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Vittime di tortura, un’UdA rivolta alla secondaria superiore per fare integrazione

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Il 26 giugno si commemora, in tutto il mondo, ormai da decenni, la Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, creata con grande determinazione dall’Assemblea generale dell’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con l’assai nota Risoluzione A/RES/52/149 approvata il 12 dicembre 1997. Perché proprio il 26 di questo mese? Proprio perché è il 26 giugno 1987 quando entra in vigore l’importante Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (UNCAT). Un tassello che segna la svolta nel mondo e in tutti quegli stati, anche apparentemente democratici nei quali è ancora praticata e tollerata la tortura.

L’articolo 1 della Convenzione e i crimini internazionali

La tortura, in base all’articolo 1 della Convenzione viene “indicata tra i crimini internazionali” quella duramente vietata dal diritto internazionale e che non trova alcun tipo, neppure più recondito, di tolleranza in alcuna situazione. La tortura respinge la dignità caratteristica dell’essere umano, i suoi effetti pervasivi sovente vanno al di là del singolo atto isolato compiuto con sprezzo per l’essere umano; e possono essere tramandate per diverse generazioni e portate, purtroppo, a cicli di brutalità.

L’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

L’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, pubblicata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale dell’Organizzazione Nazioni Unite e ratificata da 160 Stati dichiara: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti”.

Le angosce in merito alla difesa della sicurezza

In tempi attuali le angosce in merito alla difesa della sicurezza e dei confini nazionali vengono utilizzati per permettere la tortura e tutte le infinite e intollerabili forme di trattamento spietato, umiliante e impietoso. Risulta, dunque, oggi molto più di prima, ribadire e sbandierare, anche attraverso i mezzi di comunicazione, la condanna, concorde, specie dei Paesi occidentali, di tale crimine e dare un imparziale appoggio alle vittime, specie se giovani, donne, fragili, e alle loro famiglie.

Il Comitato contro la tortura

La Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (UNCAT) immagina la creazione di un “Comitato contro la tortura” il quale dovrebbe occuparsi di tenere sotto stretto controllo quella che è l’implementazione della Convenzione. Nel 2007, per il tramite di un protocollo opzionale, viene fondato il Sottocomitato ONU per la profilassi della tortura, un nuovo dispositivo con mandato preventivo che conversa, aiuta e suggerisce gli Stati Parte.

Fondo Volontario delle Nazioni Unite per le Vittime di Tortura

È il 1981, quando, è stato istituito dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, un Fondo Volontario per le Vittime della Tortura per fornire sostegno alle vittime di tortura e contemporaneamente alle loro famiglie.

L’Italia e la tortura

Anche l’Italia ha ratificato la Convenzione contro la tortura nel 1989. L’Italia ha inserito il reato di tortura nel suo Codice Penale unicamente nel 2017 – introducendo l’articolo 613-bis, che prevede pene molto severe che vanno da 4 a 10 anni e fino a 12 anno se chi commette l’atto è un pubblico ufficiale.

L’articolo 613-bis

L’articolo 613-bis recita: “Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.

L’Unità di Apprendimento

Nonostante si viva in uno Stato democratico e si ritenga che il problema non ci appartenga, alcuni episodi, il G8 di Genova in primis, ci insegnano quanto sia necessario ritornare a parlare, nelle scuole, di libertà, di diritti, ma anche delle più cruenti violazioni, come la tortura. In una pregevole “Uda per scuola secondaria di primo grado dal titolo “Migrazione” si ripone al centro l’obiettivo formativo “prendere coscienza che la migrazione è espressione del diritto di libertà di movimento dell’uomo che rientra nel novero dei Diritti Umani”. Obiettivo che recupera, o tenta di farlo, le competenze “percepire gli eventi storici a livello multi scalare” e “partecipazione responsabile alla vita sociale nel rispetto dei valori dell’inclusione e dell’integrazione”. La pregievole UdA è stata realizzata all’interno del Progetto “S.I.A.MO. – Sistema per l’Integrazione e l’Accoglienza a Modena” rientrante nell’Obiettivo specifico 2. Integrazione / Migrazione legale – Obiettivo nazionale 3. Capacity building – lett.j) Governance dei servizi. Il progetto ha come capofila il Comune di Modena e come partner l’Università degli studi di Modena e Reggio-Emilia (e nello specifico il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali) e il Centro Provinciale per l’Istruzione per Adulti di Modena (CPIA1). Il progetto mira a perfezionare i servizi concessi per il tramite della sperimentazione di forme di trasmissione innovative e multimedia, percorsi integrati di educazione civica e linguistica ed alla fine reti per il perfezionamento e la qualifica dei servizi pubblici donati agli immigrati.

UDA migrazione secondaria per tortura

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