Lotta alla dispersione scolastica e al disagio giovanile, gli insegnanti sono in prima linea: 10 consigli utili

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Il disagio giovanile è sempre più diffuso. Le motivazioni sono diverse e vanno da quelle sociali a quelle più strettamente familiari. La scuola, in tal senso, gioca senza dubbio un ruolo di prim’ordine.

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno, viene proposto un decalogo per gli insegnanti, a cura della formatrice Emanuela Megli, perchè davanti al fenomeno sempre più dilagante dell’indebolimento della figura dei genitori risulta evidente l’importanza del docente come educatore che può fare la differenza nella lotta alla dispersione scolastica.

1.Essere un modello credibile. Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio (proverbio africano).
Il “clima” di armonia intra-scolastico vale molto di più di molte regole e ammonizioni. La congruenza tra la missione educativa dichiarata e i comportamenti che si adottano è necessaria sia nel rapporto tra docente e discente, sia nei rapporti tra il personale scolastico (dal dirigente al personale di servizio).

2. Costruire un ambiente educativo. Prima di essere un buon insegnante, è necessario costruire un rapporto di fiducia e di stima reciproca tra insegnante e allievo, poiché in educazione l’accettazione incondizionata dell’altro è il più potente fattore di motivazione. È dimostrato che un bambino apprende se ha un buon rapporto con i genitori e con gli insegnanti.

3. Costruire un rapporto di fiducia. Non esiste un bambino furbo o cattivo, il carattere difficile e le altre etichette, esistono solo bambini demotivati. Nella relazione, inoltre, tutti e due hanno ragione, non esiste chi ha torto e chi ha ragione, spesso ognuno è portatore delle proprie istanze, che vanno accolte e ascoltate in vista di una mediazione sempre possibile.

4. In educazione vale più un elogio pertinente, che molti rimproveri e ammonizioni. La comunicazione è lo strumento principale per le relazioni efficaci, essa si basa sull’ascolto profondo dell’altro, in assenza di giudizi e di pregiudizi e prevede un “sospensione del giudizio” e in alcuni casi del proprio punto di vista per calarsi in quello dell’altro, allo scopo di invitare l’altro a fare altrettanto, fino a giungere ad una visione terza, condivisa o accettabile da entrambi. È importante il rispetto dei ruoli, ma dal punto di vista relazionale è fondamentale un approccio paritario di alleanza e condivisione. Saper utilizzare un linguaggio affettivo, delicato, chiaro e congruente.

5. Essere consapevoli e responsabili della propria comunicazione. Accogliere il dissenso come un’opportunità di ascolto e di comprensione che va oltre la difesa personale e si concentra sulla possibilità di aiutare chi è nel disagio a esternare la propria insoddisfazione e di comunicare le proprie necessità, può diventare un primo passo per la costruzione di un rapporto sincero basato sulla fiducia reciproca.

6. Gestire il conflitto come opportunità. Avere un buon rapporto con sé stessi è il primo passo per essere in pace e in accordo con gli altri. Ognuno di noi è unico e irripetibile, e in quanto tale è chiamato a svolgere con impegno il proprio compito nella consapevolezza che ogni persona fa il meglio che può nel tempo in cui vive con gli strumenti che possiede. La perfezione non esiste, così come non esistono fallimenti ma solo risultati.

7. Sviluppare la propria autostima. Verificare il proprio stato psicologico nella relazione, e saper gestire l’aggressività e la passività con l’assertività. Ossia essere capaci di comunicare le proprie esigenze nel rispetto di quelle altrui. Riconoscere nell’interlocutore un altro sé e altro da sé, per stabilire relazioni “vincenti” per entrambi, superando l’approccio competitivo vincere-perdere.

8. Costruire relazioni basate su stima e autostima. Utilizzare fantasia e creatività durante le lezioni, per suscitare un clima positivo e avvincente, stimolato da messaggi efficaci, inviati talvolta con il cuore, talvolta con la testa e talvolta con la “pancia”, a seconda del contesto e dell’effetto che si vuole ottenere. Gestire bene il tempo e intervallarlo con aneddoti, metafore, storie e domande, contribuisce a mantenere viva l’attenzione durante la lezione e garantisce un elevato coinvolgimento degli studenti.

9. L’apprendimento è efficace se accompagnato da un’emozione. Quando i gruppi operano al meglio i risultati possono essere qualcosa di più che semplicemente additivi: possono diventare moltiplicativi. Le relazioni possono catalizzare i talenti di ciascuno in una spirale virtuosa in cui il risultato è maggiore del massimo ottenibile dal singolo individuo. Nel mondo d’oggi c’è abbondanza di mezzi, denaro, imprenditori, lavoratori, quello che manca sono i grandi team! Un team vincente ha competenza tecnica, expertise e intelligenza emotiva.

10. Nessuno di noi è intelligente come tutti noi insieme (proverbio giapponese). Il disgregamento dei nuclei familiari, l’assenza fisica e morale dei genitori, la mancanza di esempi di vita sani, sono dei forti fattori demotivanti per i ragazzi che a lungo andare minano la fiducia in sé stessi, la costruzione di un’identità forte e la certezza in un futuro positivo. È necessario rimettersi accanto ai giovani e comprendere le loro ragioni, i loro timori generatori del disimpegno e scommettere con loro, accompagnandoli nello studio e fornendo loro il necessario supporto affettivo e umano. Credere in loro più di quanto essi credano in sé stessi. Dare fiducia e speranza.

“20 ragazzi su 100 praticano autolesionismo, la cicatrice francese è l’ultima variante. La scuola come alternativa al genitore-Google”. INTERVISTA allo psicologo Lavenia

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