M5S programma elezioni: docenti assunti con concorso ma FIT ridotto a due anni, no finanziamenti scuole private, aumento fondo di istituto

di redazione
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La presentazione del programma M5 da parte di Bianca Laura Granato, candidata al Senato nel collegio uninominale con il Movimento 5 Stelle

Una legislatura targata PD e FI? Con Forza Italia, stando alle dichiarazioni ufficiali di partito, la Scuola  ripiomberebbe nel potenziamento della legge 107/2015: maggiori poteri ai Dirigenti, chiamata diretta e  ambiti territoriali addirittura regionali;

con il PD ci sarà il rafforzamento dell’autonomia scolastica,  valorizzazione del merito (il famigerato bonus), formazione docenti, falsa cancellazione del precariato con l’ effettiva estensione dello stesso ai docenti assunti prima della legge 107; regionalizzazione e super poteri ai  Dirigenti per Salvini, con la conseguente differenziazione tra nord e sud dell’offerta formativa per gli  studenti; per tutte queste forze politiche le scuole paritarie vanno finanziate al pari di quelle statali, con  conseguente scadimento dell’offerta formativa di queste ultime, prive di retta e necessitanti di  finanziamenti privati che dettano condizioni alla didattica.

Insomma si giungerebbe alla privatizzazione di  fatto di tutto il comparto scuola, perché tutte le scuole vivrebbero di finanziamenti pubblici e privati.

Per il Movimento 5 Stelle:

  • Cancellazione degli effetti della legge 107 e della riforma Gelmini: abolizione  chiamata diretta, riduzione a 22 alunni per classe, ripristino delle compresenze estese anche ai gradi di  scuola superiori alla primaria, didattica interdisciplinare, abolizione obbligo alternanza scuola-lavoro,  aumento del fondo d’istituto: 15 miliardi in più alle sole scuole statali pubbliche. Molto simili a quello del  Movimento 5 Stelle i programmi di Potere al Popolo e di LeU .
  • Per i docenti, tutti promettono aumenti, ma il PD e FI vogliono lasciare l’organico con contratto triennale e  reclutamento per chiamata diretta, vogliono mantenere il tirocinio triennale per i vincitori del concorso a  stipendio ridotto e valutazione finale a carico del Dirigente, mentre il Movimento 5 Stelle vuole riassorbire  l’organico di potenziamento in quello di diritto e vuole ripristinare le modalità di reclutamento precedenti  fino a esaurimento GAE e GM 2016, poi per concorso, riducendo il tirocinio a 2 anni e vuole abolire i  finanziamenti alle scuole private ad eccezione di nidi ed infanzia, dove in base al programma sono previsti  rimborsi delle rette alle famiglie.

Le vicende legate alla legge 107/2015, che hanno suddiviso tutti i docenti in mille sotto-categorie, indicano la differenza che può fare perseguire unità di intenti. Il ͞divide et impera͟ applicato alla classe docente ha  consentito oggi ad un governo sordo a qualsiasi istanza dal basso di prospettare una contrattazione dell’ ultima ora sottoscritta dai tre Confederali, secondo cui, dietro il vantato impegno di aggirare la legge  107/2015, se ne accoglie e se ne riconosce di fatto l’impianto: trattamento economico mortificante e  carichi di lavoro maggiorati per i docenti, nonché sanzioni disciplinari per chi non si adegua.

Oggi sostanzialmente la scelta ricade su due modelli di scuola: la scuola azienda di Renzi e Berlusconi, che  toglie i docenti dalle classi e li fa lavorare per creare indotto economico per portatori di interesse esterni,  priva di risorse pubbliche, e la scuola a misura della persona e della società del Movimento 5 Stelle che  pone l’alunno al centro, promuove processi di inclusione e democrazia e contrasta in modo efficace la  dispersione scolastica con un significativo aumento del personale e una significativa riduzione degli alunni  per classe, garantendo una formazione di qualità spendibile dagli studenti di tutti i ceti sociali anche nella  prospettiva di riadattamento ai lavori del futuro.

La legge elettorale oggi purtroppo non ammette errori: solo la forza politica o le coalizioni che supereranno  il 40% dei consensi potranno governare attuando il loro programma, chi disperde il voto o non vota deve  avere la consapevolezza di consegnare di fatto le sorti della scuola statale pubblica a chi ha già  ampiamente dimostrato di volerla dismettere.  Dopo il voto del 4 marzo non ci sarà più bisogno di lottare per una scuola di qualità perché o l’avremo  ottenuta o il vincitore non farà prigionieri e la dismissione della funzione docente come inutile anzi  pericolosa per un sistema che fa dell’ignoranza e della mancata consapevolezza civica e salariale l’arma  fondamentale per dominare le masse, sarà certezza non più reversibile.

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