Madre di alunno disabile offende la dirigente scolastica: non è punibile perché “fragile emotivamente”

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Non è punibile penalmente la madre di un alunno disabile che offende e minaccia la dirigente scolastica della scuola frequentata dal figlio, accusandola di non garantirgli l’assistenza dovuta. Le ingiurie sono state depenalizzate, mentre il reato di minaccia non si configura ricorrendo le “condizioni psicolabili – fragili per la condizione di handicap del proprio figlio”. Lo ha stabilito la V Sezione Penale della Corte di Cassazione, nella sentenza n. 49133 depositata il 3 dicembre 2019.

La condanna in primo grado. In prima battuta il Giudice di Pace aveva condannato una donna a 200 euro di multa per aver minacciato la dirigente scolastica della scuola frequentata dal proprio bambino disabile, accusandola di non assicurargli l’assistenza necessaria. Lo stesso giudice assolveva la donna dal reato di ingiuria, poiché ormai depenalizzato.

La versione dei fatti fornita dall’imputata. La madre dell’alunno impugna la sentenza di condanna in cassazione, rilevando che:

  • si era limitata ad offendere la dirigente e non a minacciarla, peraltro in presenza del Commissario prefettizio e del Comandante della polizia municipale,
  • ricorreva la condizione di “stress” derivante dallo stato di disabilità del figlio, per cui doveva andare esente da responsabilità penale.

La sussistenza della “fragilità emotiva”. La Cassazione accoglie la tesi della donna, evidenziando che il giudice di pace aveva individuato la sussistenza della fragilità emotiva (il giudice di pace aveva riconosciuto infatti la sussistenza della “esimente per le condizioni psicolabili-fragili per la condizione di handicap del proprio figlio”) che avrebbe dovuto portare all’assoluzione, escludendo la colpevolezza, e quindi ogni responsabilità penale dell’imputata, mentre aveva condannato la stessa per il reato di minaccia (art. 612 c.p.), tenendo conto della fragilità emotiva solamente per ridurre la pena che, al contrario, avrebbe dovuto “scusare” il comportamento tenuto, e pertanto condurre all’emanazione di una sentenza di assoluzione.

L’annullamento con rinvio. La Cassazione ha annullato la pronuncia di condanna, rinviando la vicenda ad altro giudice che dovrà tener conto delle indicazioni fornite, quindi assolvere la donna dal reato di minaccia, ricorrendo, nella fattispecie in questione, la condizione di “fragilità emotiva” che esime dalla responsabilità penale per la condotta di minaccia.

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