L’orientamento sessuale non può incidere sul rinnovo dei contratti. Tutti d’accordo sul caso di Trento. Miur: Agiremo con severità

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GB – La polemica sulla docente presunta lesbica a cui la scuola paritaria cattolica non rinnova il contratto è diventato un caso nazionale.

GB – La polemica sulla docente presunta lesbica a cui la scuola paritaria cattolica non rinnova il contratto è diventato un caso nazionale.

Convocata a colloquio dalla dirigente della scuola, che le ha chiesto delle sue preferenze sessuali, la docente non ha risposto, ed il contratto non le è stato rinnovato.

La madre superiora dell’istituto ha così dichiarato difendendosi: "Ho convocato a colloquio una insegnante che aveva il contratto scaduto come atto di gentilezza. Il resto sono tutte falsità – afferma la madre superiora -. Avrei potuto non chiamarla. Mi era giunta voce che fosse lesbica e ne ho parlato con lei – prosegue – per capire se vivesse un problema personale. Chi è lesbica, se vuole lo dice. Se lo nasconde, voglio capire se ci sono problemi, come intende comportarsi, perchè io sono responsabile di mille studenti, ho 137 dipendenti, ho doveri educativi. Lei neanche ha risposto e se n’è andata. Il mio era un modo di offrirle altre possibilità di lavoro, di avere un rapporto per aiutarla, se ne avesse avuto bisogno. Mi sarebbe bastato capire che vivesse la sua situazione in modo tranquillo".

"È stato tutto stravolto – continua -. Se sei gay, sono certamente affari tuoi – puntualizza -. Sono venuti dei genitori gay per chiedere informazioni per iscrivere i loro figli e hanno avuto informazioni e consenso. Non vedo il problema. D’altra parte io adesso ho ogni giorno genitori di allievi che vengono a chiedermi chi fosse l’insegnante, se è quella dei loro figli, preoccupati. Tutto perchè la verità è stata stravolta"

Arrivano le prime reazioni dalla regione Trento: “Se il mancato rinnovo, come sostenuto dall’insegnante, fosse basato su un orientamento che attiene ad una sfera personalissima la cosa sarebbe grave: l’ordinamento italiano vieta licenziamenti discriminatori, anche se si tratta di mancato rinnovo il principio è il medesimo” è quanto dichiarato da Sara Ferrari, assessore alle pari opportunità della provincia di Trento. L’istituto paritario accede infatti ai finanziamenti erogati dalla provincia autonoma di Trento.

Il caso era stato sollevato nei giorni scorsi dai comitati trentini che hanno sostenuto la Lista Tsipras alle ultime elezioni europee. “Ciò che desta preoccupazione e sdegno – scrivono – è la violazione dell’articolo 3 della Costituzione, compiuta all’interno di una scuola paritaria, cioè una scuola che dovrebbe erogare un servizio pubblico, e così riesce ad ottenere finanziamenti pubblici dalla Provincia Autonoma di Trento grazie anche alla garanzia di servizi agli studenti, che la scuola pubblica non può offrire a causa dei ripetuti e molteplici tagli ai fondi”.

Il presidente della Regione Ugo Rossi si dimostra più cauto: "Se fossi stato tirato in ballo dalla persona interessata, sarebbe diverso, ma in questo caso un mio commento non è opportuno; se mi arrivasse una segnalazione la approfondirei, ma al momento ho appreso la questione solo dai giornali. Diversamente non è nel mio ruolo di intervenire né sulla normativa del lavoro, né come assessore all’istruzione. Si tratta della gestione di un rapporto di lavoro che non appartiene alla Provincia, ma a un ambito diverso".

Intanto la docente si era rivolta alla CGIL. In una nota, il segretario del sindacato Paolo Burli e Cinzia Mazzacca, segretaria della Federazione lavoratori della conoscenza (Flc) della stessa Cgil, hanno così commentato: "La stessa insegnate si era rivolta al nostro sindacato per avere informazioni e le abbiamo garantito la nostra tutela anche in considerazione del fatto che l’anzianità maturata presso l’istituto – 5 anni di servizio – e il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento avrebbero garantito la stabilizzazione del suo rapporto di lavoro presso lo stesso istituto. Ma al di là delle questioni contrattuali, ogni persona ha il diritto insindacabile di esprimere e vivere le proprie forme affettive ed il proprio orientamento sessuale e nessuno può essere discriminato per questo".

Non poteva mancare l’intervento dell’Arcigay: "Oltre alla discriminazione sul luogo di lavoro di una persona omosessuale, emerge chiaramente il concetto che gay e lesbiche non possano insegnare, non possano svolgere un lavoro a contatto con i bambini, con il mondo della scuola, sottintendendo che l’omosessualità potrebbe essere contagiosa o comunque diseducativa. Al presidente della Provincia, anche in forza della sua delega all’istruzione, e alla assessora alle Pari opportunità, chiediamo di farsi carico di quanto avvenuto, incontrando sia la docente espulsa che la direzione dell’Istituto Sacro Cuore, esigendo le doverose spiegazioni da una scuola paritaria finanziata con denaro pubblico".

 
Il caso ormai nazionale ha portato anche i commenti del sottosegretario alle Riforme del Governo Renzi, Ivan Scalfarotto, che commenta: "Una valutazione definita di carattere etico-morale ha indotto la direttrice dell’Istituto Sacro Cuore di Trento a non rinnovare il contratto ad una insegnante lesbica. Insegnante ritenuta del tutto adeguata ed irreprensibile sotto il profilo professionale. Penso che una valutazione di carattere giuridico-civile debba impedire questa inconcepibile violazione del principio di eguaglianza e del divieto di discriminazione sancito dalla Costituzione, dalle convenzioni internazionali e dalle leggi. Peraltro come ho avuto occasione di dire al Ministro Giannini e al sottosegretario Reggi, il fatto che questo Istituto paritario riceva contributi pubblici rende ancora più intollerabile questa tristissima vicenda".

"Mentre esprimo la più ampia solidarietà a questa persona colpita nella sua dignità e messa a rischio sul piano professionale senza aver fatto nulla di male e auspico un pronto intervento a difesa della legalità violata, credo sia necessario un supplemento di riflessione sul tema dell’omofobia nel nostro Paese e sull’indifferibilità di una legge che condanni le forme più odiose dell’intolleranza e della discriminazione", prosegue Scalfarotto. "La legge antiomofobia nella versione approvata dalla Camera non avrebbe colpito con sanzione penale la madre superiora. E tuttavia, in presenza di una legge, la direttrice della scuola avrebbe forse avuto maggiore contezza della gravità del suo comportamento. Non si tratta di dunque di abbracciare un atteggiamento repressivo a tutti i costi ma di aiutare il Paese a maturare una maggiore consapevolezza sui temi del rispetto e dell’inclusione, dove abbiamo, come appare evidente, ancora moltissimo da imparare", conclude il sottosegretario.

Anche il ministro Giannini, come abbiamo scritto in questo articolo ha commentato e ha promesso il proprio intervento:" Il ministero "valuterà il caso di Trento con la massima rapidità" e se emergesse un episodio "legato a una discriminazione di tipo sessuale" afferma all’Agenzia Ansa "agiremo con la dovuta severità". Il ministero procederà – ha spiegato – a "un confronto chiaro e doveroso con le parti coinvolte"."In queste ore – ha aggiunto – sto raccogliendo gli elementi utili a comprendere tutti gli aspetti".

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