Maestra impiega fischietto per richiamare l’attenzione: condannata per abuso dei mezzi di correzione, poi assolta

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motoria maestra fischietto insegnante

La Corte di Cassazione (Sezione VI Penale, Sentenza del 14 aprile 2020, n. 12068) ha annullato la pronuncia con la quale una maestra era stata condannata per abuso dei mezzi di correzione, posti in essere in danno di nove bambini della terza primaria, ponendo in essere condotte inusuali, come impiegando, con modi autoritari, un fischietto, per richiamarne l’attenzione.

La Cassazione ha rilevato che i giudici di merito non hanno approfondito la problematica del possibile “contagio dichiarativo” tra bambini, che non deve essere escluso a priori ma fatto oggetto di specifica disamina.

La condanna

 La Corte d’appello confermava la condanna inflitta dal Tribunale, ex art. 81 c.p., c. 2 (continuazione), e art. 571 c.p. (Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina), per avere, per oltre un anno e mezzo, quale docente di matematica e inglese di una III classe di scuola primaria, abusato dei mezzi di correzione e disciplina, verso nove alunni, alla medesima affidati per ragioni di istruzione.

La condotta

In particolare, la condotta criminosa veniva consumata:

  • tirando oggetti,
  • rivolgendo espressioni inappropriate contro di loro,
  • utilizzando con modi autoritari un fischietto, per richiamarne l’attenzione,
  • impartendo punizioni consistenti nel costringerli a rimanere in piedi.

Le dichiarazioni rese dai bambini

 La docente impugna la condanna in Cassazione, richiamando l’orientamento secondo cui è necessaria una particolare cautela nella valutazione delle dichiarazioni rese da minorenni, quando siano vittime dei reati di maltrattamenti e di abuso dei mezzi di correzione e di disciplina, per le condizioni proprie dell’età infantile o adolescenziale. La Cassazione ha ritenuto che i canoni richiesti per l’ascolto dei minorenni, quali persone offese da un reato, valgano per tutti i tipi di reato che incidono sulla loro psiche, tramite un contatto diretto con l’autore della condotta che li renda testimoni della stessa.

Le domande suggestive

 Per la Cassazione vanno evitate (pur mancando un divieto normativo) le domande suggestive anche da parte del giudice (o dell’ausiliario di cui si avvale) che esamini direttamente il testimone minorenne, in quanto le domande suggestive sono idonee a indirizzare le risposte indipendentemente dagli intenti di chi le pone e dalla capacità di discernimento del rispondente, per cui per assicurare una testimonianza corretta evitarle è tanto più necessario quanta maggiore è la suggestionabilità del dichiarante.

La presenza dello psicologo

 Nel caso di specie le audizioni (protette) dei bambini, indicati come persone offese, di età tra i 9 e i 10 anni, erano avvenute in presenza del consulente tecnico psicologo del p.m., il quale aveva evidenziato che, tranne uno, i bambini avevano raccontato episodi da loro direttamente vissuti.

Il possibile “contagio” dichiarativo

 Nell’annullare la sentenza della Corte d’Appello, con rinvio a altra Sezione, per una nuova valutazione delle dichiarazioni accusatorie e, se necessarie, di eventuali integrazioni istruttorie, la Cassazione ha evidenziato che i bambini hanno riferito condotte della maestra anteriori di almeno un anno con le prime dichiarazioni (espresse alla loro precedente maestra), a cui seguirono le rivelazioni degli altri alunni. Per la Cassazione i giudici di merito, pertanto, non hanno approfondito la problematica del rapporto fra il contenuto delle affermazioni iniziali e quello dei successivi richiami mnestici da parte di soggetti in età infantile, nel delicato contesto di un possibile contagio dichiarativo, che non va escluso a priori, bensì fatto oggetto di specifica disamina, anche valutando l’incidenza di plurime audizioni della persona offesa sulla integrità della fonte dichiarativa.

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