L’orientamento come antidoto alla dispersione scolastica

di redazione

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La dispersione scolastica in Italia è ancora un problema serio: dal 1995 a oggi hanno abbandonato la scuola tantissimi ragazzi e ragazze, un esercito di 3,5 milioni di ex studenti superiori

Studenti che è andato direttamente a rimpinguare le fila dei NEET, i giovani che non lavorano, non studiano e non sono coinvolti in percorsi di formazione. Uno spreco non solo di vite e di talenti, ma anche di danaro pubblico, stimato in 55 miliardi di euro. Numeri da capogiro che ci raccontano di un fenomeno ancora in essere nel nostro Paese, seppure in costante diminuzione negli ultimi anni (questo pure va detto).

Il quadro della dispersione e dell’abbandono scolastico in Italia è presentato nel dossier La scuola colabrodo, che ci racconta un’Italia in cui la dispersione sembra essere ancora la norma: nel 2018, in Regioni come la Sardegna, la Sicilia, la Campania, la Toscana e la Lombardia la quota di studenti dispersi supera ancora il 25%. Numeri da capogiro, anche in questo caso.

Numeri che non ci possiamo più permettere.

Per questo insistiamo che l’orientamento formativo è una delle principali misure per contrastare il fenomeno della dispersione. Orientare non è solo aiutare a scegliere la scuola superiore o la futura professione con consapevolezza, offrendo a studenti e studentesse tutti gli strumenti necessari allo scopo. Anche per contrastare la dispersione scolastica ci vuole orientamento, lavorando a un sistema in grado di formare i giusti profili, avvicinando la scuola (e con essa l’università) al mondo del lavoro.

Tutti, e non solo gli studenti, ne hanno da guadagnare.

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