Lunedì e martedì prossimo sindacati all’Aran per le sequenze contrattuali su temi centrali: personale all’estero e sanzioni a docenti e Ata, il sindacato Anief chiede di migliorare senza stravolgere

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Continua il confronto all’Aran sulle sequenze contrattuali a seguito della stipula, lo scorso 18 gennaio, del Contratto collettivo nazionale di Istruzione, Ricerca e Università 2019/21.

Lunedì 13 e martedì 14 maggio le organizzazioni sindacali firmatarie sono state convocate per affrontare le modalità di attuazione contrattuale relative a due importanti temi. Il primo incontro, fissato il giorno 13 alle ore 11, riguarderà la “disciplina del rapporto di lavoro del personale delle scuole italiane all’estero” e rappresenta la prosecuzione della trattativa su un contesto al quale il sindacato Anief tiene moltissimo considerando che il presidente, Marcello Pacifico, negli ultimi mesi si è recato di persona in alcune delle preziose sedi scolastiche italiane collocate al di fuori dell’Italia; si tratta di scuole sempre più nel mirino dell’amministrazione e del Mef, perché considerate, a torto, quasi degli sprechi da tagliare o quantomeno di ridimensionare, dimenticando quanto siano importanti per la conferma dell’italianità in quei territori ed in generale nel mondo. Quindi, sempre secondo l’Anief, anche la gestione del personale non può subire alcun tipo di ridimensionamento.

Il giorno dopo, martedì 14 maggio, l’incontro all’Aran si concentrerà invece sulla “responsabilità disciplinare per il personale docente ed educativo secondo quanto previsto all’art. 48”, un altro importante tema sul quale l’azione del sindacato dovrà essere massima. “Sulle sanzioni disciplinari – commenta il presidente nazionale Anief – non intendiamo accettare alcun tipo di concentrazione di potere, perché è invece bene che si mantenga la valutazione dei casi nelle mani di un organo esterno super partes. Allargare il campo di azione disciplinare oggi a disposizione del dirigente scolastico rischierebbe di creare delle valutazioni soggettive e una discrezionalità di interpretazione certa”.

Pacifico ricorda anche che “lo stato di stress e di conseguenza di potenziale burnout a cui è sottoposta una sempre crescente fetta di docenti e Ata della scuola, soprattutto a fine carriera poiché costretti a rimanere in servizio loro malgrado per non vedersi decurtata la pensione o sospeso lo stipendio, è un aspetto che va messo sul ‘piatto’: si rischia, infatti, di andare a penalizzare oltre modo dei lavoratori rimasti forzatamente in servizio e che nemmeno più rispondono, in certi casi, con pienezza del loro operato all’interno della scuola proprio a causa dello sfinimento con cui devono convivere. Ribadiamo – conclude Pacifico – che sarebbe opportuna l’individuazione di una procedura di conciliazione adeguata, senza stravolgimenti rispetto ad oggi”.

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