Lucarelli (influencer): Classe in quarantena con un positivo? Era meglio lasciare le scuole chiuse

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Riaprire le scuole premettendo che se c’è un alunno positivo tutta la classe va in quarantena è una sonora cavolata (n.d.r., il termine usato è stato un altro). O riapri le scuole e decidi che ci sarà un margine accettabile di rischio di fronte al quale si reagirà in proporzione alla gravità della situazione, o tanto vale lasciare le scuole chiuse. 

E’ l’incipit di un post su Facebook scritto dall’influencer Selvaggia Lucarelli. Si dice certa che il virus nelle scuole entrerà. “Si inizierà già a settembre con una percentuale di positivi fra i banchi. Fingere di non saperlo è un’ingenuità che non possiamo permetterci”.

Dopo aver evidenziato come i ragazzi abbiano pagato già il prezzo maggiore con insegnamenti persi, niente affatto compensati dalla didattica online, prevede un anno scolastico difficilissimo, caratterizzato da una scuola che rischia di aprire a singhiozzo e interrogazioni con strumenti di messaggistica.

A fronte di questo, lancia una soluzione: “Tanto valeva, se la situazione è questa, utilizzare la pausa estiva per organizzare una didattica online seria, cosa che nella maggior parte delle scuole non è avvenuta. E lasciare tutti a casa”.

Poi l’inevitabile domanda che si è posta da sola, riferendola solo a chi toccherà la quarantena: “Ma i genitori che lavorano, poi? Le settimane di quarantena dei figli che fanno?”

Risposta non c’è, se non nell’inevitabile considerazione che “Tra un tampone e un esperto che contraddice l’altro, l’unica certezza è che nessuno restituirà ai nostri figli quello che non hanno imparato”.

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