L’ora di religione, uno studente su tre chiede esonero al Nord, meno del 10% al Sud. Boom negli istituti tecnici e professionali. Tutti i dati

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Boom di esonero al Nord per l’insegnamento di religione cattolica, ridotta la percentuale al Sud. La materia è impartita in Italia in tutte le scuole pubbliche di ogni ordine e grado. La legge n.121 del 1985 afferma, come è noto, il diritto di scegliere se avvalersi o meno di questo insegnamento.

Il diritto è riaffermato dal decreto legislativo del 1994 che aggiunge che dalla scelta non devono derivare delle discriminazioni.

Quanti sono, però, gli esoneri nelle scuole superiori, cioè di coloro che non vogliono frequentare le lezioni di religione cattolica?

Nell’anno scolastico 2019-20, in base ai dati resi noti dall’ufficio statistica del Ministero dell’Istruzione e resi noti dal settimanale L’Essenziale, il 31% degli studenti al Nord non si avvale dell’insegnamento di religione cattolica, il 28% al Centro. Numeri superiori alla media nazionale, del 22%, probabilmente derivati anche dall’inserimento di studenti stranieri nelle scuole. Al Sud, invece, questa percentuale crolla al 9%.

I numeri dell’esonero nelle scuole per indirizzo di studio vede gli istituti tecnici con percentuale del 26,3%, addirittura i professionali al 27.8%, meno, invece, i licei con il 17,5%.

Le scuole devono organizzare spazi e alternative per coloro che non si avvalgono dell’insegnamento. Chi è esonerato, però, spesso è costretto a restare in classe.

Ad esempio a settembre in un istituto lombardo il preside ha firmato una circolare che prevedeva per coloro che non si avvalevano dell’insegnamento la permanenza in classe: avrebbero svolto attività di accoglienza e di cultura generale con lo stesso docente di religione. In un altro istituto lombardo si impone l’obbligo di rimanere in classe e di partecipare all’ora di religione. In una scuola calabrese un genitore ha denunciato che la propria figlia è stata costretta a partecipare per diverso tempo alle lezioni malgrado la scelta dei genitori di non avvalersi dell’insegnamento.

La Uil, tramite il referente per l’IRC, Giuseppe Favilla, ha espresso preoccupazione per la situazione bizzarra che si è venuta a creare. Il dato, però, è inequivocabile: molte scuole stentano ad organizzare le attività alternative che spesso non sono realizzate in modo adeguato.

Non mancano, però, le esperienze positive: ad esempio, in decine di scuole l’UAAR, l’unione italiana degli atei, sta distribuendo a decine di istituti dei kit di robotica trasformando l’ora di religione in occasione per un corso di STEM.

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