Maccheroni contati, polpettone di legumi che non vuole nessuno e vietato fare il bis. Un genitore protesta per il servizio mensa a Piacenza

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In provincia di Piacenza, il primo giorno di scuola si trasforma in una giornata di scoperte non tanto piacevoli per alcuni genitori della primaria.

Come segnala Piacenza Today, una madre riporta la preoccupazione circa la quantità di cibo fornita ai bambini durante il pasto scolastico, che pare non sia stata sufficiente a saziare le piccole pance. Ma cosa sta realmente succedendo nelle mense scolastiche del comune?

La madre dell’alunna di terza elementare segnala una novità non proprio gradita: sembra che il Comune di Piacenza abbia deciso di razionalizzare la quantità di cibo fornita agli alunni attraverso una ditta esterna incaricata della preparazione dei pasti. Una misura che ha lasciato diversi bambini con lo stomaco vuoto, e che pone interrogativi sui motivi di tale decisione. È forse una strategia per compensare il mancato incasso delle rette non pagate?

Un nutrizionista è incaricato di predisporre il menù, ma sembra non tener conto delle esigenze nutrizionali individuali dei bambini. Ad esempio, nonostante fosse noto che il 70% del polpettone di legumi venisse scartato, non è stata presa alcuna misura per modificare la dieta proposta. Ogni bambino ha esigenze nutrizionali diverse, e una porzione standard potrebbe non soddisfare tutti, mettendo in luce l’importanza di una valutazione più personalizzata.

La gestione della distribuzione dei pasti nelle scuole pare sia diventata problematica. La madre lamenta il fatto che, in caso di assenza inaspettata di un bambino, la tariffa del pasto non goduto debba comunque essere corrisposta, mostrando una certa rigidità nel sistema. Questo, unito alla impossibilità di fornire una merenda supplementare ai propri figli, rende la situazione particolarmente difficile per alcune famiglie.

La lettera conclude sottolineando una forma di assistenzialismo, aggravata dal fatto che in questo scenario si sta togliendo cibo ai bambini. La madre suggerisce ironicamente di adeguarsi a questo “meccanismo perverso” e di smettere di pagare la mensa, sperando in un cambiamento. Ricorda, inoltre, i tempi in cui le cuoche preparavano il cibo in base al numero di bambini presenti, un sistema che sembrava funzionare meglio.

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