L’Unesco ha incluso nel patrimonio culturale da salvare quattro tradizioni popolari italiane legate ai santi

di Giulia Boffa
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La calligrafia mongola, il gioco azero del chovqan, il piatto tradizionale coreano noto come kimchi sono alcune delle tradizioni che l’Unesco ha deciso di includere nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

L’Unesco è un’organizzazione delle Nazioni Unite nata nel 1945 per incoraggiare la collaborazione tra le nazioni sull’istruzione, la scienza, la cultura e la comunicazione. Nel 2008 ha cominciato a stilare una lista di attività culturalmente importanti e da salvaguardare.

La calligrafia mongola, il gioco azero del chovqan, il piatto tradizionale coreano noto come kimchi sono alcune delle tradizioni che l’Unesco ha deciso di includere nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

L’Unesco è un’organizzazione delle Nazioni Unite nata nel 1945 per incoraggiare la collaborazione tra le nazioni sull’istruzione, la scienza, la cultura e la comunicazione. Nel 2008 ha cominciato a stilare una lista di attività culturalmente importanti e da salvaguardare.

La lista viene aggiornata ogni anno. Quest’anno sono entrate nel patrimonio da salvaguardare anche quattro processioni popolari legate al culto di santi che si svolgono in Italia: la macchina di santa Rosa di Viterbo, la festa dei gigli di Nola nel napoletano, quella dei candelieri di Sassari e la varia di Palmi, in Calabria.

 Alcuni paesi, come Australia, Canada o Stati Uniti, non sono presi in considerazione perché, come ricorda il sito Quartz, non hanno firmato la convenzione che regola il patrimonio dell’umanità.

 

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