sbalzi d’umore, mostrava un aspetto trasandato, infine faceva spesso uso del cellulare per poi piangere e abbandonare la classe lasciandola incustodita. Anche nella nostra sede urla frequentemente all’indirizzo dei bambini e talvolta li punisce facendo saltare loro il pasto. Quello stesso dirigente non ha mai attivato procedimenti disciplinari, ma l’ha invitata a trasferirsi altrove.
Quest’anno io ho avuto le stesse segnalazioni da colleghe e collaboratore scolastico: uso del cellulare in servizio, urla, mancata sorveglianza, uso dei social network per comunicare in modo aggressivo coi genitori. Si sono aggiunte poi due testimonianze diverse e indipendenti su sculaccioni dati ai bimbi durante il momento della nanna. Non posso escludere che i genitori abbiano già sporto denuncia ai Carabinieri e che le indagini siano già state avviate con tanto di telecamere nascoste.
Ho parlato in modo informale con la docente per suggerirle di richiedere l’accertamento in CMV, ma non vuole farlo e respinge ogni accusa sostenendo che esiste un complotto ai suoi danni. Nega infine di aver mai avuto problemi in altre scuole e minaccia azioni legali per diffamazione nei confronti dei genitori.
Mi trovo personalmente di fronte a tre possibili azioni da intraprendere:
1- esposto alla Procura (questione sculaccioni);
2- provvedimento disciplinare (cellulare e mancata sorveglianza);
3- sospensione cautelare e invio in CMV (art. 3 DPR 171/11).
Sono certo però che la docente contesterebbe subito il punto 3 magari rivalendosi legalmente sul sottoscritto con una denuncia per mobbing. Con quali esiti? Posso eventualmente avvalermi anche dei verbali trasmessi dal dirigente della scuola precedente o devo basarmi solo sulle mie evidenze? I genitori sono già pronti alla denuncia, altri hanno detto che non porteranno più i figli a scuola. Se procedo col punto 3) escludo ipso facto il punto 1)?

Ho infine chiesto come muovermi all’USR e all’associazione di categoria alla quale sono iscritto, ma i loro consulenti concordano nello sconsigliarmi l’Accertamento Medico d’Ufficio e la contestuale sospensione cautelare per evitare il rischio di una denuncia per mobbing. Non so proprio cosa fare e necessito di un suo consiglio.

Risposta

Gentile dirigente,

il caso che mi sottopone non è assolutamente raro o unico nel suo genere ma merita un’attenta analisi soprattutto per i comportamenti che hanno assunto i vari protagonisti della vicenda. Sono perciò lieto di aiutarla consigliandole l’unica soluzione corretta da adottare, motivando al contempo la scelta.

  1. Anche agli occhi di un profano appare evidente che il caso è di competenza medico-sanitaria e non disciplinare o, peggio ancora, penale. La documentazione psicologica nel fascicolo personale e gli evidenti segni/sintomi presentati dalla maestra non lasciano dubbi. Sono di conseguenza escluse le ipotesi di una richiesta di visita ispettiva o di denuncia presso l’Autorità Giudiziaria.
  2. la soluzione da adottare è pertanto la 3, cioè l’Accertamento Medico d’Ufficio e la contestuale sospensione cautelare fino alla visita collegiale in CMV.
  3. il provvedimento di cui al punto precedente rientra tra le incombenze medico-legali del dirigente scolastico che è diretto e unico responsabile della tutela della salute dei docenti e al contempo dell’incolumità degli alunni. Nessun rischio di denuncia per mobbing da chicchessia consente al dirigente di derogare ai suoi obblighi di legge;
  4. vale ora la pena soffermarsi sull’atteggiamento avuto dal dirigente che ha consigliato alla maestra di trasferirsi nella sua scuola. Il suo collega, anziché comportarsi in modo professionale tutelando la salute della maestra ha fatto lo “scaricabarile” passandole una patata bollente. Ha altresì ignorato la condizione di salute precaria dell’insegnante (della quale peraltro aveva il certificato psicologico e conosceva la storia), nonché destabilizzandola ulteriormente con il trasferimento in un nuovo ambiente. Un siffatto comportamento equivale ad ammettere di non essere preparato a svolgere la funzione di dirigente scolastico;
  5. gravemente riprovevoli e assai preoccupanti sono poi i consigli ammanniti dall’USR e dall’associazione di categoria che sconsigliano l’Accertamento Medico d’Ufficio con la sospensione cautelare. Che l’istituzione (USR) non formi i dirigenti in materia medico-legale nemmeno in sede concorsuale (pur essendovi l’obbligo già nel lontano 1998: si veda il DM 382/98) è imbarazzante, ma che addirittura sconsigli loro di ricorrere agli strumenti messi a disposizione dal legislatore per gestire le emergenze (art. 3 DPR 171/11) è addirittura sconvolgente. Non è certamente da meno l’associazione di categoria che dovrebbe fungere da guida ai suoi iscritti. Non si può che registrare un gravissimo problema di formazione in materia medico-legale cui dover ovviare senza indugio: salute dei docenti e incolumità degli alunni non possono essere gestiti in modo improvvisato e soprattutto dilettantesco;
  6. assai delicata la questione dei presunti maltrattamenti ai bambini che richiede di essere affrontata con urgenza senza attendere l’intervento di un’Autorità Giudiziaria che non può affrontare un problema medico, né ha la possibilità di un intervento tempestivo (le indagini richiedono mesi tra raccolta di testimonianze, autorizzazioni ed esecuzione delle audiovideointercettazioni). Solo il dirigente può intervenire immediatamente evitando che una questione medica assuma una deriva penale a ulteriore danno della maestra in condizioni di salute precaria. Più d’una volta ho assistito a storie simili in cui il preside ha inopinatamente sporto denuncia anziché intervenire subito di persona coi suoi poteri: di conseguenza i bimbi sono rimasti esposti a un eventuale rischio di violenza per lunghi mesi e alcune maestre sono morte prima del processo straziate per il dolore e dall’infamia (Reggio Emilia e Strona nel biellese) o hanno tentato il suicidio per la gogna mediatica. Tutti epiloghi che sono scongiurati se il dirigente fa tempestivamente il suo dovere;
  7. due parole infine sul rischio di denuncia per mobbing del dirigente da parte della maestra qualora venisse attivato il provvedimento di Accertamento Medico d’Ufficio con sospensione cautelare. Il rischio è reale anche perché tali soggetti presentano frequentemente un delirio persecutorio (anche nel caso in esame la maestra è convinta dell’esistenza di complotti a suo danno), tuttavia la denuncia per mobbing finisce sempre in nulla poiché l’Accertamento Medico d’Ufficio è sempre un atto del dirigente a tutela della salute del lavoratore. Bisogna tuttavia che il preside stili una relazione sintetica e impeccabile per la CMV, documentando ogni episodio saliente con allegati e testimonianze senza però riportare alcun giudizio, opinione o quesito diagnostico.

A fronte di quanto le ho scritto, spero ardentemente che lei vorrà essere all’altezza del ruolo che riveste, rinunciando agli improvvidi suggerimenti ricevuti da istituzioni e maestranze varie operando nell’unico modo corretto a tutela dell’insegnante e dei suoi alunni.

Cari saluti e buon lavoro.

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