L’organico di potenziamento come punta dell’iceberg delle disparità tra docenti. Lettera

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Giorgio Primerano – Uno degli aspetti più drammatici di questa riforma è dato dalle disuguaglianze che si vengono a creare tra colleghi con le stesse qualifiche e il recente piano di mobilità ne è la triste conferma:

Giorgio Primerano – Uno degli aspetti più drammatici di questa riforma è dato dalle disuguaglianze che si vengono a creare tra colleghi con le stesse qualifiche e il recente piano di mobilità ne è la triste conferma:

Alcuni docenti conserveranno il diritto di titolarità di Scuola e altri (i neoassunti in fase B e C), saranno dirottati negli ambiti territoriali (fantomatici “distretti” che ricordano i più assurdi scenari fantascientifici) in attesa della chiamata del Dirigente Scolastico e della sua conferma ogni tre anni.

Inoltre, tra i docenti coinvolti nella mobilità, solo alcuni (sempre i neoassunti in fase B e C), rischieranno di essere trasferiti in qualsiasi provincia italiana in una seconda “roulette russa” dopo quella dell'estate.

In tutto questo, continua a restare “mistero della fede” la precedenza degli idonei (non vincitori) di concorso sui docenti GAE con anni di esperienza di insegnamento e una lunga e approfondita formazione didattica e pedagogica derivante da anni di SIS che peraltro, anche qui misteriosamente, non viene neppure minimamente annoverata nella tabella punteggi per la mobilità.

In questo scenario, mentre le principali forme di protesta degli insegnanti per la disparità di trattamento sono direzionate verso il comitato di valutazione, non ci si rende conto che il vero “cavallo di Troia”, causa di tutte le disuguaglianze è dato dall'inserimento dell'organico di potenziamento.

Se l'utilizzo di docenti per supplenze brevi e talvolta senza neppure un orario definito ha reso per quest'anno drammatico il bilancio dell'esperienza sul potenziamento, le prospettive per il prossimo anno non si annunciano migliori.

Nei fatti, il potenziamento (anche con la realizzazione dei fantomatici “progetti”) si configura chiaramente come un demansionamento della figura professionale dell'insegnante che potrà coinvolgere qualsiasi docente.

Si realizzerà così pienamente la metafora calcistica pensata dal nostro Premier: i Dirigenti-allenatori, potranno disporre di una “panchina” dove collocare gli insegnanti-riserve.

Detto in altri termini, accanto alla perdita di titolarità di Scuola, questa riforma ci sta regalando anche la perdita di titolarità di cattedra: nessun insegnante d'ora in poi potrà dirsi sicuro di insegnare nelle classi.

A tal proposito, stupisce il silenzio delle principali organizzazioni di lavoratori della Scuola su questo punto che mi pare cruciale per la libertà di insegnamento.

Alternative possibili ce ne sarebbero molte e provo ad elencarne alcune:

1 diminuire il numero di studenti nelle classi (non piu' di 25 per classe): questo permetterebbe di poter seguire in maniera più attenta gli studenti e assorbirebbe gradualmente i posti di potenziamento in posti su cattedra;

2 proporre un incremento dei posti nelle Scuole Serali pesantemente danneggiate dalle precedenti riforme. Data l'incertezza e la flessibilità del mondo del lavoro, molti lavoratori si ritrovano con l'esigenza professionale di conseguire un diploma in età adulta. Si rivela pertanto sempre più importante attivare dei percorsi di studio in tal senso;

3 qualora in una Scuola non fosse sempre possibile per ragioni di spazio diminuire il numero degli studenti, ripristinare le vecchie co-docenze: questo permetterebbe sempre di poter seguire meglio gli studenti. Inoltre è sempre più necessario costruire percorsi per temi con diverse competenze disciplinari (es: ambiente, bioetica…);

4 in ultima istanza: qualora non sia possibile realizzare le prime tre possibilità, evitare di creare delle cattedre di solo potenziamento e permettere che ogni docente abbia un minimo di ore di insegnamento nelle classi che identidicherei in non meno della metà della cattedra totale (esempio: con una cattedra di 18 ore, non meno di 9 ore settimanali)

Tutto questo non risolverebbe gli errori di una delle più fallimentari riforme della scuola dal dopoguerra ad oggi, ma attenuerebbe alcune gravi disparità tra i docenti.

 

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