M5S presenta interrogazione parlamentare sui BES: quali vantaggi per alunni da didattica che difficilmente sarà individualizzata?

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red – Con Atto n. 3-00348, il Movimento 5 stelle interroga il Ministro su alcune questioni riguardanti i Bisogni Educativi Speciali. Formazione dei docenti, didattica, tagli al sostegno: sono alcuni dei quesiti cui dovrà rispondere il Ministero

red – Con Atto n. 3-00348, il Movimento 5 stelle interroga il Ministro su alcune questioni riguardanti i Bisogni Educativi Speciali. Formazione dei docenti, didattica, tagli al sostegno: sono alcuni dei quesiti cui dovrà rispondere il Ministero

Pubblicato il 10 settembre 2013, nella seduta n. 98

SERRA , BOCCHINO , MONTEVECCHI , CIOFFI , SCIBONA , PEPE , BERTOROTTA , CRIMI , CAPPELLETTI , VACCIANO , SIMEONI , DONNO , GAETTI , MORRA , BIGNAMI , MOLINARI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. –

Premesso che:

la legge n. 104 del 1992, nota come "legge 104", legge per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone portatrici di handicap, definiva (art. 3) in maniera precisa il concetto di handicap in relazione alla partecipazione sociale delle persone: la persona handicappata è "colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione (…) e tale da determinare un processo di svantaggio sociale e di emarginazione";

la legge n. 170 del 2010, ad integrazione della precedente legge 104, riconosce come portatori di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) gli individui che presentano deficit come la discalculia, la disgrafia, la disortografia e la dislessia;

la direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 introduce e definisce i BES (bisogni educativi speciali) o SEN (special educational needs) come disturbi non necessariamente certificabili, per la cui identificazione si fa riferimento al modello diagnostico ICF (International classification of functioning); inoltre la stessa direttiva ministeriale individua il PAI (piano annuale per l’inclusività) come strumento che possa contribuire ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dei processi inclusivi;

storicamente la nozione di BES o, meglio, quella di SEN compariva per la prima volta in Inghilterra nel rapporto Warnock nel 1978. In tale documento si rilevava la necessità di integrare, nelle scuole della Gran Bretagna, gli alunni, tradizionalmente considerati "diversi", mediante l’utilizzo di un approccio inclusivo basato sull’individuazione di scopi educativi comuni a tutti gli allievi, ciò a prescindere dalle loro abilità o disabilità. Successivamente, con lo Special educational needs and disability Act del 2001, si affermava l’esigenza di prevenire ogni forma di discriminazione in ordine all’ammissione scolastica degli alunni con bisogni educativi speciali e di promuoverne la piena partecipazione alla stessa. Si tratta, quindi, di una consapevolezza già raggiunta e risalente nel tempo;
considerato che:

dalla lettura di dati statistici forniti dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca si evidenzia che nell’ultimo decennio in Italia il numero di alunni certificati come disabili è progressivamente cresciuto, passando da una percentuale dell’1,7 per cento nell’anno scolastico 2000-2001 al 2,5 nell’anno scolastico 2010-2011; con un incremento del 50,9 per cento, corrispondente a circa 64.000 alunni a livello nazionale. Una percentuale elevata di alunni con disabilità si riscontra nella scuola secondaria di primo grado (3,3 per cento).

Inoltre, tra gli alunni stranieri è in continua crescita il numero di studenti disabili. Occorre rilevare che i dati ministeriali, relativamente all’anno 2009-2010, riscontrano che la presenza di alunni stranieri nella scuola italiana è cresciuta mediamente del 7 per cento rispetto all’anno precedente, tuttavia la crescita del numero di stranieri con disabilità sfiora il 20 per cento. Un ulteriore dato, relativo all’anno scolastico 2010-2011, riguarda la disomogeneità nella distribuzione degli alunni con disabilità tra le regioni italiane con un’incidenza minima dell’1,7 per cento in Basilicata e una massima del 2,9 per cento nel Lazio, a fronte di una media nazionale del 2,3 per cento. Si unisce a questo la variabilità tra le regioni italiane del rapporto fra alunni disabili e insegnante di sostegno, valore massimo 2,5 riscontrabile in Abruzzo e minimo 1,62 riscontrabile, invece, nella Basilicata; la media nazionale è di 2,0. Un aumento così rilevante di patologie in età evolutiva e la sua disomogeneità di distribuzione sul territorio non è riscontrabile in studi epidemiologici;

la circolare del Dipartimento per l’istruzione del Ministero del 6 marzo 2013 esplicava la necessità di realizzare un gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI) con le seguenti funzioni: rilevazione dei BES presenti nella scuola, raccolta di documentazione per gli interventi didattico-educativi, consulenza e supporto per strategie e metodologie delle gestioni delle classi, raccolta e coordinamento delle proposte formulate dai singoli GLH (gruppi di lavoro handicap) operativi sulla base delle effettive esigenze;
la nota esplicativa del Dipartimento per l’istruzione, prot. n. 0001551/2013 del 27 giugno 2013, precisa che il PAI non rappresenta per l’insegnante un ulteriore adempimento burocratico, ma va inteso come uno strumento di accrescimento dell’intera comunità educante in quanto coinvolge non solo la scuola ma anche il personale ATA, le famiglie interessate e le relative competenze territoriali;

considerato inoltre che:

il taglio dei BES nelle scuole è stato rinviato di un anno dal Ministro dell’istruzione, quindi da settembre 2014 gli alunni, con alcune disabilità, non potranno usufruire di un insegnamento individualizzato;
è prevista, contestualmente, una riduzione notevole del contingente di docenti di sostegno,

si chiede di sapere:
  1. se i master universitari di primo livello sui BES già avviati in alcune regioni, e in procinto di partire, dal prossimo anno scolastico, in altre, consentiranno all’insegnante curriculare di acquisire le competenze necessarie per lo svolgimento di un ulteriore servizio di estrema importanza e delicatezza;
  2. se l’alunno BES verrà opportunamente seguito in classe dall’insegnante che dovrà programmare la lezione conciliando i differenti tempi di apprendimento dell’alunno con disabilità rispetto a quelli del gruppo classe;
  3. quali siano gli effettivi vantaggi, per un alunno BES, di un insegnamento che si svolge esclusivamente in classe, dove difficilmente potrà beneficiare di una didattica e di una programmazione individualizzate con contenuti semplificati ed esoneri dallo studio di alcune materie;
  4. se il contesto che viene proposto agli alunni con bisogni educativi speciali possa rappresentare quell’ambiente educante in cui ciascuno ha il diritto di sentirsi seguito e valorizzato nella sua individualità;
  5. quali siano i motivi dei tagli operati dal Ministero dell’istruzione che hanno colpito in modo incisivo proprio quei docenti preposti all’insegnamento-affiancamento degli alunni con tali svantaggi; allievi che dovrebbero, invece, essere al centro dell’attenzione della scuola quale massimo organo educativo e sociale.

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