M5S ha presentato le sue proposte per l’istruzione agli Stati generali dell’istruzione di Verona.

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GB – Il M5S ha organizzato gli Stati generali dell’istruzione a Verona, in cui si è parlato di riorganizzazione dell’istruzione e di una riforma organica che tocchi tutti i gradi della scuola.

GB – Il M5S ha organizzato gli Stati generali dell’istruzione a Verona, in cui si è parlato di riorganizzazione dell’istruzione e di una riforma organica che tocchi tutti i gradi della scuola.

Luca Mantovani, consigliere comunale del M5S, spiega alcune delle proposte presentate. "Siamo per l’abolizione graduale dei finanziamenti pubblici alle scuole paritarie, che potrebbero invece essere utilizzati per statalizzare le scuole dell’infanzia, un servizio che dovrebbe rientrare nelle competenze del ministero per le Politiche del welfare e per la famiglia»".

La deputata veronese del M5S Francesca Businarolo aggiunge: "Presenteremo una mozione per chiedere al governo di impegnarsi a derogare ai vincoli del Patto di stabilità per i servizi destinati all’infanzia e per l’istruzione, perché si tratta di servizi primari."Vorremmo rendere obbligatoria l’introduzione dei genitori, fruitori indiretti del servizio, negli organi di controllo sui servizi esternalizzati dai Comuni, come le mense e la pulizia delle scuole."

La deputata Silvia Chimienti, componente della commissione Lavoro, sottolinea la necessità di una riforma organica e a lungo termine del sistema di istruzione. "Il reclutamento dei docenti deve prevedere un percorso di due-tre anni uguale per tutti, non come avviene ora. Non possiamo più permettere che gli insegnanti mettano piede in classe, senza avere l’adeguata abilitazione".

Il deputato M5S Francesco D’Uva, che fa parte della commissione cultura, ha parlato di università:"Per quanto riguarda i test di accesso alle facoltà a numero programmato, noi siamo per l’introduzione del modello francese: gli studenti devono essere selezionati al termine del primo anno, non all’inizio, sui temi trattati durante il corso", conclude D’Uva. "E il numero dei posti deve essere legato al fabbisogno nazionale e comunitario delle figure professionali che andrà a formare lo stesso corso".

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