Lunar City, il documentario che preannuncia la colonizzazione della Luna. Dal 2024

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Da pochi giorni sono trascorsi 50 anni dalla prima missione sulla Luna.
50 anni da quei momenti del 20 Luglio 1969 che hanno tenuto con il naso all’insù persone di tutto il mondo di diverse nazioni, culture, etnie, estrazioni sociali ad osservare un punto nel cosmo.

Un giorno che ci ha permessodi alzare la testa dalle nostre miserie regalandoci una visione del cosmo, della terra, della dimensione dello spazio e dell’uomo che prima era esclusiva di pochi eletti. Ancora oggi è difficile comprendere la portata di quell’evento e l’influenza che ha avuto sulla società contemporanea.

Partendo da quel risultato storico Lunar City, il documentario di Alessandra Bonavina, procede con un ritmo incalzante attraverso una carrellata di successi e fallimenti della corsa all’esplorazione spaziale, che rende in maniera vivida il desiderio dell’uomo di conquista di nuove frontiere e la sua disperata sete di conoscenza.

Come dimenticare la sorpresa della prima sonda su Marte nel 1997 ma anche l’angoscia dell’esplosione in volo dello Space Shuttle nel 1986 (e ancora nel 2003) o la meraviglia e il senso di speranza che produce ancora oggi la stazione orbitante internazionale.

Passaggi storici che la regista mette in prospettiva offrendoci una visione chiara del percorso fin qui realizzato e che hanno permesso agli enti spaziali internazionali di sedimentare quella che, nel documentario, viene definita come una “cultura dell’esplorazione spaziale”.

Una cultura in cui anche la filosofia dei pionieri si è evoluta, passando per esempio da frasi celebri come quella (forse erroneamente) attribuita a Gene Kranz direttore della missione Apollo 11 “Failure is not an option” (Il fallimento non è contemplato), alla più ragionevole pratica attuale di calcolare tutte le possibilità di fallimento prima di dare inizio ad una missione, in modo da trovare possibili soluzioni o alternative in sicurezza. Una cultura oggi condivisa a livello internazionale che intende in modo diverso l’esplorazione spaziale rispetto ai pionieristici anni 70, ma che di quegli anni mantiene intatto spirito, promesse e aspettative.

Il documentario racconta della missione in corso guidata dalla NASA – in collaborazione con diverse nazioni del mondo – che prevede la colonizzazione della Luna da parte dell’uomo. La data prevista per la realizzazione del progetto è il 2028.

Già, 2028.

Programma Artemis, è questa la nuova grande promessa che ci viene dall’esplorazione dello spazio: fra meno di otto anni, forse, l’uomo potrà vivere in maniera stabile e permanente sulla Luna.

Avremo un nuovo 20/7/1969? Staremo di nuovo tutti con il naso all’insù?

Tecnicamente la presenza dell’uomo sulla Luna in pianta stabile è un passaggio obbligato per diversi motivi di origine scientifica. Fra gli altri quello di fare della Luna un luogo di osservazione e rampa di lancio per la scoperta di altri pianeti come Marte.

Un percorso obbligato, quindi, nel processo di sviluppo dell’intera umanità. A questo punto il documentario sembra volerci dare l’occasione per una riflessione non solo scientifica. Nel 1969 la Nasa è riuscita ad arrivare sulla Luna perché spinta da un irrefrenabile spirito di competizione con l’ex Unione Sovietica che, fino a quella data aveva fatto grandi passi avanti nell’esplorazione dello spazio. In questa nuova missione America, Russia, cosi come tanti altri paesi ed enti – fra cui l’ESA European Space Agency e l’Italia, presente in maniera importante – collaborano alla costruzione di nuovo pezzetto di strada nell’esplorazione dello spazio. Un piccolo spunto che nel documentario è ben sottolineato e che ci sembra avere un significato importante.

La chiave di lettura di Alessandra Bonavina ha dunque la caratteristica, e pregio, di riassumere in sé quelli che sono i diversi valori portanti dell’esplorazione spaziale. La regista riesce mettere insieme, e a far convivere, le differenti implicazioni che l’esplorazione spaziale sintetizza. Quindi gli aspetti sociali, umani, tecnologici ma anche filosofici e commerciali rendendo Lunar City (il film è già disponibile nella piattaforma Keaton per prenotare una proiezione al cinema per gli studenti) una specie lente d’ingrandimento, una chiave di accesso ad un mondo di contenuti e attrazioni in grado di trasmettere una gran voglia di approfondire.

Il film procede nel racconto del programma ARTEMIS attraverso interviste dei protagonisti di questo nuova avventura, e la presentazione con immagini inedite dei luoghi e degli enti coinvolti come il Lyndon B. Johnson Space Center a Houston (“JSC” Mission Control Space Centre ) famoso per la storica frase legata al volo Apollo 13 “Houston abbiamo un problema”. Oppure Cape Canaveral in Florida rampa di lancio del primo volo sulla Luna. Ma il documentario si sofferma anche su luoghi più vicini a noi come la Thales Alenia Space di Torino direttamente coinvolta nel progetto e sul nuovo Spazio Porto di Taranto Grottaglie, a conferma dello spirito internazionale di questa nuova missione.

La narrazione illustra fasi, passaggi, mezzi e implicazioni dirette e indirette di questa nuova missione fra cui la Lunar Orbital Platform-Gateway uno step importante del programma che consiste nell’invio di una base spaziale nell’orbita della Luna.

In questa fase oltre alle sfide incredibili che gli scienziati stanno affrontando come la sostenibilità della vita sulla Luna solo per citarne una, l’aspetto che più stordisce, e che la stessa autrice ha voluto sottolineare, è la misura del tempo. Intesa non solo come serie di scadenze, ma proprio come diversa percezione rispetto a quella dell’uomo comune. Solo per citare alcuni riferimenti: 2024, stazione orbitale lunare; 2028, base permanente sulla luna; tempo di percorrenza Terra-Luna: 3gg di viaggio.

Da segnalare la frase finale dell’astronauta Tracey Dyson che racconta della bellezza ma anche della vulnerabilità della terra vista dallo spazio e di come, non solo l’esplorazioni e le scoperta scientifiche, ma già il viaggio verso queste nuove mete ci aiuterà a comprendere il valore di ciò che abbiamo sotto i piedi e i modi per proteggerlo.

Il messaggio di questo film doc è chiaro: il viaggio è iniziato, ci troveremo tutti di nuovo con il naso all’insù?

Valerio Tassara

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