Ma le prove INVALSI sono davvero obbligatorie?

di
ipsef

Se lo chiede la CUB scuola in un comunicato inviato alla redazione di orizzontescuola.it, che riportiamo integralmente. Per seguire il dibattito sulle prove INVALSI vi basterà cliccare la parola INVALSI presente tra le Categorie

Se lo chiede la CUB scuola in un comunicato inviato alla redazione di orizzontescuola.it, che riportiamo integralmente. Per seguire il dibattito sulle prove INVALSI vi basterà cliccare la parola INVALSI presente tra le Categorie

Uno degli ultimi atti di protervia del MIUR è la NOTA (30 dicembre 2010, Prot. n. 3813) con cui si impartiscono disposizioni sulle prove INVALSI, che quest’anno toccheranno anche le seconde classi delle scuole superiori.

Facciamo il punto. Secondo la L. 28 marzo 2003, n°53, Art. 3 (Valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e di formazione), lettera b "ai fini del progressivo miglioramento e dell’armonizzazione della qualità del sistema di istruzione e di formazione, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative". Nella Nota del 30/12/2010 si legge: “La valutazione riguarderà obbligatoriamente tutti gli studenti delle predette classi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie”. La Nota di cui sopra prevede anche “la collaborazione degli insegnanti in tutte le diverse fasi della procedura secondo le modalità che saranno successivamente comunicate dall’INVALSI". E si chiude con la formula: “Si confida nella consueta disponibilità delle SS.LL., nella consapevolezza che un armonico coinvolgimento di tutte le parti interessate possa contribuire ad una buona riuscita delle operazioni di valutazione, in coerenza con gli obiettivi generali delle politiche educative nazionali”.

Quindi la legge ha istituito l’Invalsi assegnandogli il compito di valutare sistematicamente le scuole e gli studenti che le frequentano. Gli esperti nominati dal Ministero per predisporre un piano di intervento (Andrea Ichino, Daniele Checchi e Giorgio Vittadini) hanno concluso che per mettere in piedi un sistema di valutazione serio occorrerebbero 31 milioni di euro, che salirebbero a 81 se si facessero le cose in modo completo. Se poi si estendesse la valutazione a tutti i 7 milioni di studenti la spesa sarebbe astronomica. Ma il Ministro dell’Istruzione ha a disposizione “solo” 8 milioni di euro. Allora ecco la soluzione proposta per abbattere i costi:

  1. rinunciare ai test Invalsi due volte l’anno (all’inizio ed al termine dell’anno scolastico) come era stato detto dal Ministro in un primo tempo, dietro indicazione del suo “consigliere” l’ing. Roger Abravanel;
  2. valutare solo alcune classi: II e V primaria, I e III secondaria di primo grado, II secondaria di secondo grado;
  3. dividere il lavoro tra l’Invalsi e le scuole: l’Invalsi, coi pochi fondi a disposizione, prepara i materiali, stabilisce e coordina le procedure, raccoglie ed elabora i dati, comunica i risultati; gli insegnanti, “a costo zero”, dovrebbero svolgere il lavoro di bassa manovalanza (“somministrare” – che brutta parola: non sono i farmaci che si somministrano? – e correggere le prove).

Sono obbligati a farlo? No! Perciò è loro richiesta “collaborazione” , “disponibilità” e si propone l’ “armonico coinvolgimento di tutte le parti interessate”.

Un primo ragionamento. Noi lavoratori della scuola dobbiamo subire: una punizione quando ci ammaliamo (decurtazione della retribuzione ed estensione delle fasce direperibilità dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18); il blocco degli scatti di anzianità e del contratto di lavoro (rispettivamente di 2 e 3 anni); il taglio di 8 miliardi di euro; il licenziamento di 150.000 unità di personale; l’aumento del numero di allievi per classe; la perdita del tempo pieno e delle compresenze; l’impoverimento materiale delle scuole, che non ricevono neanche più quanto gli spetta; lo sbeffeggiamento e l’insulto del Presidente del Consiglio e dei suoi Ministri, compreso quello dell’Istruzione. E con tutto questo, il Ministero ha la faccia tosta di chiederci disponibilità e collaborazione? Auspica il nostro armonico coinvolgimento nel raggiungimento degli obiettivi del governo (cioè nella distruzione della scuola pubblica)? E’ incredibile la sfacciataggine di chi, dopo aver assestato un colpo letale all’istruzione pubblica, pretende adesso di "valutare" e, per di più, con la complicità delle sue vittime.

Un secondo ragionamento. A cosa serve valutare quando alla scuola vengono tolte continuamente risorse e se non si prevedono correttivi concreti alle carenze del sistema? Forse a rendere le nostre scuole ancora più ingiuste e diseguali. Sappiamo infatti che il PQM (Piano Qualità e Merito), presentato lo scorso anno da Gelmini e Abravanel, prevede “l’estensione dell’esperienza dei test oggettivi standard predisposti dall’INVALSI" al fine di studiare un "sistema per assegnare le borse di studio solo in base al merito, dopo aver sostenuto un test di valutazione che premi i migliori per ogni Regione”. Laddove "solo in base al merito" è da intendersi "indipendentemente dal reddito". E’ facile prevedere quali scuole otterranno i risultati migliori: quelle collocate nelle aree geografiche più ricche del Paese, quelle frequentate da studenti provenienti da famiglie più abbienti e più colte e, probabilmente, le scuole paritarie (sia per il bacino di utenza, sia perché garantirsi la continuità delle rette è tanto vitale da non poter escludere qualche “distorsione” nella compilazione e nella correzione dei test). È il caso di spendere più di 8 milioni di euro Per confermare questa banalità? Con l’aggravante di turbare la programmazione didattica con prove realizzate altrove e di indurre qualche scuola particolarmente “zelante” a trasformarsi in un testifico dove si “preparano” le classi alla “prova” Invalsi e si trascura la didattica curricolare? Last but not least, ricordiamo a tutti che, nell’ambito dei progetti del Ministro dell’Istruzione, le prove Invalsi potrebbero essere il grimaldello utile a praticare, indirettamente e in modo surrettizio, quella valutazione degli insegnanti che finora è stata respinta senza appello.

Conclusioni:

  • le prove Invalsi sono obbligatorie per gli allievi (sempreché siano presenti);
  • le scuole devono consentire all’Invalsi di svolgere i propri compiti istituzionali (informando gli allievi su quello che gli accadrà, mettendo a disposizione i locali, consentendo al personale dell’Invalsi di accedere ai locali messi a disposizione);
  • il personale della scuola non è obbligato a svolgere un’attività non programmata e che si configura come una prestazione straordinaria.

Qualunque pressione per coinvolgere obbligatoriamente il personale scolastico nelle prove Invalsi va considerato un abuso. Invitiamo tutti i lavoratori della scuola a denunciare la contraddizione di chi pretende la qualità togliendo risorse, a non rendersi disponibili alla realizzazione di un progetto di valutazione approssimativo e inutile, ad esprimere il rifiuto delle prove Invalsi nelle assemblee sindacali e negli organi collegiali.

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